Ecologia http://www.coscienzeinrete.net Thu, 23 Nov 2017 03:26:57 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it A scuola di buone pratiche e ruralità in Cilento: la preside Maria De Biase http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3070-a-scuola-di-buone-pratiche-e-ruralita-in-cilento-la-preside-maria-de-biase http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3070-a-scuola-di-buone-pratiche-e-ruralita-in-cilento-la-preside-maria-de-biase

EcopresideA lezione di eco-sostenibilità. L'avventura della preside Maria De Biase ha inizio nell'istituto comprensivo Teodoro Gaza di San Giovanni a Piro – in Cilento – dove ha dato vita a una vera rivoluzione, un cambiamento che passa attraverso le tradizioni più antiche del territorio, alla riscoperta delle proprie origini e antiche abitudini. La preside De Biase arriva a San Giovanni a Piro nel 2007, fino a quel momento aveva insegnato nell'hinterland napoletano, dove lavorava a progetti di educazione alla legalità.

di Elena Risi

 

 

 

 

Quando nella scuola si è sparsa la voce che la nuova preside veniva dalla "grande città", tutti si aspettavano di assistere ad un'innovazione in nome della modernità. La preside napoletana si è presentata invece con progetti di educazione alla ruralità e con una "dichiarazione di guerra" alle merendine confezionate. Dopo il suo arrivo hanno cominciato a consolidarsi buone pratiche quotidiane: la creazione di orti sinergici, il compostaggio e l'arrivo di "Bidolio", un contenitore per la raccolta di oli esausti dai quali viene poi prodotto il sapone.

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Tutto diventa un gioco da bambini. Nella mensa scolastica gli alunni vengono riabituati ai sapori genuini e sono serviti solo i prodotti che la terra produce: il verde non fa storcere il naso e i bambini mangiano fave e piselli a pranzo, pane e marmellata a colazione, pane e olio per merenda. Si chiamano eco-colazione e eco-merenda senza piatti né bicchieri di carta o plastica, tutto è rigorosamente organizzato nel rispetto della filosofia "Rifiuti Zero".

Questa oasi di buone pratiche, l'anno scorso è stata messa a rischio da una legge italiana che prevede la perdita di autonomia per tutte quelle scuole che contano un numero inferiore a 600 alunni, 400 nel caso delle comunità montane come quella di San Giovanni a Piro. L'istituto contava quindici alunni in meno di quelli previsti dal regolamento, 385, e Maria De Biase è stata costretta al trasferimento. A Settembre è tornata a intravedere spiragli di luce, quando le viene affidata la presidenza dell'istituto di Policastro Marina che, a sua volta, ha in reggenza la scuola di Caselle.

Nei primi giorni del nuovo anno scolastico il Teodoro Gaza rimane in balia degli eventi ma alla fine Maria De Biase ne ottiene la reggenza. In questo modo la preside si è trovata a operare – per quest'anno, poi chissà – su tre scuole diverse, esportando principi e buone pratiche ormai consolidate al Teodoro Gaza.

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L'esperienza avviata qui è ormai matura, assimilata dai bambini e gestita con entusiasmo da docenti e genitori, nelle altre due scuole la De Biase ha gettato i semi per il cambiamento e il suo operato è stato riconosciuto e apprezzato anche da alcune amministrazioni locali: "le mie scelte sono dettate da precisi obiettivi educativi", ha spiegato la preside ad Andrea Degl'Innocenti che l'ha intervistata nel novembre scorso, "ma portano anche notevoli risparmi economici che, soprattutto in tempi di crisi, non possono che aiutare nella gestione complessiva del bilancio".

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Ora che lavora su tre scuole la fatica è tanta, il Cilento è una terra in cui le distanze si misurano con strade sterrate e piccoli centri abitati che si inerpicano tra le montagne. Nelle sue parole c'è anche la preoccupazione per il futuro, perché le sorti della sua reggenza hanno tempi incerti. Ma soprattutto, Maria De Biase parla di un sogno che si è avverato, quello di vedere i principali attori del futuro – i bambini e i ragazzi delle scuole – assorbire i principi e le pratiche dell'eco-sostenibilità, in un territorio rurale in cui la terra è una risorsa materiale e culturale. Soprattutto la entusiasma che sia la scuola, un'istituzione pubblica soggetta a critiche e tagli spietati, ad assolvere alle funzioni fondamentali dell'educazione e della gestione sapiente delle proprie ricchezze.

Articolo del 2014

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2014/05/scuola-buone-pratiche-ruralita-cilento-preside-de-biase/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 16 Nov 2017 10:06:26 +0000
Glifosato nuovo stop: bocciata la proposta Ue di rinnovo a 5 anni http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3063-glifosato-nuovo-stop-bocciata-la-proposta-ue-di-rinnovo-a-5-anni http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3063-glifosato-nuovo-stop-bocciata-la-proposta-ue-di-rinnovo-a-5-anni

Glifisato stop 5anniNuovo stop al glifosato e altra sonora bocciatura per la Commissione europea: stamane non è stata raggiunta la maggioranza qualificata degli Stati membri sulla proposta di Bruxelles di autorizzare per altri 5 anni l’uso dell’erbicida più diffuso al mondo. Si tratta del secondo stop che in poche settimane ha incassato la Commissione Juncker visto che il 25 ottobre scorso, sulla proposta di rinnovo a 10 anni, gli Stati membri, Francia e Italia in testa hanno girato le spalle a Bruxelles.
di Enrico Cinotti

Cosa succede ora?

Il 31 dicembre scade il termine per decidere sul futuro del glifosato. Anche se il rischio è che senza una decisione degli Stati membri la Commissione possa fare un colpo di mano. Tuttavia, dopo il voto contrario di oggi, è probabile che verrà convocato il comitato d’appello il 27 novembre.

Le posizioni in campo si stanno delineando: Italia, Francia e Germania potrebbero dire Sì a tre anni , “secchi”, di rinnovo senza ulteriori tempi per smaltimento delle scorte (24 mesi secondo le disposizioni europee); la Commissione invece restrebbe irremovibile sulla richiesta di 5 anni.

“Bene il no dell’Italia al voto odierno, mentre la Commissione continua a cercare l’appoggio per una nuova autorizzazione per il glifosato, noncurante degli scandali legati ai ‘Monsanto Papers’ e al ‘copia-incolla’ nelle valutazioni del rischio europee. Non si può continuare a permettere la contaminazione di suolo, acqua, cibo e persone, il glifosato deve essere vietato ora, non fra tre, cinque o dieci anni” ha commentato Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia.

Fonte:https://ilsalvagente.it/2017/11/09/glifosato-nuovo-stop-bocciata-la-proposta-ue-di-rinnovo-a-5-anni/27838/?utm_content=bufferd812c&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sat, 11 Nov 2017 10:40:50 +0000
Centrale Enel a Brindisi: ricorso al Tar contro il rinnovo dell'autorizzazione http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3062-centrale-enel-a-brindisi-ricorso-al-tar-contro-il-rinnovo-dell-autorizzazione http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3062-centrale-enel-a-brindisi-ricorso-al-tar-contro-il-rinnovo-dell-autorizzazione

Il WWF e ClientEarth hanno presentato ricorso al Tar contro il rinnovo dell'autorizzazione per la centrale Enel di Brindisi, da anni accusata di avvelenare la zona: «La situazione è drammatica dal punto di vista della salute pubblica e dell'ambiente».
Centrale Enel Brindisi

Il WWF Italia e ClientEarth hanno presentato ricorso al TAR contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata alla centrale ENEL “Federico II” di Brindisi, la più grande centrale a carbone d’Italia e quella che emette più sostanze inquinanti e CO2 (13,11 milioni di tonnellate nel solo 2015), estesa al 2028 con un decreto del luglio scorso. L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che le associazioni ritengono illegittima, rilasciata il 3 luglio 2017, consentirebbe all’impianto di funzionare fino al 2028, nonostante la situazione già grave.
Quattro i principali motivi del ricorso. Innanzitutto, l’Autorizzazione è stata rilasciata per l’ennesima volta senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), dopo un primo dissenso del ministro della Salute e del Comune di Brindisi, superato a seguito dell’intervento del Consiglio dei ministri.
Da 24 anni la centrale Enel di Brindisi Sud opera senza essere mai stata sottoposta a valutazioni di impatto ambientale e sanitario di alcun tipo. Per WWF e ClientEarth questa situazione di illegittimità deve avere fine. 
Altro punto nevralgico del ricorso depositato dalle due associazioni riguarda gli impatti sanitari devastanti e più volte ignorati. I risultati di un recente studio [1] realizzato dall’Arpa Puglia dimostra come ad una maggiore esposizione alle poveri sottili e all’anidride solforosa di origine industriale, corrisponda un aumento della mortalità per tumore, di patologie cardiovascolari e respiratorie. I principali risultati dello studio sono stati resi noti dall’Agenzia Regionale Sanitaria – ARES il 20 settembre 2016, quasi un anno prima del rilascio della nuova AIA, in una audizione alla Commissione Ambientale del Senato specificatamente dedicata alla centrale ENEL Federico II di Brindisi. Ma sono stati completamente ignorati nella procedura di rinnovo dell’AIA.
“Dietro questi fatti c’è la sofferenza di moltissime persone e di un’intera comunità” ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “La centrale di Brindisi è il simbolo della battaglia WWF per chiudere con il carbone, per la tutela della salute dei cittadini, del territorio e del clima globale. La storia di grande inquinamento che ha colpito una delle località più belle di Italia deve vedere la parola fine; ora deve iniziare il futuro del rilancio di un territorio naturalmente vocato allo sviluppo pulito e rinnovabile. Vorremmo da parte di tutti un impegno visibile e concreto a favore di un radicale e tempestivo cambio di rotta, ponendo fine alle produzioni inquinanti e risanando l’area”.
“Le emissioni industriali hanno contribuito a creare una situazione sanitaria critica nel territorio di Brindisi”, ha aggiunto Ugo Taddei, avvocato di ClientEarth, no profit europea specializzata in controversie legali nel campo della protezione dell’ambiente e della salute, con azioni avviate in tutta Europa. “È incredibile che un nuovo permesso sia stato concesso senza alcuna valutazione degli impatti sulla popolazione locale. Non esistono cittadini di serie A e serie B: abbiamo tutti diritto a vivere in un ambiente sano e pulito. Esiste un obbligo giuridico e morale di utilizzare le migliori tecniche disponibili per tutelare la salute e siamo intenzionati a farlo rispettare anche nella centrale di Brindisi”.
Tra i principali imputati del disastro sanitario descritto nello studio epidemiologico della Regione Puglia ci sono, infatti, i livelli eccessivi di emissioni, terzo punto di censura del ricorso. Per molte delle sostanze inquinanti, non sono rispettati i parametri di legge per abbattere in modo più efficace gli inquinanti emessi dall’impianto.
E, infine, oltre il danno la beffa: il trattamento dei rifiuti. La nuova AIA è gravemente carente per quanto riguarda le prescrizioni in materia di smaltimento dei rifiuti. Eppure, secondo quanto contestato dalla magistratura penale in un recente atto di sequestro, i rifiuti pericolosi e non pericolosi prodotti dalla Centrale Enel Federico II di Brindisi sarebbero stati mischiati insieme, con un indebito profitto contestato dalla magistratura di circa mezzo miliardo di euro in cinque anni. 
“Nei giorni scorsi i ministri Calenda e Galletti hanno annunciato che la Strategia Energetica Nazionale ha individuato tra gli obiettivi la chiusura di tutte le centrali a carbone italiane entro il 2025: una decisione che appoggiamo convintamente. WWF e Client Earth si augurano che tale decisione diventi operativa nel più breve tempo possibile per salvare vite umane e consentire da subito la transizione verso le energie rinnovabili”, conclude Mariagrazia Midulla.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/centrale-enel-a-brindisi-ricorso-al-tar-contro-il-rinnovo-dell-autorizzazione

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 10 Nov 2017 10:37:45 +0000
Traffico di rifiuti: arresti e sequestri nella Tuscia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3048-traffico-di-rifiuti-arresti-e-sequestri-nella-tuscia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3048-traffico-di-rifiuti-arresti-e-sequestri-nella-tuscia

rifiuti tusciaUn noto imprenditore orvietano, insieme ad altri colleghi e dipendenti delle ditte di Orvieto e Castiglione in Teverina sono stati arrestati con accuse che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico e alla gestione illecita di rifiuti all’autoriciclaggio e al falso.

A scoprire il vasto giro di affari, per un valore di 46 milioni di euro, è stata la Guardia costiera con un’indagine, coordinata dalla Dda di Roma, che ha portato alla luce un traffico illecito di rifiuti tossici spediti via mare dall’Italia fino in Asia. Materiali - come motori di treni o compressori di frigoriferi - che dovevano essere trattati secondo stringenti normative ambientali ma che invece venivano semplicemente maciullati e, una volta giunti a destinazione, riciclati rivenduti sotto forma di padelle e sportelli per auto. I rifiuti partivano dai porti di Civitavecchia, Livorno, La Spezia, Genova e Ravenna per raggiungere la Cina, la Corea, il Pakistan e l’Indonesia.

di Sergio Zanchi

rifiuti tuscia1Il centro dell’inchiesta erano le due aziende locali: la Tmr di Castiglione in Teverina e la Alluminio Frantumati di Orvieto. L’inchiesta è partita all’inizio del 2016, quando da un controllo dei trasporti via mare gli investigatori si sono imbattuti nei traffici delle due società che effettuavano movimenti apparsi subito sospeti. Se infatti i porti di destinazione erano sempre gli stessi, quelli di partenza variavano: ascoltando le telefonate, la Guardia costiera ha scoperto che si trattava di una scelta fatta per sviare le indagini.

Un sistema che coinvolgeva direttamente un noto imprenditore di Orvieto, P. T. le sue iniziali, che è stato arrestato dalla Guardia Costiera e ritenuto al vertice dell’organizzazione che vedeva nella Alluminio Frantumati di Orvieto, rinata dall’attività della ex Trentavizi s.p.a., il centro delle “operazioni”. In manette anche il titolare della Alluminio Frantumati, C. P. le iniziali, e altri dipendenti della società che opera a Bardano: le responsabili del settore amministrativo E. S. ed E. L., e il responsabile del settore operativo M. M.

Per la Tmr di Castiglione in Teverina, che aveva collegamenti con la ditta orvietana sono statti arrestati: il titolare, M. M. le iniziali, e il responsabile del settore amministrativo N. C.

rifiuti tuscia2Gli arrestati sono stati prelevati dal loro posto di lavoro o nelle loro abitazioni e dopo le attività giudiziarie di notifica del provvedimento gli organi inquirenti hanno disposto gli arresti domiciliari.

Dieci i milioni di euro di beni sequestrati in due anni d’indagine. “Le misure adottate – spiega la Guardia costiera – sono state calibrate per censurare le attività dei soggetti e delle aziende che hanno operato illegalmente, interrompendo in via preventiva le condotte e cessando i traffici illeciti”. 

Il trucco ideato dall’organizzazione era allo stesso tempo semplice e pericoloso: mediante vari giri di false attestazioni e certificati,le aziende acquistavano rifiuti industriali contaminati - soprattutto da Pcb, i policlorobifenili considerati tossici come la diossina - ne simulavano la bonifica e li rivendevano tal quale come materiale recuperato e "pronto forno” per un nuovo ciclo produttivo.

In realtà i rifiuti, in Italia, subivano soltanto una mera macinatura e, inquinatissimi, venivano spediti via mare all’estero senza nessuno scrupolo per la salute degli operatori che entravano in contatto con Pcb, solventi e idrocarburi ben oltre i limiti consentiti dalla legge. mediante vari giri di false attestazioni e certificati, le aziende compravano i rifiuti industriali complessi e contaminati - anche da Pbc, vale a dire dai policlorobifenili, sostanze tossiche equiparate alla diossina - e, dopo aver simulato le procedure di bonifica ambientale previste dalle normative italiane e internazionali, li rivendevano tali e quali spacciandoli come materiale recuperato e “pronto forno" per un nuovo ciclo produttivo. In sostanza, le aziende si limitavano a `macinare´ i rifiuti, per poi spedirli dall’altra parte del mondo senza minimamente preoccuparsi della salute di chi sarebbe entrato in contatto con quei materiali.

fonte: http://www.orvietonews.it/cronaca/2017/10/12/traffico-di-rifiuti-arresti-e-sequestri-tra-orvieto-e-castiglione-in-teverina-57722.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sat, 14 Oct 2017 10:33:29 +0000
Fazzoletti e carta igienica si mangiano le foreste http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3044-fazzoletti-e-carta-igienica-si-mangiano-le-foreste http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3044-fazzoletti-e-carta-igienica-si-mangiano-le-foreste

Wiping BorealDiffuso da Greenpeace International il rapporto che denuncia la situazione drammatica della devastazione delle grandi foreste del nord. In cosa si riducono? Fazzoletti, carta igienica, asciugatutto e tovaglioli usa e getta.

Importanti aree della Grande Foresta del Nord, in Svezia, Finlandia e Russia, vengono distrutte per ricavare polpa di cellulosa usata per produrre fazzoletti, carta igienica, asciugatutto e tovaglioli da Essity, il principale produttore di questi articoli in Europa, secondo nel settore a livello mondiale. Come dimostra “Wiping away the boreal  , rapporto diffuso da Greenpeace International, è spesso da questi alberi che vengono ricavati i prodotti di marchi come Tempo, Lotus, Cushelle, Colhogar ed Edet.

«È sconvolgente pensare che alberi che hanno svettato per decenni, o addirittura per secoli, vengano abbattuti per produrre fazzoletti o asciugatutto che verranno utilizzati per qualche secondo e poi gettati via», dichiara Martina Borghi, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia. «Non possiamo permettere che foreste ad Alto Valore di Conservazione, incluse le foreste vergini, vengano rase al suolo per produrre prodotti monouso».

La Grande Foresta del Nord, ovvero l'ecosistema forestale boreale, rappresenta quasi un terzo delle foreste rimaste sulla Terra. Le vaste torbiere e il permafrost che la caratterizzano ne fanno il più grande deposito di carbonio tra gli ecosistemi terrestri del nostro Pianeta, rendendo questa foresta indispensabile nella lotta contro i cambiamenti climatici. Eppure solo il 3 percento della sua estensione è protetto.

All’inizio di quest’anno, in seguito ad un riassetto societario, il Gruppo SCA è stato diviso in due aziende indipendenti: SCA, che lavora nel settore forestale, ed Essity, specializzata nel tissue, ovvero fazzoletti, carta igienica, asciugatutto e tovaglioli. Il report di Greenpeace International  mostra come Essity acquisti da SCA della polpa di cellulosa derivante proprio da aree di foresta boreale ad Alto Valore di Conservazione, incluse le foreste vergini.

Queste zone sono l’habitat di specie minacciate, come il lupo grigio e la lince. Inoltre, SCA sostituisce gli alberi che taglia con piantagioni di pino contorto (Pinus contorta), specie arborea non autoctona, che alterano l’ecosistema forestale e rendono difficoltoso l’approvvigionamento di cibo per le renne, e la vita del popolo Sami, la cui sussistenza è basata soprattutto sul pascolo di questi animali.

Quello del tissue è un mercato in espansione in Europa. In Italia, nel 2016, il consumo procapite complessivo di fazzoletti, carta igienica, asciugatutto e tovaglioli è stato di 9 chilogrammi all’anno.

«Essity è tra i leader nella produzione di tissue e deve assumere la leadership anche nella lotta per salvare la Grande Foresta del Nord», continua Borghi. «Chiediamo quindi ad Essity di eliminare dalla propria filiera i fornitori coinvolti nella distruzione di aree importanti della “corona verde” del nostro Pianeta, assicurando in questo modo anche il rispetto dei diritti dei Popoli Indigeni», conclude Borghi.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Ambiente/Fazzoletti-e-carta-igienica-si-mangiano-le-foreste

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 09 Oct 2017 14:08:07 +0000
Per le bottiglie di acqua e birra si inverte la rotta, c’è il vuoto a rendere http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3040-per-le-bottiglie-di-acqua-e-birra-si-inverte-la-rotta-c-e-il-vuoto-a-rendere http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3040-per-le-bottiglie-di-acqua-e-birra-si-inverte-la-rotta-c-e-il-vuoto-a-rendere

Vuoto RendereIl Ministero dell’Ambiente ha approvato un nuovo regolamento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 25 settembre che reintroduce il vuoto a rendere per le bottiglie in vetro e nei materiali più resistenti, come plastica e alluminio per le lattineil provvedimento riguarda gli imballaggi contenenti acqua e birra.

Il regolamento da applicazione al “Collegato ambientale” già approvato nel 2015, con il quale si predisponevano misure volte a ridurre i rifiuti da imballaggio monouso, con la proposta di un anno di sperimentazione sulla reintroduzione del vuoto a rendere per le bottiglie in vetro e in altri materiali particolarmente resistenti.

Ovviamente la pratica è volontaria sia per l’utente sia per le attività commerciali che potranno scegliere se aderire o meno all’iniziativa.  Si tratta di un provvediemento che la dice lunga sui tentativi di rendere il nostro paese più vicino alle pratiche di riciclo, incoraggiando quell’evoluzione prima di tutto culturale, che in altri paesi è già un traguardo raggiunto.

Quando la bottiglia in vetro era a rendere

Eppure non si tratta certo di una novità, negli anni ’80 eravamo abituati a restitutire la bottiglie in vetro terminate, con tanto di contributo per il reso. Invertiamo dunque la rotta, ma per andare avanti e come allora torniamo a una pratica che si ritiene possa portare buoni risultati.

Gli obiettivi dell’iniziativa sono infatti, piuttosto articolati poichè: puntano a ridurre il quantitativo di vetro, plastica e alluminio nei rifiuti differenziati e previo opportuno trattamento di sterilizzazione, a riutilizzare le bottiglie più e più volte(circa una decina prima che diventino rifiuto). Considerando che il dispendio energetico necessario per i trattamenti di sterilizzazione in questione è di gran lunga meno oneroso rispetto a quello occorrente per creare ex novo l’imballaggio, è intuibile come i benefici potenziali siano di ampio respiro.

E se la speranza è una buona accoglienza e risultati positivi per ampliare l’iniziativa anche ad altra tipologia di imballaggi e materiali per il packaging, è bene ricordare che questo anno di sperimentazione sarà fondamentale anche per valutare la fattibilità di un piano di smaltimento con queste caratteristiche.

Cosa accadrà dal 10 ottobre

Ormai ai blocchi di partenza, l’anno di sperimentazione avrà inizio con il 10 ottobre, data a partire dalla quale potremo recarci con la nostra bottiglia in vetro, plastica o con la nostra lattina terminata, negli esercizi pubblici aderenti all’iniziativa; li riconosceremo facilmente grazie al contrassegno esposto all’ingresso. La cauzione per il nostro vetro a rendere e in generale per i nostri resi, verrà conteggiata in misura proporzionale alla capacità dell’imballaggio,  con importi variabili fra gli 0,05 euro per una lattina da 200 ml e gli 0,3 euro per una bottiglia da 1,5 litri.

Non ci sarà alcun sovraprezzo sul costo delle bibite e il vuoto potrà essere reso in qualsiasi esercizio pubblico, non necessariamente presso quello nel quale si è effettuato l’acquisto.

Fonte: https://www.infopackaging.it/vuoto-a-rendere-acqua-birra/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 04 Oct 2017 08:17:17 +0000
GRECIA: LE MERAVIGLIOSE SPIAGGE DI SALAMINA INVASE DAL PETROLIO. E' DISASTRO AMBIENTALE http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3036-grecia-le-meravigliose-spiagge-di-salamina-invase-dal-petrolio-e-disastro-ambientale http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3036-grecia-le-meravigliose-spiagge-di-salamina-invase-dal-petrolio-e-disastro-ambientale

Fuoriuscita di petrolio in mare in Grecia, davanti alle coste di Salamina. Il disastro ambientale è dovuto all'affondamento di una petroliera, la Aghia Zoni II avvenuto lo scorso sabato al largo dell'isola di Salamina.

La costa che si estende da Kinosoura alla comunità di Selinia è "diventata nera" e le autorità temono altre perdite dalla nave affondata. Molte spiagge che si affacciano nel Golfo Saronico sono state vietate ai bagnanti per scongiurare rischi per la salute pubblica.

La vecchia petroliera, dopo 45 anni di lavoro, ha sversato petrolio in mare destando grande preoccupazione visto che trasportava 2200 tonnellate di olio combustibile e 370 tonnellate di gasolio.

di Francesca Mancuso

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Secondo il sindaco dell'isola, Isidora Papathanasiou si tratta di un enorme disastro ambientale e finanziario: “Tutta la costa orientale dell'isola è coperta di greggio. L'odore è intenso”.

L'Aghia Zoni II ha imbarcato acqua mentre si trovava ancorata ed è affondata alle 14.45 di sabato. Le due persone a bordo sono state salvate da una nave che si trovava nelle vicinanze e sono state portate a riva, per poi essere soccorse all'ospedale Tzaneio del Pireo.

E quella che era stato considerata una fuoriuscita contenuta si è rivelata un disastroambientale dopo che il petrolio si è spostato verso le zone costiere residenziali.

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Non sono mancate le polemiche. La fuoriuscita è stata sottovalutata, lo sversamento era più grave di quanto stimato e di conseguenza anche le operazioni di pulizia sono state minimizzate. Ad aggravare la situazione anche le correntimarine,che hanno spinto a riva il petrolio. Ci vorranno ben più dei 20 giorni inizialmente stimati per ripulire tutto. Le operazioni di pulizia dureranno circa 4 mesi. Nel sobborgo di Atene di Glyfada, dove sono state create delle dighe galleggianti per frenare la fuoriuscita, il sindaco Giorgos Papanikolaou ha dichiarato che sono state rimosse 28 tonnellate di carburante da una sola spiaggia.

Le immagini delle tartarughe e degli uccellimorti dicono tutto. Ci vorranno anni prima che l'area interessata sia completamente recuperata. A Salamína, il centro più colpito dal disastro, le imprese costiere sono state costrette a chiudere.

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Secondo le associazioni ambientaliste greche il disastro ha evidenziato i pericoli che sottendono alla sfruttamento petrolifero della Grecia “Se le autorità non riescono a gestire un incidente relativamente controllato al di fuori del porto più grande del paese, è difficile immaginare cosa accadrebbe con un incidente più grave su una piattaforma petrolifera”, ha detto Karavellas.

Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/25053-salamina-sversamento-petrolio

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sat, 16 Sep 2017 10:38:49 +0000
Bloccata la stagione di caccia in Abruzzo, il TAR accoglie il ricorso del WWF http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3033-bloccata-la-stagione-di-caccia-in-abruzzo-il-tar-accoglie-il-ricorso-del-wwf http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3033-bloccata-la-stagione-di-caccia-in-abruzzo-il-tar-accoglie-il-ricorso-del-wwf

Ennesima conferma del fallimento della politica regionale sulla tutela della fauna selvatica abruzzese: cambiano le maggioranze ma continuano le scelte errate

Su ricorso del WWF Italia, il Presidente del TAR Abruzzo ha disposto l’annullamento della delibera n. 515 del 02/08/16 della Giunta regionale che approvava il calendario venatorio del 2016-2017.

cacciatori abruzzo

I giudici hanno ritenuto che il calendario venatorio varato dalla Giunta D’Alfonso sia da sospendere in quanto sussistono condizioni di estrema gravita e urgenza tali da non consentire l’avvio della stagione di caccia almeno per le date previste per il mese di settembre, fino all’esame collegiale del ricorso che è stato fissato per il 28 prossimo.

In attesa della trattazione in giudizio, il TAR ha ritenuto di accogliere la richiesta di misure cautelari monocratiche, avanzata dal WWF, per impedire il verificarsi di effetti irreversibili sulla fauna a seguito dell’apertura.

Dichiara Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo: “Abbiamo dato la possibilità alla Giunta D’Alfonso-Pepe di lavorare serenamente nei primi due anni dopo l’insediamento in Regione, con la speranza di vedere finalmente realizzati i doverosi compiti di un pubblico amministratore che deve occuparsi di tutela e gestione della fauna selvatica nell’interesse collettivo e non soltanto a favore della minoranza dei cacciatori: la fauna selvatica è un patrimonio collettivo e non un trastullo per pochi. Purtroppo questo salto di qualità non è avvenuto.

I politici di oggi stanno dimostrando lo stesso spregio del nostro patrimonio ambientale già palesato da quelli di ieri. Eppure il WWF, prima che il calendario venatorio fosse approvato, aveva sottoposto all’attenzione della Regione Abruzzo alcuni punti di modifica che avrebbero potuto ridurre l’impatto ambientale della caccia semplicemente riconducendo il calendario nei limiti imposti dalla normativa e dal parere ISPRA! Ma nessuno di essi è stato davvero preso in considerazione e l’Associazione ambientalista è stata costretta, ancora una volta, a ricorrere ai giudici amministrativi per far valere le ragioni della fauna e dell’ambiente”.

Aggiunge l’avvocato Michele Pezone, che ha curato il ricorso per il WWF Italia: "Non posso che esprimere grande soddisfazione per questo provvedimento che ancora una volta pone il TAR de L'Aquila in una posizione di avanguardia rispetto ad altri Tribunali amministrativi nell'esigere, per la stesura del calendario venatorio, il rispetto delle indicazioni dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Auspico la conferma definitiva di questo provvedimento e il pieno allineamento dei futuri calendari con le prescrizioni dell'ISPRA, in modo da evitare il continuo ricorso alla magistratura per salvaguardare le esigenze di tutela della fauna selvatica".

A questo punto il WWF pretende che la Regione Abruzzo e gli ATC mettano in atto tutte le azioni necessarie al fine di informare i cacciatori della situazione determinatasi a seguito della decisione del TAR Abruzzo. Spetta infatti proprio a Regione e ATC impedire, così come stabilito dal giudice amministrativo, l'esercizio della caccia in Abruzzo.

“È ora importante– conclude Claudio Allegrino, coordinatore regionale delle guardie ambientali del WWF - far rispettare quanto disposto dai giudici del TAR.

Almeno a settembre non si potrà andare a caccia. L’azzeramento delle Polizie Provinciali, che si occupavano in maniera specializzata della vigilanza venatoria, rende più difficili i controlli, ma occorrerà accentuare gli sforzi delle altre forze di polizia, a cominciare dal Corpo Forestale dello Stato, e delle guardie volontarie perché venga imposto ovunque in Abruzzo il rispetto della legalità”.

Fonte: http://www.abruzzo24ore.tv/news/Bloccata-la-stagione-di-caccia-in-Abruzzo-il-TAR-accoglie-il-ricorso-del-WWF/175205.htm

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 14 Sep 2017 09:09:12 +0000
Enpa: «Dopo i roghi, ora la caccia: basta, gli animali sono allo stremo. Necessario rinvio» http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3025-enpa-dopo-i-roghi-ora-la-caccia-basta-gli-animali-sono-allo-stremo-necessario-rinvio http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3025-enpa-dopo-i-roghi-ora-la-caccia-basta-gli-animali-sono-allo-stremo-necessario-rinvio

Caccia RoghiA pochi giorni dall'inizio della stagione di caccia, arriva l'appello degli animalisti e delle associazioni per posticipare almeno, se non sospendere, l'ok alle doppiette. La siccità e i roghi hanno sremato la fauna del nostro paese, spiegano le associazioni, e ora la caccia arriva a dare il colpo di grazia.

I numeri delle tante calamità innaturali che a oggi hanno funestato il nostro Paese sono drammatici. Nel 2017 sono finora andati a fuoco 117.579 ettari di boschi, a fronte dei 38.310 ettari coinvolti in media dalle fiamme ogni anno tra il 2008 e il 2016. «Dall'inizio di luglio a oggi i roghi hanno interessato 100mila ettari di terreno. La settimana peggiore dell'estate è finora quella dal 9 al 15 luglio, con oltre 34mila ettari in fumo. Dall'inizio dell'anno si contano 608 incendi di grandi dimensioni, oltre i 30 ettari - spiega l'Enpa, ente nazionale protezione animali, insieme a Lav, Lipu e Lndc - Il numero è superiore di 3 volte e mezzo rispetto ai 170 incendi verificatisi in media ogni anno tra il 2008 e il 2016. Considerando una presenza media di 400 animali appartenenti ad ogni specie per ettaro, significa che più di 40 milioni di animali selvatici hanno perso la vita direttamente a causa degli incendi. Ai quali bisogna aggiungere le morti per l’assenza di precipitazioni e quelle dovute all’interruzione della catena trofica. Le Regioni maggiormente interessate dagli incendi e dalla siccità, che hanno richiesto lo stato di calamità sono 11: Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna e Provincia autonoma di Trento. Nella sola Campania il Parco Nazionale del Vesuvio è andato distrutto dalle fiamme. E ad oggi l’emergenza idrica che ha messo in ginocchio il nostro Paese non accenna a diminuire. Una situazione che continua a provocare gravissime ripercussioni soprattutto all’agricoltura e all’approvvigionamento idrico, attività umane fortemente legate ai cicli della natura, al punto che nei giorni scorsi il Ministro delle Politiche Agricole si è detto pronto ad attivare il Fondo di Solidarietà Nazionale».

«Ma anche per la fauna occorre un piano nazionale speciale, una sorta di “Piano Marshall” - prosegue Enpa -Infatti, per la fauna selvatica si tratta di una vera e propria emergenza, ancor di più alla vigilia dell’apertura della stagione di caccia. 650.000, circa, sono i cacciatori che potrebbero invadere campagne e colline, con un’altra vera e propria “calamità innaturale” fatta di fucili e piombo. Un passatempo esercitato su animali già fortemente stremati, un vero e proprio tiro al bersaglio per esclusivo divertimento. Circa 100 milioni, ordinariamente, si calcolano gli animali destinati a cadere vittime di ogni stagione venatoria. Oltre 6 milioni sono i soli uccelli sterminati ogni anno in Italia dal bracconaggio. E sul fronte Unione Europea al numero 1 è l’Italia per l’estensione del territorio percorso dal fuoco, Italia a lungo nota come maglia nera per il numero di procedure d’infrazione in materia ambientale. 10 sono le impegnative domande che l’Europa ci ha posto con la procedura 6955/14/ENVI, sulla “sostenibilità” (o meglio insostenibilità) dei calendari venatori regionali. 21 sono le prescrizioni dettate dalla procedura Pilot 6730/14/ENVI relativa all’attuazione nel nostro Paese della Direttiva 92/43/CEE sulla conservazione degli Habitat naturali e della flora e fauna selvatica, habitat che troppo spesso versano o sono minacciati dal degrado e dalla distruzione».

«Il 10 agosto abbiamo chiesto al Governo la cancellazione della stagione di caccia – dichiarano ENPA, LAV, LIPU e LNDC– ma a oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta.”

“Siamo nel pieno di un vero e proprio disastro ambientale, che mette a rischio gli equilibri ecologici della fauna e dell’ambiente, con gravi ripercussioni anche sulla nostra vita quotidiana. Per questo motivo è necessario attivare un vero e proprio “piano Marshall” per l’ambiente e la fauna selvatica, una serie di interventi straordinari che consentano di uscire da questa gravissima fase caratterizzata dalle tante calamità innaturali. Come prima cosa chiediamo che il Governo risponda alla nostra richiesta di annullamento della stagione venatoria- concludono le associazioni.”

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Attualita/Enpa-Dopo-i-roghi-ora-la-caccia-basta-gli-animali-sono-allo-stremo.-Necessario-rinvio

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 25 Aug 2017 11:05:12 +0000
Addio parchi italiani http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3017-addio-parchi-italiani http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3017-addio-parchi-italiani

La nuova legge sui parchi affonda quello che resta di un patrimonio che invece mai come ora andrebbe salvaguardato. E si apre la strada ancora di più agli interessi privati. Ancora una decisione in nome e per conto di pochi.

di Martino Danielli

Addio Parchi

Di fronte a un aumento galoppante dell’effetto serra, alla minaccia di estinzione di migliaia di specie animali e vegetali importantissime sia per l’equilibrio di interi habitat sia per il sostentamento umano, quale obiettivo si dovrebbe prefiggere un governo? Il buon senso direbbe un obiettivo di salvaguardia e incremento delle aree protette, di incentivi politici ed economici per la protezione del territorio e degli esseri viventi che lo abitano. E infine un obiettivo culturale per sviluppare nella popolazione e soprattutto nei giovani amore, rispetto e conoscenza della natura.

Ma nel nostro paese sta succedendo esattamente il contrario. Con 249 voti a favore, 115 contrari e 2 astenuti, la Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge in materia di parchi ed aree protette. E chi ne è stato informato, se ha a cuore l’ambiente, ha fatto davvero fatica a non cadere nello sconforto.

La nuova legge è un’accozzaglia di concessioni e favoritismi nei confronti dei privati, di lobbies potenti come i cacciatori, di categorie come gli agricoltori. La politica entra a gamba tesa nella gestione dei parchi e lo fa come una ruspa in una foresta vergine, con protervia e ignoranza e con l’unico obiettivo di favorire interessi economici e speculazioni.

Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questa legge e perché ha fatto levare un coro di proteste da parte di tutte le associazioni ambientaliste.

In primo luogo, a chi governerà i parchi, ovvero i presidenti e i direttori, non sarà più richiesta alcuna competenza scientifica e i presidenti saranno nominati dal ministro e dalle Regioni, cioè dai politici; nei consigli direttivi dei parchi la metà dei membri sarà scelta dalle amministrazioni comunali, un quarto sarà composto di sindaci, ma ci sarà posto anche per gli agricoltori.

Si apre la strada a interessi economici privati, interessi politici e clientelistici (d’altra parte si dichiara che questa riforma è fatta per lo sviluppo economico), alle ditte del legname e all’industria del turismo.

Viene scardinata l’idea che un’area naturale protetta sia prima di tutto necessaria alla salvaguardia dell’ambiente, a preservare il futuro di un territorio, oltre che il presente. Passa l’idea che l’economia e il profitto siano l’unico obiettivo e metro di giudizio nei riguardi della natura.

Il mondo scientifico viene emarginato nella gestione dei parchi, e anche il mondo ambientalista è messo in un angolo, a favore di categorie politiche ed economiche. Si apre la strada a possibili trivellazioni ed estrazioni petrolifere, si potrà inquinare pagando delle royalties, si apre alle attività di caccia col pretesto del controllo degli ungulati, con le conseguenze di disturbo, danneggiamento e migrazione di altre specie anche rare e protette.

Una serie di vergognose scelte difese con assoluta facciatosta da voltagabbana dell’ambientalismo come Ermete Realacci, che da presidente di Legambiente è passato armi e bagagli al carrozzone politico e riesce a elogiare con accanimento una legge “mostro” inqualificabile.

Tale legge, tra l’altro, considera marginali le aree marine protette, privandole dei fondi e delle organizzazioni che spettano ai parchi naturali.

C’è poi la questione del delta del Po, da anni tema di proteste e proposte per realizzare un parco nazionale. Un’area che l’UNESCO ha dichiarato area prioritaria, che rientra nella Convenzione di Ramsar sugli uccelli migratori, e che ora è spezzettata in tre provincie con diverse concezioni e gestioni.

Questa legge-pastrocchio indecente ha fatto infuriare il WWF Italia, che parla di aree naturali protette “usate come merce di scambio da mettere in mano ai poteri di parte e locali, invece che un bene comune che appartiene ai cittadini”, e rincara la dose dichiarando “La Camera ha portato indietro di 40 anni la legislazione di salvaguardia della natura”.

Anche la LIPU parla di “mortificazione di una legge storica fondamentale per la conservazione della natura in Italia, e una delle pagine più grigie della legislazione ambientale italiana”.

Ecco dunque le disastrose decisioni prese dal nostro governo e avvallate da una parte dell’opposizione. Le ricadute ambientali, sociali e anche economiche potrebbero essere devastanti ma, per avvantaggiare interessi economici privati, si buttano alle ortiche i nostri beni più preziosi. Beni che non appartengono solo a noi ma anche alle generazioni future e che con questa legge saranno invece compromessi.

Ancora una volta una decisione politica antipopolare e che distrugge il patrimonio e l’immagine dell’Italia.

 

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/addio-parchi-italiani

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 14 Aug 2017 08:22:28 +0000