Alimentazione http://www.coscienzeinrete.net Sat, 23 Sep 2017 00:11:10 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it «Via le bibite zuccherate dalle scuole». Ma l'annuncio dei produttori è greenwashing o vero impegno? http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3031-via-le-bibite-zuccherate-dalle-scuole-ma-l-annuncio-dei-produttori-e-greenwashing-o-vero-impegno http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3031-via-le-bibite-zuccherate-dalle-scuole-ma-l-annuncio-dei-produttori-e-greenwashing-o-vero-impegno

CIR bibite zuccherateL'annuncio arriva dall'associazione di categoria europea dei produttori e sintetizzato ad effetto è: stop alla vendita di bibite zuccherate nelle scuole secondarie europee. L'iniziativa però è su base volontaria e ad applicazione graduale. Inoltre si introdurranno bibite a ridotto contenuto calorico o senza calorie. Quindi, si insegneranno corrette abitudini alimentari o si sostituirannoo prodotti industriali con altri prodotti industriali?

Intanto vediamo bene in cosa consiste "l'impegno". L'Unesda, l'associazione europea di categoria, ha annunciato che l'industria europea dei soft drinks non venderà più bevande zuccherate nelle scuole secondarie della Ue, distributori automatici inclusi. Ma, innanzi tutto, l'iniziativa è su base volontaria.

Poi sarà applicata gradualmente; l'obiettivo dichiarato è di raggiungere entro la fine del 2018 tutti i paesi Ue, coinvolgendo oltre 50mila scuole secondarie e più di 40 milioni di studenti. Ma da cosa saranno sostituite le bibite zuccherate? Dal 2019, sempre secondo l'Unesda, le aziende aderenti all'associazione di categoria (quindi non la totalità) venderanno negli istituti scolastici solo bibite a ridotto contenuto calorico o senza calorie, oltre alle bottigliette di acqua. E qui casca l'asino. Significa che ci saranno bibite con meno zucchero o con dolcificanti diversi dallo zucchero? E , visto che si promettono bibite senza calorie, ci saranno prodotti dove lo zucchero è sostituito da dolcificanti artificiali?

Ma i dolcificanti artificiali fanno bene alla salute?

 

Nel 2009 al congresso dell'American Society of Nephrology tenutosi a San Diego sono state presentate due ricerche condotte da Julie Lin e Gary Curhan, due ricercatori del Brigham's and Women Hospital di Boston, che hanno rivalutato i dati di circa 3mila donne seguite per 11 anni nell'ambito del Nurses Health Study, per verificare se vi fosse un'associazione fra certe abitudini alimentari e la comparsa di danni ai reni. Il primo dei due studi deponeva a sfavore del sale. Il secondo puntava il dito sulle bevande dolcificate e ha messo in correlazione lo stato di salute dei reni al consumo di bevande dolcificate con zucchero o con dolcificanti artificiali. Anche qui, risultati netti: due o più lattine al giorno accelerano inesorabilmente il deterioramento dei reni, ma solo se nella bevanda ci sono dolcificanti artificiali e non semplice zucchero. L'associazione pericolosa persiste pur tenendo conto di innumerevoli fattori che potrebbero in qualche modo «inquinare» il dato, dall'età alla presenza di malattie come ipertensione o diabete.

Dunque appare nient'affatto sano introdurre sin da ragazzini l'abitudine di consumare bevande con dolcificanti artificiali solo perchè non hanno calorie!

Nel 2013 una ricerca pubblicata sulla rivista Trends in Endocrinology & Metabolism e condotta da Susan Swithers della Purdue University ha affermato che gli edulcoranti non sono così sani come credono i consumatori e non prevengono le conseguenze negative sulla salute tipiche, ad esempio, delle bibite zuccherate (sindrome metabolica, diabete, obesità, malattie cardiovascolari).

"Un certo numero di studi – spiega la Swithers – suggerisce, infatti, che le persone che consumano regolarmente bibite dolcificate artificialmente hanno un rischio più elevato rispetto a chi non le consuma, un rischio dello stesso ordine di grandezza di quello associato al consumo di bibite normalmente zuccherate".

Al contrario, sembra ci sia nel consumo di questi tipi di sostanze, un vero e proprio effetto boomerang: se consumo tanti prodotti dolcificati artificialmente la risposta dell'organismo sia a livello cerebrale sia a livello metabolico risulta attenuata perché i dolcificanti non "saziano" la voglia di dolce che è insita nel cervello e anche perché non stimolano l'insulina come sa fare lo zucchero.

Ciò significa che affidandosi troppo a cibi e bevande dolcificati artificialmente si rischia di subire una "stimolazione dell'appettito" che spingerà a mangiare di più. ''Le prove che si sono accumulate negli ultimi anni suggeriscono che i consumatori assidui di sostituti dello zucchero (saccarina, sucralosio, aspartame etc) potrebbero anche essere a maggior rischio di ingrassare – ribadisce Swithers – e di ammalarsi di sindrome metabolica, di diabete e malattie cardiovascolari".

Nel novembre 2016 è uscito un altro studio su PlosOne che per 10 anni ha confrontato i regolari consumatori di bevande "light" con volontari che non assumevano bibite diet o dolcificanti artificiali. I primi sono risultati più pesanti e con una maggiore circonferenza vita rispetto agli altri. In altre parole, queste bevande favorirebbero l'accumulo di grasso addominale, un forte fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Allo stesso risultato era arrivata una ricerca del 2008 condotta su oltre 3.600 persone, che associava le bibite diet a un rischio doppio di sovrappeso e obesità. E non è l'unico problema: un altro studio del 2015, pubblicato sul British Medical Journal, dimostra che le bibite diet, così come quelle normalmente zuccherate, sono associate a un rischio aumentato di diabete di tipo 2.

Per non parlare poi dei sospetti di cancerogenicità a carico di certi edulcoranti di sintesi chimica...

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/via-le-bibite-zuccherate-dalle-scuole-medie-ma-l-annuncio-dei-produttori-e-greenwashing-o-vero-impegno

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Wed, 13 Sep 2017 08:17:22 +0000
UOVA AL FIPRONIL, VOGLIAMO I NOMI DELLE AZIENDE COINVOLTE. CODACONS CHIEDE DIMISSIONI LORENZIN http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3026-uova-al-fipronil-vogliamo-i-nomi-delle-aziende-coinvolte-codacons-chiede-dimissioni-lorenzin http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/3026-uova-al-fipronil-vogliamo-i-nomi-delle-aziende-coinvolte-codacons-chiede-dimissioni-lorenzin

uova finoprilFipronil nelle uova. Nuovi sequestri in Italia a opera dei Carabinieri dei Nas. Anche l'Italia è coinvolta, anche se il Ministero della salute stesso inizialmente aveva negato la contaminazione nel nostro paese. Dopo i due casi di uova contaminate nelle Marche e nel Lazio i controlli si sono fatti ancora più serrati: al momento sono state sequestrate 60.000 uova per consumo umano, 32.200 destinate all'alimentazione zootecnica, tre capannoni per allevamento con 26.000 galline ovaiole e un centro di imballaggio. A rischio anche le uova biologiche. Associazioni, enti e consumatori chiedono a gran voce trasparenza e di fare i nomi delle aziende.

di Francesca Mancuso

A poco sono servite le rassicurazioni sul fatto che le uova italiane fossero sicure e che gli allevamenti italiani non fossero coinvolti nel caso Fipronil. I timori si erano concentrati all'inizio sulle uova importante visto che l'allarme era partito dall'Olanda per poi allargarsi ad altri paesi europei.

Con un comunicato di ieri, il Ministero della Salute ha fatto sapere che sono state 8 le positività rilevate a seguito dei controlli, di cui 5 in uova presso dei centri di imballaggio, 2 relative ad ovoprodotti e 1 relativa a prodotti di trasformazione. E' scattata la segnalazione alle Regioni e Asl competenti territorialmente per ulteriori accertamenti sulla provenienza nazionale o estera delle uova.. 

Di fatto, anche in alcuni allevamenti italianiè presente il Fipronil. Per questo i Nas da giorni stanno passando al setaccio non solo i prodotti esteri a base di uova indicati come contaminati ma anche quelli nazionali.

“I NAS hanno eseguito, congiuntamente alle ASL ed anche in autonomia, 253 accessi ispettivi presso allevamenti, centri di distribuzione e lavorazione delle uova, industrie e laboratori di produzione di prodotti dolciari, salse e paste all'uovo, sequestrando cautelativamente oltre 91.000 kg di uova e ovoprodotti (di cui 106 Kg penalmente), in attesa dei responsi analitici dei 107 campioni conoscitivi inviati ai laboratori degli Istituti Zooprofilattici di Teramo e Roma, di cui si è in attesa degli esiti” si legge sul comunicato ufficiale dei Carabinieri.

In Campania nei giorni scorsi sono stati individuati altri due casi di uova contaminate secondo quanto riferito dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno.

Dopo l'accertato coinvolgimento degli allevamenti italiani, il Codacons chiede le immediate dimissioni del Ministro Lorenzin:

"Anziché correre ai ripari e segnalare la situazione di pericolo, come sarebbe stato doveroso per ragioni di precauzione e semplice buon senso, la ministra ha infatti pensato bene di non intervenire.In questo modo, ha lasciato che i consumatori continuassero ad acquistare uova e prodotti composti con uova, esponendoli a un rischio diretto. Adesso, proprio per questo motivo, tutti coloro che dovessero aver mangiato o comprato uova contaminate potranno denunciare direttamente la ministra per concorso nei reati di immissione in commercio di prodotti tossici."

uova fipronil1

Per Agostino Macrì, responsabile dell'Area sicurezza alimentare dell'Unione Nazionale Consumatori, la contaminazione delle uova “potrebbe essere anche dipesa dalla presenza nell'ambiente del disinfettante e non da trattamenti intenzionali delle galline. E' importante, però, anche per rassicurare il consumatore, che le cause siano al più presto rese pubbliche, considerato che il problema di residui di Fipronil si sta allargando e potrebbe interessare anche le produzioni nazionali”.

“Quella delle uova al Fipronil è una truffa che ha colpito tutti, anche le piccole aziende e quelle del biologico” denuncia all’Informatore Agrario Alain Masure, direttore del Centro studi della Federazione dell’agricoltura della Vallonia. Lo scandalo dunque vede coinvolta anche l'Italia.

Dietro infatti ci sarebbe una inquietante ipotesi: il Fipronil sarebbe arrivato agli ignari allevatori aggiunto al Dega 16, antipulci invece autorizzato anche negli allevamenti biologici.

uova fipronil2

Abbiamo anche sentito dire che con il bio certe cose non succedono – ha aggiunto Masure - ma il Dega-16 è autorizzato anche per gli allevamenti biologici. La polemica sulla tipologia di allevamento poi è totalmente fuori dal mondo, perché ha riguardato tutte le categorie di produzione, a terra come in gabbia”.

Altro che autosufficienza nazionale per le uova. Secondo i dati Eurostat ogni anno il nostro paese importa oltre 50 milioni di tonnellate di uova e ovoprodotti.

Fuori i nomi, è l'invito della LAV: “A tutela del consumatore e per dovere di trasparenza, la LAV chiede al Ministero della Salute di rendere pubblici i nomi delle aziende e dei prodotti con uova risultati positivi al Fipronil, inclusa l’informazione sulla distribuzione di questi prodotti per la vendita. L'Associazione invita i consumatori a considerare con attenzione queste notizie in quanto le uova sono un prodotto ampiamente utilizzato nella catena alimentare, e fare scelte alimentari più consapevoli”.

In questo momento, anche leggere le etichette col codice delle uova non sembra essere la soluzione più sicura visto che neanche quelle provenienti da allevamenti biologici sono al riparo dal rischio Fipronil.

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Che fare?

“Gli allevatori hanno l’obbligo di garantire la salubrità dei loro prodotti e la salute dei consumatori affidandosi esclusivamente a prodotti autorizzatiper legge e regolarmente prescritti con ricetta dai propri veterinari. L’infestazione da acaro rosso è assolutamente deleteria per la produzione di uova ma non autorizza ad utilizzare prodotti come il fipronil, che hanno conseguenze negative per la salute dell'uomo e che sono, pertanto, vietati per gli animali destinati alla catena alimentare” sostiene Antonio Camarda, docente presso l'Università di Bari ed esperto di patologie aviarie.

Una situazione ancora molto incerta e in continuo aggiornamento.

Fonte: https://www.greenme.it/mangiare/allerte-alimentari/24825

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Fri, 25 Aug 2017 12:57:59 +0000
I SEMI DELLA SALUTE - INTEGRATORI NATURALI http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2921-i-semi-della-salute-integratori-naturali http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2921-i-semi-della-salute-integratori-naturali

CIR Semi IntegratoriSono buoni e fanno bene. Trascurati, ma oggi valorizzati. Sono i semi di alcune piante.
Sono stati chiamati "frutta secca" e così le noci, le mandorle sono finite insieme con fichi secchi e uvetta. Insomma una grande confusione, segno di non conoscenza del valore nutrizionale dei semi. Ecco un elenco dei semi più diffusi e disponibili: pinolo, lino, chia, nocciola, noce, pistacchio, canapa, girasole, zucca, mandorla, sesamo, cartamo, cotone, papavero, arachide (tostata ma non salata), psillio, amaranto, quinoa, tamarindo, anguria. Non sono frutti, ma semi!
La frutta secca è ottenuta dai frutti essiccati: fichi secchi, datteri, albicocche, uva, papaya...
Questi semi sono alimenti che dopo anni di scarsa considerazione e confuso inserimento in altri gruppi alimentari hanno trovato oggi la loro carta di identità nutrizionale.
Oggi sono tutti inseriti in una unica voce alimentare di "semi oleosi", cioè semi vegetali in grado di produrre olio. Anzi i semi interi hanno un valore nutrizionale superiore al loro olio.
Saggia e sana scelta mangiare ogni giorno una porzione di 20 grammi dei semi più graditi o direttamente oppure assieme in altri alimenti come verdure, yogurt, crema Budwig..., invece di assumere integratori chimici, artificiali, cosi tanto di moda.

LE MOLECOLE DELLA SALUTE
Da sempre nella dieta mediterranea, oggi i semi sono studiati e riabilitati dalla moderna scienza della alimentazione, che mira allo studio delle loro molecole alimentari e del loro effetto sulla salute e longevità del corpo umano. La conoscenza dei semi è salute. Sempre più numerosi sono gli studi e ricerche scientifiche sul valore nutrizionale dei semi.

Le molecole della salute contenute nei semi oleosi sono:
- PROTEINE con alto valore biologico, con un particolare aminoacido, ARGININA, essenziale per assicurare una efficiente funzione sull'endotelio vascolare (controllo pressione arteriosa, prevenzione aterosclerosi, efficace microcircolo e nutrizione cellulare), sui neuroni cerebrali, sul sistema genitale.
- LIPIDI POLINSATURI con interessanti dosi di omega 3, precursori di EPA e DHA, omega 6.
- MINERALI (magnesio e zinco in particolare)
- VITAMINE idrosolubili e liposolubili (A, E, K, in piccola parte D)
- RIDOTTA DOSE di CARBOIDRATI
- BUONA DOSE FIBRA IDROSOLUBILE
- PRESENZA di MODULATOTI GENICI (molecole capaci di agire sul DNA cellulare).

Ciascun seme ha la sua carta di identità nutrizionale.

NOCI
Le noci hanno il più alto contenuto in omega-3, che nell'organismo producono le frazioni omega-3 EPA e DHA, essenziali per ridurre il rischio di patologie cardiovascolari. Le noci possono sostituire il pesce in chi non introduce questo alimento, per assumere la giusta dose giornaliera di omega 3 . E' consigliato un consumo di 2-3 noci al giorno. Le noci hanno il più alto potere anti ossidante (Unità ORAC). Le noci contengono un aminoacido valido: arginina!.
Semi salute 

MANDORLE
Possono essere consumate come semi, oppure come latte oppure come olio. Contengono dosi generose di proteine, magnesio, omega -3, vitamina E, vitamina B2 rame e manganese, elevata fibra alimentare. Grandi virtù presenta l'olio, che combatte pelle secca e smagliature, nutre i capelli aridi e secchi e previene le ragadi al capezzolo durante l'allattamento.
Semi salute1

NOCCIOLE
Si distinguono dagli altri semi oleosi per il ricco contenuto di vitamine B1, A, C ed E. Sono un'ottima fonte di fitosteroli, sostanze ritenute importanti nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Le nocciole possiedono un netto potere anti ossidante.
Semi salute2PISTACCHI

Ottimo valore anti ossidante, alcalinizzante e notevoli quantità di vitamina B6 e rame. Buona dose di aminoacidi ramificati, utili nella attività motoria e sportiva
Semi salute3ARACHIDI

in realtà è un legume, ma sempre considerato un seme oleoso: contiene ottima dose di proteine con aminoacidi attivi sul tono dell'umore come fenilalanina e triptofano, vitamina E, B3 (niacina), manganese, magnesio. Ottimo è anche il contenuto in fibra con prevalente frazione insolubile

Semi salute4SESAMO

elevato potere anti ossidante, interessanti quantità di magnesio, calcio, ferro, fosforo, manganese, zinco e moltissimo rame ed omega-3. Si presta molto come ingrediente aggiuntivo del pane, prodotti da forno, yogurt...
Semi salute5PINOLI

Sono i semi più ricchi proteine, contengono la più alta dose di arginina, aminoacido fondamentale per una efficiente attività neuronale, sessuale, per la produzione di ossido nitrico protettivo del sistema vascolare, buona dose di omega-3, vitamina B1, magnesio, fosforo, rame e manganese.
Semi salute6SEMI GIRASOLE

È il seme indicato a chi fa attività motoria e sportiva per è il più ricco in magnesio, tra i più ricchi in proteine con il più alto contenuto in aminoacidi ramificati: il girasole è indicato più come seme che come olio di girasole; i semi di girasole sono ottimi nel muesli del mattino o come ingrediente aggiuntivo del pane o altri prodotto da forno o in insalate, buona dose di omega-3 ed omega-6, vitamine B1 e B6, fosforo, manganese, rame, selenio.
Semi salute7SEMI ZUCCA

Sono i semi con la migliore azione alcalinizzante, possiedono ottima azione anti ossidante, sono i semi con la più alta dose di carboidrati; contengono ferro, fosforo, magnesio, manganese, rame.
Semi salute8SEMI LINO

Sono i semi con la dose più alta di omega-3, contengono interessanti dosi di fosforo, magnesio, manganese e rame, vanno tritati prima di essere ingeriti per ottenere luna migliore liberazione dei suoi principi attivi, altrimenti interi potrebbero essere espulsi praticamente intatti, quindi inutili. Il lino va utilizzato più come olio che come seme integrale. L'olio di semi di lino, invece, per essere efficace deve essere spremuto con tecniche particolari e conservato in frigo (al buio e al freddo) per evitare irrancidimento e degradazione che lo rendono inutile e produttore di radicali liberi, dunque difficile da trovare di buona qualità.
Semi salute9SEMI CHIA

Sono semi ricchi in carboidrati non glicemici, fibra alimentare idrosolubile, tra i più ricchi in acidi grassi polinsaturi, tra i minerali: fosforo, zinco, manganese, rame, calcio.
Buona giornata in salute!

Semi salute10

Fonte: DOTT. PIER LUIGI ROSSMedico Specialista Scienza della Alimentazione, Medico Specialista in Medicina Preventiva, Docente Universitario

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Mon, 13 Mar 2017 10:45:24 +0000
GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2910-granosalus-i-risultati-delle-analisi-su-pasta-barilla-voiello-de-cecco-divella-garofalo-la-molisana-coop-e-granoro-sono-pieni-di-don-glifosate-e-cadmio http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2910-granosalus-i-risultati-delle-analisi-su-pasta-barilla-voiello-de-cecco-divella-garofalo-la-molisana-coop-e-granoro-sono-pieni-di-don-glifosate-e-cadmio

CIR Pasta VergognaOrmai lo dicono le analisi, quelle vere che non mettono le stellette, come fa Altroconsumo, ma attribuiscono dei numeri reali ai contaminanti più pericolosi presenti quotidianamente sulle nostre tavole. In tutte le marche sono presenti Don, Glifosate e Cadmio entro i limiti di legge per gli adulti. Almeno due marche di spaghetti superano i limiti di Don per la tutela della salute dei bambini. Confermata attività di miscelazione tra grani esteri e nazionali. Solo il piombo è risultato assente dalle analisi. Dubbi sul marchio di Puglia: garantisce per davvero il 100% dell' origine del grano?

Se le marche più blasonate e diffuse nel Paese contengono tracce di questi contaminanti, sia pur entro i limiti di legge, vuol dire che ogni italiano ne assume piccole dosi giornaliere attraverso pasta e altri derivati del grano. E non c'è affatto da stare tranquilli specie se si considera l'effetto combinato che queste sostanze potrebbero provocare insieme, anche a bassi dosaggi. Cosa prevede il principio di precauzione? Ci sono prove che l'effetto sinergico di più contaminanti a basse dosi non faccia danni alla salute?

Dal Test GranoSalus, almeno due marche, Divella e La Molisana, superano i limiti che la legge impone per i bambini sul DON. Ma la coopresenza di Don, Glifosate e Cadmio negli spaghetti Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia, rivela un'attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali vietata dai regolamenti comunitari.

I grani duri del Sud non dovrebbero presentare queste sostanze pericolose! Il condizionale è d'obbligo, perché se un marchio come Granoro 100% Puglia presenta tracce di questi contaminanti, beh, c'è qualcosa che non funziona nel disciplinare della Regione Puglia che ha concesso in licenza d'uso il marchio alla ditta Granoro e negli stessi controlli della Regione.

La prassi di miscelare grani contaminati con grani privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia pur entro i limiti di legge) è vietata dall' Europa.

Il Reg 1881/2006 al comma 2 dell' art 3 prevede che:

"I prodotti alimentari conformi ai tenori massimi di cui all'allegato non possono essere miscelati con prodotti alimentari in cui tali tenori massimi siano superati".

Tale divieto opera anche nei confronti della detossificazione. Il comma 3 dell' art 3 recita:

"I prodotti alimentari da sottoporre a cernita o ad altri trattamenti fisici per abbassare il livello di contaminazione non possono essere miscelati con prodotti alimentari destinati al consumo umano diretto, né con prodotti alimentari destinati a essere impiegati come ingredienti alimentari".

Ecco la prima tabella delle analisi realizzate da GranoSalus presso primari laboratori europei accreditati, che dimostra quanto sia ancora lontana una politica zero residui da parte dell' industria italiana. Con la raccolta fondi avviata dalla nostra associazione realizzeremo altre analisi su altri contaminanti. Ecco perché è necessario sostenere GranoSalus

Analisi Granosalus

Le analisi sono state effettuate sugli spaghetti.

Barilla & Voiello. La pasta Barilla e la pasta Voiello, che sono due paste dello stesso gruppo, presentano, rispettivamente, per ciò che riguarda la micotossina DON 161 ppb (parti per biliardo) e 180 ppb.

Per ciò che riguarda il Glifosate – sempre con riferimento alla Barilla e alla Voiello – presentano, rispettivamente, 0,102 milligrammi per chilogrammo e 0,050 milligrammi per chilogrammo.

Per ciò che riguarda il Cadmio – ancora con riferimento alla Barilla e alla Voiello – presentano 0,032 milligrammi di Cadmio per chilogrammo e 0,036 sempre di questo metallo pesante.

Il piombo, per fortuna, non è presente.

Questo significa che Barilla e Voiello utilizzano grani duri esteri, anche se Voiello dichiara di utilizzare solo grani italiani (varietà Aureo e Svevo).

De Cecco. Gli spaghetti della De Cecco presentano 80 ppb di micotossine DON, 0,052 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,042 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la De Cecco utilizza grano duro straniero.

Divella. Gli spaghetti Divella presentano 381 ppb di micotossine DON, 0,110 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,044 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la Divella usa grano duro estero e questi spaghetti sono fuori norma per i bambini.

Garofalo. Gli spaghetti della Garofalo presentano 199 ppb di micotossine DON, 0,062 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,021 milligrammi per chilogrammo di Cadmio. Anche la Garofalo acquista grano duro estero.

La Molisana. Gli spaghetti de La Molisana presentano 253 ppb di DON, 0,033 milligrammi per chilogrammo di glifosate e 0,035 di Cadmio. Anche la Molisana acquista grano duro estero e si presenta fuori norma per l'alimentazione dei bambini.

Spaghetti a marchio Coop. Questi spaghetti presentano 128 ppb di micotossine DON, 0,013 di glifosate e 0,027 di Cadmio. Stessa musica: anche la catena di distribuzione Coop si fa preparare la pasta fatta con grano duro estero.

Granoro 100% Puglia. Anche questa pasta presenta 99 ppb di micotossine DON, 0,039 di glifosate e 0,018 di Cadmio. Come sopra: anche questa pasta si sospetta sia fatta con l'aggiunta di grano duro estero.

Ma cosa sono questi contaminanti?

Il DON

Analisi Granosalus1E' un composto tossico prodotto da alcuni funghi appartenenti al genere Fusarium. In particolari condizioni ambientali, quando la temperatura e l'umidità sono favorevoli, questo fungo può produrre micotossine. Avviene nel Canada e in tutte quegli areali umidi al di sopra del 45° parallelo, dove non ci sono le condizioni naturali per la coltivazione del grano duro. Infatti, questa micotossina entra nella filiera alimentare attraverso grano contaminato quasi sempre di provenienza estera. La presenza di DON negli alimenti e nei mangimi può essere nociva per la salute umana e degli animali poiché può causare effetti diversi di vario tipo. Secondo lo IARC, il Don è stato catalogato a livello 2B come probabile sostanza cangerogena.

Di solito la pasta realizzata esclusivamente con i grani del Sud è priva di questa micotossina, grazie alle condizioni climatiche seccagne.

Mentre dai dati forniti dalla U.S. Weath Associates oltre il 50% del grano (CWAD Canadese) prodotto nel 2016 ha un livello di DON pari a 4700 ppb e dai dati forniti dal Canadian Grain Commission circa il 73,6% del loro grano (CWAD N° 3) presenta danni da fusarium.

Il Glifosate

Analisi Granosalus3E' uno degli erbicidi disseccanti più diffuso al mondo.

Il glifosato viene ampiamente usato in preraccolta negli USA e Canada nelle coltivazioni di grano duro, per favorirne la maturazione artificiale, con conseguente presenza di residui nel grano raccolto e nelle farine che ne derivano.

La legislazione europea dal mese di agosto 2016 vieta l'uso di glifosato in pre-raccolta per il grano duro, ma dal Test GranoSalus emerge la presenza di Glifosate nella pasta, a dimostrazione che il divieto operante in Italia viene bypassato dai pastifici ricorrendo alla miscelazione con grani contaminati extra-Ue, di cui si celebrano solo gli aspetti reologici (tenori proteici, indice di glutine, indice di giallo,etc).

Di solito la pasta realizzata esclusivamente con i grani del Sud è priva di questo erbicida, grazie alle condizioni climatiche seccagne che fanno maturare naturalmente il nostro grano.

L'Agenzia per la ricerca sul cancro IARC (OMS) di Lione ha classificato il principio attivo come un "probabile cangerogeno per l'uomo".

Il Cadmio

Analisi Granosalus2Il cadmio è un metallo pesante che penetra nell'ambiente sia da fonti naturali, come le emissioni vulcaniche e l'erosione delle rocce, sia dalle attività industriali e agricole. Si trova nell'aria, nel suolo e nell'acqua e, in un secondo tempo, può accumularsi nelle piante e negli animali. Il cadmio è tossico innanzitutto per i reni, ma può causare anche demineralizzazione ossea ed è stato classificato come cancerogeno per gli esseri umani dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro[1]. Gli alimenti rappresentano la principale fonte di esposizione al cadmio per la popolazione di non fumatori. Cereali e prodotti a base di cereali, verdure, noci e legumi, radici amidacee e patate, come pure carne e prodotti a base di carne sono quelli che contribuiscono maggiormente all'esposizione umana. Alti livelli sono stati riscontrati anche in altri alimenti (ad es. alghe, pesci e frutti di mare, integratori alimentari, funghi e cioccolato), ma siccome essi vengono consumati in minor quantità, non vengono considerati fonti importanti di esposizione.

Il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare ha ridotto la dose settimanale ammissibile (TWI)[2] per il cadmio a 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo (µg/kg pc), basandosi sull'analisi di nuovi dati. Il TWI è la dose alla quale non sono previsti effetti avversi.

Da dove arriva il grano contaminato?

Il Canada, grazie al Canada Grain Act (CGA) e alla Canadian Grain Commission (CGC), che riporta direttamente al Ministero dell' Agricoltura, ha sviluppato una legislazione e una politica strutturale per coltivare ed esportare grano duro ed altri cereali, gestendo così l'offerta a livello mondiale. Il Canada consapevole delle probabili difficoltà, in termini qualitativi-sanitari, ha investito sia in logistica che in altri servizi aggiuntivi per supportare quello che possiamo definire un vero e proprio sistema commerciale, liberalizzato in parte solo da pochi anni, e teso ad esportare nel mondo cereali con seri problemi per la salute pubblica. La Commissione stabilisce qualità e standard del grano; regola la manipolazione, il trasporto e lo stoccaggio di grano in Canada; fornisce servizi di protezione al produttore e intraprende iniziative di ricerca sul grano e sui prodotti derivati. (NON CI SORPRENDE CHE GRAZIE AL CETA, PRATICHE COME QUESTA SARANNO ENORMEMENTE FACILITATE, ndr)

Del resto sono gli stessi dati doganali a confermare che da questo Paese arriva sui nostri porti solo grano scadente come vi abbiamo spiegato in questo articolo qui.

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[1] IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), 1993. Berillio, cadmio, mercurio ed esposizioni nell'industria vetraria. Monografie IARC sulla valutazione del rischio carcinogenico delle sostanze chimiche per l'uomo, vol. 58. Lione, Francia, pag 444.

[2] Il livello tollerabile di assunzione settimanale (TWI) è il quantitativo di una determinata sostanza che può essere consumato ogni settimana per tutto l'arco della vita senza provocare effetti apprezzabili sulla salute dei consumatori. Nel 1988 il comitato congiunto FAO/OMS di esperti sugli additivi alimentari (JECFA) aveva fissato un TWI provvisorio per il cadmio di 7 µg/kg pc.

fonte: http://www.granosalus.com/2017/02/26/lo-dicono-le-analisi-don-glifosate-e-cadmio-presenti-negli-spaghetti/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Tue, 28 Feb 2017 10:09:22 +0000
10 carenze nutrizionali che causano depressione e sbalzi d'umore e gli alimenti dove trovare i nutrienti http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2908-10-carenze-nutrizionali-che-causano-depressione-e-sbalzi-d-umore-e-gli-alimenti-dove-trovare-i-nutrienti http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2908-10-carenze-nutrizionali-che-causano-depressione-e-sbalzi-d-umore-e-gli-alimenti-dove-trovare-i-nutrienti

CIR Depressione AlimentazioneE' la più diffusa malattia al mondo e continua a crescere anche cambiando forme. Secondo le ultime stime dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), solo nel 2015 la depressione ha interessato 350 milioni di persone, più dell'intera popolazione degli Stati Uniti o di Brasile e Messico messi insieme.

Tra le dieci carenze alimentari più comunemente note che possono indebolire la funzione del cervello e della memoria, così come aggravare i livelli di stress e ansia, vitamine B, amminoacidi, zinco, magnesio, iodio e ferro, come riporta il sito aol.com. Per questo motivo è necessario fare attenzione alla propria dieta senza dimenticare di fissare degli appuntamenti frequenti con il proprio medico di fiducia.

Acidi grassi omega 3

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I medici sottolineano da sempre l'importanza dell'assumere grassi acidi omega 3 - e per una buona ragione ! Essi contribuiscono a mantenere la salute delle cellule del cervello. Senza di essi, i grassi trans entreranno nel vostro sistema neurale, causando un'infiammazione che può portare a disturbi di umore.
È possibile trovare questa sostanza nei pesci grassi, nei tuorli d'uovo, nell'olio di semi di lino, nelle noci, e negli integratori alimentari.

Vitamine B

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Le vitamine del gruppo B - vitamine del gruppo B 6 e B12 , in particolare, - sono note per i molti benefici che portano alla salute. Essi possono contribuire a ridurre il rischio di ictus, sostenere la crescita delle unghie, e idratare la pelle - ma possono anche influenzare notevolmente vostri stati d'animo. Secondo il National Center for Biotechnology Information, una carenza di vitamine del gruppo B può influenzare notevolmente la vostra salute mentale. Una grande percentuale di donne anziane depresse risultato essere carenti di vitamina B12.
È possibile trovare una quantità incredibile di vitamine del gruppo B in frutti di mare, verdure a foglia verde, banane, prodotti di soia fortificati, crusca, e carni rosse.

Acido folico
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Secondo l'esperto di salute mentale Therese Borchard, coloro che mancano di acido folico nei loro sistemi rispondono molto male ai trattamenti antidepressivi.
In media, gli adulti hanno bisogno di almeno 400 mcg di acido folico al giorno, e molti medici hanno anche iniziato a prescrivere una cosa chiamata Deplin, un acido folico, per curare la depressione nei loro pazienti.
Gli alimenti che includono elevati livelli di acido folico sono: fagioli cotti e lenticchie, spinaci, avocado, broccoli e frutti tropicali.

Zinco
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Lo zinco è uno dei nutrienti valido per tutti gli usi che è necessario per mantenere la salute di quasi ogni parte del vostro corpo. Oltre a supportare i movimenti del sistema intestinale immunitario, lo zinco bilancia anche la salute mentale.
E' fondamentale nella produzione e la funzione dei neurotrasmettitori, secondo il dietista e nutrizionista Doug Cook.
Ottime fonti di zinco sono: carne di manzo magra cotta, germe di grano tostato, spinaci, semi di zucca e cioccolato fondente.

Selenio
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I medici dicono che il selenio è necessario per la mantenere la funzione della tiroide sana, e, in effetti, anche il benessere mentale. Questo perché il selenio viene utilizzato per convertire gli ormoni tiroidei non attivi nella loro forma attiva nel fegato, dove è usato per fare gli antiossidanti e nei composti di disintossicazione nel vostro corpo.
Si possono trovare abbondanti fonti di selenio in alimenti come semi di girasole, pane integrale, tonno, noci del Brasile, carne di maiale, e ostriche.

Magnesio
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La carenza di magnesio deriva dal fatto che ingeriamo livelli relativamente alti di alcol, zucchero, bibite, antibiotici, e sodio, ognuno dei quali può diminuire i livelli di magnesio.
Gli esperti fanno spesso riferimento al magnesio come " antidoto per lo stress", un potente minerale che aiuta l'organismo a rilassarsi, secondo Mark Hyman, M.D.
È possibile trovare una meravigliosa quantità di magnesio nella soia, nelle lenticchie, nei cereali integrali, nei latticini a basso contenuto di grassi, e nella frutta secca.

Vitamina D
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Molte persone trovano che diventano più depresse e lunatiche durante i mesi invernali.
Siamo esposti a livelli più bassi di luce solare durante l'inverno, e , di conseguenza, molti hanno avuto una lieve carenza di vitamina D - che è stato collegato più volte alla depressione, ansia e disturbo affettivo stagionale.
Il National Institutes of Health suggerisce che, in media, gli adulti dovrebbero ottenere circa 600 UI di vitamina D al giorno. È possibile trovare una buona quantità di questa sostanza nel pesce grasso, nei funghi portobello, nell' olio di fegato di merluzzo, e nel tofu.

Iodio
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Come il selenio, lo iodio è necessario per la funzione tiroidea corretta. Aiuta a rafforzare il sistema immunitario, le prestazioni del cervello, la memoria, e regolare la temperatura corporea. Soprattutto, il nutriente è fondamentale per mantenere la salute mentale. È possibile trovare lo iodio in formaggi, il sale arricchito con iodio, le alghe secche, le patate, i mirtilli, il tonno in scatola, i bastoncini di pesce, e gamberetti.

Ferro
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Circa il 20 per cento delle donne ha bisogno di ferro, e fino al 50 per cento di tutte le donne che sono incinta hanno bisogno di più ferro nella loro dieta. La carenza di ferro può causare una insufficienza di globuli rossi, che può causare anemia, affaticamento del cervello. Grandi fonti di ferro sono cozze, vongole, noci, semi di zucca, prodotti di soia, fegato di pollo e frutta secca come anacardi e mandorle.

Amminoacidi
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Gli aminoacidi sono fondamentali per il mantenimento di uno stato di salute mentale. Purtroppo, ci sono nove aminoacidi che il nostro corpo non è in grado di produrre in modo naturale. Come molti altri nutrienti elencati sopra gli aminoacidi aiutano a bilanciare i neurotrasmettitori nel nostro cervello, e ridurre la paura, l'ansia, gli attacchi di panico, e lo stress.
Buone fonti di amminoacidi comprendono uova, carne magra, latticini e fonti di proteine ​​vegetali.

Ma per curare l'anima ci sono anche i piatti della nostalgia, che coccolano perché ti ricordano l'infanzia. Così non è detto che siano per forza a base di cioccolato. Possono anche essere un panino alle acciughe o un buon sugo, cibi di cui ricordi ancora il profumo quando entravi a casa dopo un pomeriggio in cortile. Piatti poco elaborati ma strutturati a forza di affetto. Un esempio solo. Quell'uovo sbattuto che un po' tutti abbiamo mangiato perché, in chissà quale periodo della nostra vita, un papà o una nonna ci ha visto un po' troppo magretti. Perché anche la mente e il cuore vogliono la loro parte.

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2016/02/15/carenze-nutrizionali-depressione-sbalzi-umore_n_9234930.html?ref=fbpr

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Tue, 21 Feb 2017 09:35:19 +0000
La potenza del digiuno http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2907-la-potenza-del-digiuno http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2907-la-potenza-del-digiuno

digiunoUna pratica conosciuta da millenni che oggi la medicina moderna sta riscoprendo, documentandone i benefici per diverse malattie croniche e persino per i malati di cancro.

«Il digiuno è uno strumento potentissimo, che innesca nel corpo cambiamenti che nessun cocktail di farmaci è in grado di replicare. Ha persino effetti rigenerativi sui tessuti. Ma proprio per questi suoi potenti effetti, occorre approcciarvisi con prudenza e raziocinio e sotto la supervisione non di un medico qualunque, ma di un medico preparato e competente in materia». A parlare è Valter Longo, uno dei massimi esperti di digiuno terapeutico. 

digiuno1Longo è professore di biogerontologia, direttore dell'Istituto sulla longevità alla University of Southern California di Los Angeles e direttore del programma di oncologia e longevità in Ifom, centro di ricerca con sede a Milano dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare. E il professor Longo non è il solo a parlare di digiuno e a farne oggetto di studi pubblicati; infatti negli ultimi tempi la ricerca e la sperimentazione clinica stanno muovendo grandi passi in questa direzione, rivolgendo una nuova attenzione ad una pratica conosciuta da millenni, praticata in molte religioni e già favorita da approcci terapeutici non convenzionali.

Si è partiti da esperimenti in laboratorio e oggi si stanno già testando forme di digiuno alternato o simil-digiuno su pazienti malati di tumore, persone con diagnosi di malattie autoimmuni e persino sportivi alla ricerca di performance migliori. Ciò che emerge, comunque, è che gli approcci possono essere tra loro anche molto diversi.

La dieta mima-digiuno

Ciò su cui si è focalizzata l'attenzione del professor Longo è un regime alimentare a bassissimo contenuto calorico che garantisce nutrienti giudicati essenziali, chiamato dieta mima-digiuno, protratto per alcuni giorni e ripetuto nel tempo. Ha guidato un team di ricercatori che a luglio 2015 ha pubblicato su Cell metabolism i risultati di uno studio clinico pilota(1) secondo cui «tre cicli di dieta mima-digiuno diminuiscono i fattori di rischio/biomarker per invecchiamento, diabete, malattie cardiovascolari e cancro senza effetti avversi di rilievo; ciò attesta come l'uso di tale regime mantenga più a lungo la salute». E nel dicembre scorso è uscito un altro studio, firmato sempre da Longo insieme a un team di collaboratori, che ha confermato e consolidato quanto già emerso in ricerche precedenti e cioè che cicli di digiuno o di diete mima-digiuno migliorano l'efficacia dei farmaci oncologici(2).

«È un campo in cui si sono mossi i primi passi e in letteratura scientifica c'è meno di quello che potrebbe esserci» spiega Longo. «Il digiuno è potente, su questo non c'è dubbio. E se anche la gente digiuna da secoli, non è detto che lo abbia fatto traendone sempre beneficio. Occorre essere seguiti da persone competenti. Basti pensare, per esempio, che il digiuno prolungato a sola acqua può causare danni alla colecisti poiché, non essendoci grassi da decomporre, la bile si accumula e si solidifica. Insomma, facciamo attenzione. Dopo anche soli 3 o 4 giorni di digiuno si verificano cambiamenti enormi nel nostro organismo. Per esempio, il cervello inizia a funzionare in maniera differente, invece di usare zuccheri usa al 50-60% corpi chetonici. Quindi da qui il mal di testa. Ha poi effetti su tutti i tessuti, dai muscoli (il digiuno distrugge le cellule muscolari e quando ci si rialimenta esse si rigenerano dando origine a un muscolo nuovo) al fegato, eccetera. Può essere applicato a centinaia di malattie, ma bisogna capire come e quando. Si può consigliare come prevenzione anche a chi risulta essere a rischio per il cancro; può avere un potente effetto sulla pressione sanguigna, può ridurre il glucosio nel sangue e il livello di infiammazione, oltre ai fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Influenza inoltre la risposta adattativa delle cellule riducendo il danno ossidativo e riprogrammando la resistenza allo stress. Gioca anche un ruolo importante nella riduzione dell'asma e dell'artrite reumatoide(3)».

Longo è giunto a formulare una peculiare dieta e l'ha messo in pratica sui pazienti, anche se non sono mancate le critiche, dal momento che ha fondato una società, la L-Neutra, che ha testato e prodotto un kit di alimenti ritenuti idonei ad affrontare il simil-digiuno per alcuni giorni, periodicamente. Ma lui spiega: «Le azioni societarie di mia proprietà vanno in beneficenza, non prendo nulla, è tutto per la ricerca». «Quando ho cominciato a studiare gli effetti del digiuno e delle restrizioni caloriche periodiche mi sono accorto che occorreva creare degli standard per poter validare scientificamente i risultati. E così ho fatto» prosegue.

Naturalmente non è regime che possa valere per tutti. «Ritengo sia da sconsigliare assolutamente agli anoressici e a chi assume farmaci per il diabete, a meno che non si sia seguiti da un diabetologo esperto di digiuno. Può essere pericoloso oltre i 70 anni, a meno che non si abbiano organismo e ossa forti; oppure può valere la pena se si è a rischio elevato di Alzheimer, di cancro o di malattie cardiovascolari».

Negli ospedali italiani

digiuno2A collaborare con Longo è il dottor Alessio Nencioni, professore associato di medicina interna all'università di Genova. «Lavorando in campo oncologico, ci siamo interessati agli studi di Longo e abbiamo iniziato a proporre la dieta mima-digiuno a donne affette da tumore alla mammella che si sottopongono a chemioterapia perché ci sono chiare evidenze secondo cui tale regime rende l'organismo più resistente nei confronti di agenti potenzialmente dannosi e insulti chimici, tra cui appunto anche i chemioterapici. Siamo tra i primi in Italia a offrire questa possibilità e le pazienti vengono seguite in clinica». Anche Nencioni sottolinea la potenza del digiuno: «Resetta il metabolismo corporeo, è per questo che attiva processi rigenerativi in alcuni tessuti. Per esempio, a livello del midollo osseo, il digiuno riattiva le cellule staminali; è un campo che si inizia ora ad esplorare nella medicina moderna. Credo che nei prossimi anni questo tipo di approccio troverà molte applicazioni nei campi dell'oncologia, della medicina rigenerativa, della prevenzione dell'invecchiamento e anche in caso di malattie infiammatorie e di contrasto all'autoimmunità».

digiuno3All'Immanuel Hospital di Berlino il team del professor Andreas Michalsen studia da tempo gli effetti del digiuno sulle persone malate. «I periodi di digiuno con astensione dai cibi solidi sono praticate in ogni parte del mondo» spiega Michalsen(4), «e ci sono ampie evidenze empiriche e osservazionali secondo cui un digiuno con assunzione di 200-500 calorie al giorno per periodi di 7-21 giorni è efficace nel trattamento delle malattie reumatiche, della sindrome da dolore cronico, nell'ipertensione e nella sindrome metabolica». «La restrizione calorica e il digiuno intermittente sono associati al rallentamento e alla prevenzione della maggior parte delle malattie cronico-degenerative e cronico-infiammatorie. Ci sono poi benefici indiretti, in quanto solitamente chi fa questa scelta poi inizia a seguire una dieta sana e modifica il proprio stile di vita». Michalsen sottolinea inoltre come il digiuno possa rivelarsi utile «nelle malattie atopiche e nei disturbi psicosomatici(5) ed è utilizzabile anche per la prevenzione delle malattie nelle persone sane»; ribadisce anch'egli che «per garantire sicurezza e risultati positivi, la persona deve essere seguita da un medico esperto». Rainer Stange, dirigente medico alla clinica di medicina interna dell'Immanuel Hospital e stretto collaboratore di Michalsen, sottolinea poi l'efficacia documentata persino nella «depressione lieve, nell'emicrania e nella sindrome da intestino irritabile(6)». E chiarisce: «Ritengo sia bene non utilizzare il termine "disintossicante" quando si parla di digiuno, poiché si tratta di una definizione commerciale, di un concetto utilizzato dai media e non scientifico. Oggi ci sono a disposizione studi clinici di buona qualità, benché ancora pochi, e anche la medicina accademica si sta rendendo conto della portata di questa pratica».

Digiuno e sport

digiuno4Un regime di digiuno sotto stretto controllo medico ha mostrato effetti positivi anche sulle performance di atleti impegnati in discipline che richiedono sforzi aerobici, come ad esempio i maratoneti. A studiare come l'organismo degli sportivi reagisca in questi casi è, tra gli altri, Néstor Vincente Salar, biologo molecolare in forze all'Istituto di bioingegneria presso l'Unità di terapia cellulare e biochimica dell'università spagnola Miguel Hernández.

Salar ha pubblicato, insieme ad un gruppo di colleghi, uno studio sull'argomento nel dicembre scorso(7). «Abbiamo cercato di capire se periodi di digiuno migliorassero la resa degli atleti impegnati in esercizio aerobico e se fossero il modo migliore per controllare la percentuale di grasso corporeo» spiega Salar. «Siamo giunti alla conclusione che gli atleti possano in questo modo migliorare il metabolismo ossidativo e di conseguenza le loro performance, sempre che partano da solide basi di preparazione; ma è comunque necessario che le sessioni di allenamento siano sempre svolte sotto la supervisione di un coach esperto che sappia capire quando inserire l'astensione dagli alimenti».

Il digiuno prolungato

digiuno5A studiare ed applicare da 25 anni la digiunoterapia anche prolungata è il dottor Massimo Melelli Roia, medico di Perugia formatosi all'Accademia di Pechino e all'università di Mosca. Melelli Roia è anche esperto di agopuntura, omotossicologia, fitoterapia e oligoterapia. «Ho scoperto il digiuno terapeutico allo storico congresso di Roma del 1991, "Digiuno: come salvarsi la vita", al quale parteciparono scienziati e ricercatori da tutto il mondo portando casistiche veramente importanti anche su malattie gravi, autoimmuni e oncologiche(8)» spiega Melelli Roia. «Ho cominciato in quell'anno a proporre questo regime, dapprima sui pazienti con artrite reumatoide e artrite psoriasica, poi in chi soffriva di sclerosi multipla. Da allora è stato un crescendo, mediamente con risultati positivi intorno all'80%, intendendo risultati documentabili attraverso analisi, laddove le patologie lo consentono. Finora il digiuno si è dimostrato efficace in tutte le malattie autoimmuni che ho affrontato, anche a livello oncologico a volte ci sono stati risultati interessanti(9). In questi casi si parla sempre di digiuni prolungati, che vanno dalle due alle quattro settimane». Melelli Roia affianca al digiuno terapeutico prolungato l'agopuntura, «perché così i processi cui va incontro l'organismo vengono esaltati e lo abbiamo visto, ad esempio, sui numerosissimi pazienti affetti da sclerosi multipla. Non funziona sempre ma in percentuali molto alte».

«Ho pazienti che seguono ritmi di vita normali arrivando fino a quaranta giorni di digiuno e abbinando, appunto, l'agopuntura; ho avuto in cura un ragazzo che ha percorso cento chilometri in bicicletta al ventesimo giorno di digiuno. Chiaramente un paziente che si sia sottoposto a chemioterapia o altre terapie pesanti non avrà tutta questa energia, perché le tossine impegnano l'organismo. C'è naturalmente un momento in cui si è stanchi, magari compare il mal di testa, soprattutto i primi giorni; ma dopo ci si riprende».

Il dottor Melelli Roia, oltre all'agopuntura, affianca al digiuno anche l'iridologia, «che consente di esaminare via via lo stato della persona». «Consiglio inoltre la pulizia dell'intestino con l'idrocolonterapia, che comunque non va ripetuta più di una volta l'anno e con un'adeguata preparazione. Poi c'è tutta la successiva terapia a domicilio, modulata in maniera molto soggettiva. Io uso l'oligoterapia francese e quella russa che è molto avanzata, l'omotossicologia tedesca, poca fitoterapia. Viene preparato un piano personalizzato che permetta di gestire anche il momento della rialimentazione, importantissimo per evitare che si facciano passi indietro vanificando i risultati ottenuti».

Il digiuno di un giorno

Melelli Roia riconosce anche nel digiuno breve uno strumento efficace per mantenere il benessere psicofisico, «un giorno alla settimana, rispettando i ritmi circadiani». «Per esempio, si va dalla domenica sera dopo cena fino al martedì mattina quando si fa colazione. Bisogna bere tantissimo e liquidi non calorici, quindi ci si possono concedere tisane, infusi tranne quelli zuccherati, per un volume globale medio di tre litri. Se ci si idrata e si osserva questo regime molto breve, difficilmente si avvertono fenomeni fastidiosi; può comparire un mal di testa la sera, è la cosa più frequente. Questo digiuno non ha un potere curativo quanto preventivo. Se si vuole protrarre il digiuno portandolo a tre o quattro giorni, consiglio di usare succhi vegetali, estratti o centrifugati, perché nei primi giorni l'organismo espelle tossine e possono comparire emicrania, nausea e vomito, rendendo difficile la gestione della giornata soprattutto se si va al lavoro o si affrontano le attività quotidiane. Una minima quantità di calorie e zuccheri evita la reazione violenta dell'organismo. L'unica controindicazione che pongo in assoluto al digiuno riguarda le persone che hanno subìto un trapianto: con un rafforzamento importante e rapido del sistema immunitario potrebbero andare incontro a crisi di rigetto».

«Quindi il digiuno rivitalizza, rigenera, reidrata i tessuti, elimina i radicali liberi; andrebbe fatto osservare alle coppie prima di avere figli per predisporre al meglio l'organismo al concepimento. Non c'è parte del corpo che non ricavi benefici, non c'è cellula nel corpo che non partecipi a questo lavoro di reset».

Una strada, dunque, che ha ha già offerto validissimi segnali e che promette ulteriori conquiste nel prossimo futuro.

Note

1 Si veda: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26094889 . Lo studio è stato condotto su animali; Terra Nuova non approva né sostiene la sperimentazione sugli animali, si limita a prendere atto della letteratura esistente in materia.

2 Si vedano: www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4712327/ ; www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21516129.

3 Si veda: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24440038.

4 Si vedano: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24434759 ; www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20425196 ; www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24434758 ; www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11416824 .

5 Si veda: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/964029

6 Si veda: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17078771

7 Si veda: www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26667687

8 Qui la registrazione dell'incontro: www.radioradicale.it/scheda/39680/39716-digiuno-come-salvarsi-la-vita

9 Si vedano: Massimo Melelli Roia, Il digiuno come cura e prevenzione, ed. Tecniche Nuove, 2013; AA. VV., Il digiuno. Come salvarsi la vita a cura di Bruno Romano, ed. Mediterranee, 1991; Siliprandi & Tettamanti, Biochimica medica, strutturale, metabolica e funzionale, ed. Piccin Nuova Libraria, 2013; Thierry De Lestrade, Le jeûne, une nouvelle thérapie?, La Découverte, 2013.

I meccanismi che si attivano

In Europa, uno dei primi medici a osservare e documentare sistematicamente gli effetti del digiuno su un'ampia gamma di malattie e a sviluppare il concetto di digiuno terapeutico è stato il tedesco Otto Buchinger; per questo in Germania si è poi dato seguito al filone di ricerca e oggi si contano diversi esperti tedeschi. Come spiega il professor Michalsen, per digiuno si intende un periodo di tempo limitato in assenza di cibo solido in cui il corpo utilizza quasi esclusivamente le proprie riserve di energia senza provocare danno alla salute(1). «Durante il digiuno, l'assunzione di brodi vegetali o succhi di frutta e verdura non dovrebbe eccedere le 500 calorie al giorno ed è importante che la scelta sia un atto volontario del soggetto e che si evitino cibi solidi e sostanze stimolanti, come caffè o nicotina» continua Michalsen. Se seguito in maniera adeguata, il digiuno può consentire di sperimentare un buon livello di vitalità e assenza di stimolo della fame. Michalsen consiglia anche di abbinare alla restrizione calorica opportune tecniche mente-corpo, attività spirituale ed esercizio fisico. «L'organismo umano ha la capacità fisiologica di passare dall'utilizzo di alimenti esterni all'utilizzo di riserve interne di nutrienti. Le riserve di glicogeno nel fegato e nei muscoli sono limitate e solitamente si esauriscono dopo 24 ore di digiuno, ma l'energia è poi attinta dalle riserve di grassi. Le proteine vengono utilizzate per rilasciare amminoacidi per la gluconeogenesi in modo da fornire glucosio al cervello. La restrizione a 500 calorie al giorno porta ad una risposta neuroendocrina complessa e ben regolata e attiva adattamenti cardiovascolari, metabolici e psicologici». Michalsen osserva anche che, dopo decenni di diffidenza e critiche, la medicina sta riscoprendo l'approccio di Buchinger e sta osservando «un numero crescente di benefici in diverse malattie croniche».

Nel 2002, la tedesca Ärztegesellschaft für Heilfasten und Ernährung (Società medica per la nutrizione e il digiuno terapeutico) ha pubblicato le prime linee guida per il digiuno terapeutico.

1 www.karger.com/Article/PDF/357828

2 www.karger.com/Article/Abstract/64270

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Salute-e-benessere/La-potenza-del-digiuno

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Mon, 20 Feb 2017 11:01:07 +0000
Cibo fasullo, grande distribuzione e mafia - Le minacce al piccolo imprenditore http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2894-cibo-fasullo-grande-distribuzione-e-mafia-le-minacce-al-piccolo-imprenditore http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2894-cibo-fasullo-grande-distribuzione-e-mafia-le-minacce-al-piccolo-imprenditore

CIaculliCibo straniero e non certificato spacciato per italiano, un imprenditore costretto a chiudere, probabile collusione fra mafia ed esponenti della grande distribuzione organizzata. Una brutta storia dalla Sicilia.

La decisione ha fatto arrabbiare molto l'avvocato Antonio Ingroia. Al processo alla Lidl e al Gruppo Napoleon che si è aperto nei giorni scorsi a Ragusa il giudice Vincenzo sito ha respinto tutte le richieste di costituzione di parte civile.
Una decisione fortemente criticata ma che non sposta di nulla il valore di questo processo sia perché sono alla sbarra dirigenti di gruppi importanti della Grande distribuzione organizzata (Bartolomeo Fiorilla e Michele Leonardi, il rappresentante del gruppo Napoleon Piergiorgio Samburgaro e quello di Lidl Massimo Casilini) sia per gli intrecci con la criminalità organizzata che potrebbe portare alla luce. Perché risulta veramente inquietante il racconto fatto da Maurizio Ciaculli, l'imprenditore agricolo vittoriese che ha fatto scoppiare il caso portando la Lidl in Tribunale. Ci si aspetta molto, per capire la situazione in provincia di Ragusa e comprendere i rapporti tra mafia e Gdo, da un altro processo parallelo che comincerà il 17 febbraio. Procedimento scaturito dalle minacce fatte a a Ciaculli. «Alla sbarra – racconta l'avvocato di Ciaculli Giuseppe Nicosia – andrà Giacomo Iannello, esponente della criminalità locale, accusato di minacce, fatte anche per conto di clan della criminalità catanese, per indurre Ciaculli a ritirare le denunce così da non andare a processo». Iannello, oggi in carcere per l'omicidio Nicosia, è stato denunciato dall'imprenditore nel 2014, che aveva consegnato alle forze dell'ordine delle registrazioni vocali.

La storia di Ciaculli comincia nel 2012 ed è stato lui a raccontarla, oltre che ai magistrati anche ai giornali. «Avevo un'azienda di confezionamento di prodotti ortofrutticoli, dove lavoravano circa cento padri di famiglia – dice al quotidiano online Meridionews -. Nel 2012 sono entrato nel supermercato Lidl di Vittoria e, per puro caso, nei banchi ho trovato delle melanzane, secondo me spagnole, avvolte in un imballaggio di cartone non conforme alla normativa e spacciate per prodotto italiano. Mi sono incuriosito, ho sollevato l'imballaggio e ho trovato un grande bollino dove si dichiarava che la melanzana era prodotta dalla mia azienda, col mio numero di global cup, lavorata e commercializzata dal gruppo Napoleon di Verona. Così ho deciso di denunciare i fatti alla guardia di finanza, che sequestrò i prodotti».
Ciaculli ha raccontato anche di aver ricevuto «segnalazioni da altre parti d'Italia sulla presenza dello stesso bollino in diversi supermercati Lidl». E insieme alle segnalazioni, dopo il clamore scoppiato per la diffusione della notizia, arrivarono anche le minacce: «Si presentarono all'opificio alcuni malviventi, tra cui Michele Brandimarte e Francesco Nigito, uccisi poco tempo dopo, insieme al responsabile commerciale della Napoleon, dicendomi che dovevo ritirare la denuncia perché avevo creato il caos in tutta Italia». Centocinquantamila euro è la cifra che sarebbe stata proposta a Ciaculli in cambio del suo silenzio. «Ho risposto che i soldi sporchi non avrebbero mai trovato godimento a casa mia e me ne sono andato», dice.

Per l'imprenditore vittoriese, Lidl non avrebbe seguito i protocolli a tutela dei consumatori e avrebbe continuato a vendere le melanzane. Così le denunce sono andate avanti, anche con l'aiuto delle associazioni di categoria, ma poco dopo per Ciaculli arriva la stangata. «Avevo un contratto di fornitura nazionale con Eurospin Italia pari a cinque milioni di euro di fatturato. Da una settimana, non ricevevo ordini dalla grande catena commerciale. Così, preoccupato, chiamai l'ufficio contabilità della piattaforma logistica di Catania per sapere cosa fosse successo. La loro risposta – ricorda l'imprenditore – fu che non potevo più lavorare in quanto ero diventato scomodo».
Per Ciaculli inizia un calvario che in breve tempo lo porterà a chiudere l'azienda. «Un giorno, mentre andavo nelle mie terre, mi fermarono due tipi con la macchina: "T'affari i cazzi tuoi se ci tieni a ta famigghia", mi dissero». E dalle parole ai fatti, il passo fu breve. Le intimidazioni iniziarono con le lettere anonime. «"Mortu ca camina mutu", recitava un messaggio. Poi fu la volta di un animale putrefatto lasciato davanti casa, l'impiccagione del mio gatto in giardino, sabotaggi alla macchina, l'incendio dell'opificio nel 2015, fino ad arrivare – prosegue – all'auto bruciata, nell'agosto del 2016, con un mazzo di fiori davanti la porta e un biglietto minatorio: "Ciaculli ci stai scassanu a min***a chistu è l'ultimo avviso"». (fonte: http://www.economysicilia.it/vittoria-storia-maurizio-ciaculli-limprenditore-portato-lidl-alla-sbarra)

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Thu, 09 Feb 2017 10:11:53 +0000
Il cibo avvelenato: ecco quanti pesticidi mangiamo http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2886-il-cibo-avvelenato-ecco-quanti-pesticidi-mangiamo http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2886-il-cibo-avvelenato-ecco-quanti-pesticidi-mangiamo

cibo avvelenato2017Il tè verde fa bene alla salute. A meno che non risulti contaminato da un mix di ben 21 differenti sostanze chimiche. Anche le bacche vanno molto di moda nelle diete attuali, peccato che alcuni campioni analizzati dall'attento laboratorio della Lombardia contenessero fino a 20 molecole chimiche differenti. Residui chimici in quantità sono stati rinvenuti anche nell'uva da tavola e da vino, tutta di provenienza nazionale, contaminata anche da 7, 8 o 9 sostanze contemporaneamente. Sebbene i prodotti fuorilegge (cioè con almeno un residuo chimico che supera i limiti di legge) siano solo una piccola percentuale (l'1,2% nel 2015, era lo 0,7% nel 2014), tra verdura, frutta e prodotti trasformati, la contaminazione da uno o più residui di pesticidi riguarda un terzo dei prodotti analizzati (36,4%).

Stop pesticidi , il dossier di Legambiente che raccoglie ed elabora i risultati delle analisi sulla contaminazione da fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e trasformati, realizzati dalle Agenzie per la Protezione Ambientale, Istituti Zooprofilattici Sperimentali e ASL, è stato presentato a Roma e ha subito catturato l'attenzione dei consumatori.

Nonostante la crescente diffusione di tecniche agronomiche sostenibili, l'uso dei prodotti chimici per l'agricoltura in Italia rimane significativo. Sebbene la situazione tra il 2010 e il 2013 sia migliorata con un trend di diminuzione dell'uso pari al 10%, nel 2014 si è registrata una inversione di tendenza e il consumo di prodotti chimici nelle campagne è tornato a crescere, passando da 118 a circa 130 mila tonnellate rispetto all'anno precedente. In particolare, nel 2014, sono stati distribuiti circa 65 mila tonnellate (T) di fungicidi (10,3 mila T in più rispetto al 2013), 22,3 mila T di insetticidi e acaricidi, 24,2 mila T di erbicidi e infine 18,2 mila T di altri prodotti. Nel complesso, l'Italia si piazza al terzo posto in Europa nella vendita di pesticidi (con il 16,2%), dopo Spagna (19,9%) e Francia (19%), piazzandosi però al secondo posto per l'impiego di fungicidi.

In positivo, però, va segnalata la crescita delle aziende agricole che scelgono di non far ricorso ai pesticidi e di produrre secondo i criteri biologici e biodinamici, seguendo forme di agricoltura legate alle vocazioni dei territori, operando per salvaguardare le risorse naturali e la biodiversità grazie alla ricerca e all'innovazione. La superficie agricola biologica in Italia, infatti, tra il 2014 e il 2015 ha registrato un aumento del 7,5%.

"Lo studio presentato oggi - ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni - evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di uno storico vuoto normativo: manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema del simultaneo impiego di più principi attivi sul medesimo prodotto. Da qui la possibilità di definire "regolari", e quindi di commercializzare senza problemi, prodotti contaminati da più principi chimici contemporaneamente se con concentrazioni entro i limiti di legge. Senza tenere conto dei possibili effetti sinergici tra le sostanze chimiche presenti nello stesso campione sulla salute delle persone e sull'ambiente. Eppure le alternative all'uso massiccio dei pesticidi non mancano. La crescita esponenziale dell'agricoltura biologica e delle pratiche agronomiche sostenibili sta dando un contributo importante alla riduzione dei fitofarmaci e al ripristino della biodiversità e alla salute dei suoli".

"La terra, l'aria, l'acqua, il cibo, la salute sono di tutti, non solo di una categoria economica - ha dichiarato il presidente di Alce Nero Lucio Cavazzoni - Si tratta di un diritto fondamentale per una società civile, spesso celato da normative ipocrite che trascurano l'effettiva pericolosità della diffusione di tante molecole chimiche dannose. È dovere di tutti operare a 360 gradi per ridurre l'impatto della chimica di sintesi nell'ambiente e di cibi che possono recare danno alla salute: è tempo di passare ad azioni concrete per risultati concreti. L'importante termometro di Legambiente chiama tutti ad un'azione di responsabilità: non è sufficiente produrre cibo, si deve e si può produrre cibo sano, che nutra bene e sia buono per l'uomo e per l'ambiente. Che è la casa dell'uomo".

Anche quest'anno, la quantità dei residui di pesticidi che le Agenzie per la Protezione Ambientale e Istituti Zooprofilattici Sperimentali hanno rintracciato nei prodotti da agricoltura convenzionale, nei prodotti trasformati e miele, resta elevata: salgono leggermente i campioni irregolari (1,2% nel 2015, erano lo 0,7% del 2014); mentre i prodotti contaminati da uno o più residui contemporaneamente raggiungono il 36,4% del totale, più di un terzo dei campioni analizzati (9608 campioni), in leggero calo rispetto al 2014 (41,2%). La percentuale di campioni regolari senza alcun residuo invece, in leggero rialzo rispetto al 58% del 2014, si attesta al 62,4%.

Tra i casi eclatanti, i già citati prodotti di provenienza extra Ue come il tè verde con 21 residui chimici e le bacche con 20, ma anche il cumino con 14 diverse sostanze, le ciliegie con 13, le lattughe e i pomodori con 11 o l'uva con 9 principi attivi.

Ancora una volta la frutta è il comparto dove si registrano le percentuali più elevate di multiresiduo e le principali irregolarità. Ma il massiccio impiego di pesticidi non ha ricadute significative solo sulla salute delle persone. Una maggiore attenzione deve essere rivolta anche alle ricadute negative sull'ambiente. Nuove molecole e formulati sono stati immessi sul mercato senza un'adeguata conoscenza dei meccanismi di accumulo nel suolo, delle dinamiche di trasferimento e del destino a lungo termine nell'ambiente. Occorre valutare meglio gli effetti in termini di perdita di biodiversità, di riduzione della fertilità del terreno, di accelerazione del fenomeno di erosione dei suoli. Per le sostanze su cui non esiste ancora un parere unanime del mondo scientifico sui rischi, come per il famoso Glifosato, dovrebbe valere il principio di precauzione e il divieto di utilizzo.

Tra le sostanze attive più frequentemente rilevate: il Boscalid, il Penconazolo, l'Acetamiprid, il Metalaxil, il Ciprodinil, l'Imazalil e il Clorpirifos, sostanza riconosciuta come interferente endocrino, cioè capace di alterare il normale funzionamento del sistema endocrino e dannoso per l'organismo.

I dati di Stop pesticidi sono il frutto delle analisi condotte dai diversi laboratori pubblici italiani. Come sempre, vale il principio del 'chi cerca trova' e così le maggiori irregolarità sono state riscontrate dai laboratori più zelanti, che conducono il maggior numero dei controlli (Lombardia e l'ottima Emilia Romagna) contemplando il più alto numero delle sostanze da ricercare. Mancano invece all'appello i dati della Calabria, che non ha fornito alcuna informazione, e della regione Toscana, che ha fornito i dati in maniera disaggregata, non assimilabile al resto del rapporto.

Nel complesso, uva, fragole, pere e frutta esotica (soprattutto banane) sono i prodotti più spesso contaminati dalla presenza di residui di pesticidi.

Circa un terzo dei campioni (30,1%) analizzati dal laboratorio del Lazio, contiene uno o più residui di sostanze attive. Si arriva a combinazioni di 21 residui in un campione di foglie di tè verde, di cui 6 superano il limite di legge (Buprofezin, Imidacloprid, Iprodione, Piridaben, Triazofos, Acetamiprid) e 14 residui in un campione di semi di cumino, di cui 9 superano il limite (Carbendazim, Esaconazolo, Imidacloprid, Miclobutanil, Profenofos, Propiconazolo, Tiametoxam, Triazofos, Acetamiprid).

Come già accennato, l'uva risulta tra i prodotti maggiormente contaminati: tutti i campioni (12) analizzati dai laboratori del Friuli Venezia Giulia presentano uno o più residui; in Valle d'Aosta si è registrata una irregolarità per superamento del limite ammesso di Clorpirifos, due campioni regolari con un residuo (Clorpirifos) e quattro campioni regolari ma con multiresiduo. In Liguria in un campione regolare sono stati rilevati fino a sette residui (Boscalid, Ciprodinil, Clorpirifos, Imidacloprid, Metossifenozide, Pirimetanil, Fludioxonil) mentre in Puglia si è arrivati anche a 9. Situazione simile anche in Sardegna, dove l'uva da tavola risulta essere sempre contaminata da più residui, in Umbria (multiresiduo in 6 campioni su 7) e Veneto, che registra la presenza di multiresiduo nel 62,5% dei campioni di uva analizzati.

In Emilia Romagna risultano contaminate il 46,1% delle insalate e l'81,6% delle fragole (multiresiduo), mentre spiccano per numero di molecole presenti contemporaneamente un campione di ciliegie e uno di uva sultanina 'in regola' con 13 e 14 principi attivi. 15 le irregolarità rilevate: 8 su pere locali e 7 nel comparto verdura. Cocktail di sostanze attive si trovano anche in Lombardia con due campioni di bacche provenienti dalla Cina con 12 e 20 residui, mentre irregolarità per superamento dei limiti massimi consentiti dalla legge sono state segnalate dal laboratorio abruzzese (per eccesso di Clorpirifos in 3 campioni di pesche). Anche la regione Sicilia presenta 6 campioni irregolari, uno nel comparto verdura (cereali) e cinque nel comparto frutta. La regione Puglia ha rilevato 20 irregolarità tra cui 6 su campioni di melograno provenienti dalla Turchia.

«Eppure, proprio l'agricoltura potrebbe rappresentare il più importante alleato per affrontare le attuali sfide ambientali e per lo sviluppo di una nuova economia - dice Legambiente - Il primo passo è il rilancio di buone pratiche agricole attente alla complessità dei processi naturali e soprattutto capaci di innovare e sperimentare nuove tecnologie. Il motore di questo cambiamento, che include anche la riduzione dei pesticidi, è l'agricoltura biologica, con le sue molteplici varianti, come l'agricoltura biodinamica. I criteri dell'agricoltura biologica permettono infatti di sostituire l'intervento chimico con l'utilizzo dei meccanismi naturali contribuendo alla difesa delle piante e al ripristino della fertilità dei suoli e della biodiversità. Ci sono poi prodotti innovativi, come i biofumiganti, biostimolanti e corroboranti e metodi di gestione – consociazioni, rotazioni, sovesci, semina su sodo, minime lavorazioni del terreno e diserbo meccanico – che riducono il rischio di malattie delle piante e che inducono negli anni effetti benefici sulla struttura del suolo, sulla sua capacità di ritenzione idrica e sulla salute delle piante. Governo e Regioni dovrebbero investire maggiormente in ricerca e formazione per sostenere con maggior forza questo processo di cambiamento che è stato avviato».

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/il-cibo-avvelenato-ecco-quanti-pesticidi-mangiamo

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Fri, 03 Feb 2017 11:44:17 +0000
Pesce pangasio “troppo inquinato”: ritirato da supermercati e mense scolastiche http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2879-pesce-pangasio-troppo-inquinato-ritirato-da-supermercati-e-mense-scolastiche http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2879-pesce-pangasio-troppo-inquinato-ritirato-da-supermercati-e-mense-scolastiche

Pangasio1Economico ma allevato in acque molto inquinate. Il pesce pangasio finisce sotto accusa e sono sempre di più le catene della grande distribuzione a chiudergli le porte. Non solo. La Regione Emilia-Romagna sembra determinata a sostituirlo nei menu delle mense scolastiche con pesce azzurro dell'Adriatico. Allevato in gran parte nel delta del Mekong in Vietnam, tra i fiumi più inquinati del mondo, il pesce pangasio finora ha sempre trovato molto spazio nella ristorazione collettiva e sui banchi delle pescherie. Ma l'ecosistema nel quale viene allevato non fornisce più garanzie adeguate per mettere al riparo i consumatori. E così sono in molti a dirgli addio. Nei supermercati già è più difficile trovarla. Esselunga non lo vende più, la Coop lo ha tolto dai suoi prodotti a marchio e recentemente Carrefour in Belgio ha annunciato che "gli allevamenti di pangasio hanno un forte impatto ambientale, una volta esauriti gli stock, non verrà più venduto".

 

 

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Il Pangasianodon hypophthalmus, conosciuto comunemente come pangasio, è un pesce osseo d'acqua dolce appartenente alla famiglia Pangasiidae. Nel nostro Paese ha comunque sempre avuto fama di pesce dalla carne mediocre, ma ha avuto un discreto successo commerciale grazie alla crescita rapida e dell'alta resa dell'animale (poco scarto e molta carne). Non di raro è successo che alcuni esemplari siano stati smerciati come altre specie ittiche più pregiate. Ora ci sarebbe anche un rischio di la contaminazione delle "carni". In tal senso, la commissione Politiche economiche della Regione Emilia-Romagna ha approvato una misura per sostituire il famigerato pangasio con pesce dell'Adriatico: un sostegno economico all'attività ittica locale e più rassicurazioni per i consumatori più giovani delle scuole.

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Fonte: http://www.fanpage.it/pesce-pangasio-troppo-inquinato-ritirato-da-supermercati-e-mense-scolastiche/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Sat, 28 Jan 2017 10:30:25 +0000
Multa confermata per gli spot delle gomme da masticare http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2870-multa-confermata-per-gli-spot-delle-gomme-da-masticare http://www.coscienzeinrete.net/alimentazione/item/2870-multa-confermata-per-gli-spot-delle-gomme-da-masticare

CIR Gomme multaIl TAR del Lazio ha confermato 180 mila euro di multa che l'Antitrust aveva fatto nel settembre 2013 alla Perfetti, accusata dell'ingannevolezza della pubblicità sui benefici per l'igiene dentale di chewing gum Vivident, Happydent, Daygum e Mentos.

 

Il Tar che ha respinto un ricorso proposto dalla società per contestare il provvedimento sanzionatorio. La pratica commerciale contestata (riferita al 2011-2012) è consistita nella diffusione di numerosi messaggi promozionali, per una campagna pubblicitaria realizzata, a giudizio dell'Autorità, attribuendo ai prodotti reclamizzati benefici enfatizzati e non conformi alla disciplina di settore. Tali da suggerire una sostanziale equivalenza tra l'uso costante delle gomme da masticare e una corretta igiene orale".

Sentenza che trova accoglimento nell'Associazoione nazionale dentisti (ANDI). Per il vicepresidente Mauro Rocchetti le gomme da masticare senza zucchero "possono aiutare ma assolutamente non possono sostituirsi agli strumenti dell'igiene orale, che sono spazzolino, dentifricio e filo interdentale".

"Alcune gomme da masticare senza zucchero hanno un'azione protettiva, tuttavia non possono essere sostituti degli strumenti di igiene che sono spazzolino, dentifricio e filo. Alcune gomme con xilitolo possono essere di ausilio quando, per vari motivi, non si può usare lo spazzolino, ma anche in questo caso la gomma non sostituisce la pratica 'classica' di igiene orale". Insomma, il chewing gum senza zucchero, chiarisce, "può avere dei benefici, perché masticando la gomma si elimina parte della placca e in più lo xilitolo, che è uno zucchero non cariogeno, tiene basso il ph non permettendo che il suo innalzamento vada ad intaccare lo smalto, ma è falso che le gomme possano sostituire gli altri strumenti di igiene orale".

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Alimentazione-naturale/Multa-confermata-per-gli-spot-delle-gomme-da-masticare

(Noi di CIR, pur essendo contenti che ci sia stata una sentenza simile, pensiamo che probabilmente la multa non sia adeguata ai guadagni di cui l'azienda ha goduto sfruttando tali pubblicità ingannevoli per anni; e che questa multa, più che un deterrente, sia quasi un incentivo per altre aziende a fare altrettanto)

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Thu, 19 Jan 2017 14:24:41 +0000