Alimentazione http://45.32.156.248 Sat, 18 Aug 2018 16:08:07 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it “Acqua contaminata”: ritirato un lotto di San Benedetto | Quali sono le bottiglie da evitare „Bottiglie acqua contaminata con idrocarburi: ritirato un lotto di San Benedetto, l'allarme“ http://45.32.156.248/alimentazione/item/3201-acqua-contaminata-ritirato-un-lotto-di-san-benedetto-quali-sono-le-bottiglie-da-evitare-bottiglie-acqua-contaminata-con-idrocarburi-ritirato-un-lotto-di-san-benedetto-l-allarme http://45.32.156.248/alimentazione/item/3201-acqua-contaminata-ritirato-un-lotto-di-san-benedetto-quali-sono-le-bottiglie-da-evitare-bottiglie-acqua-contaminata-con-idrocarburi-ritirato-un-lotto-di-san-benedetto-l-allarme

“Acqua contaminata”: ritirato un lotto di San Benedetto | Quali sono le bottiglie da evitare

San benedetto“A causa della presenza di consistente di contaminanti idrocarburici, prevalenza xilene, trimetilbenzene, touelene ed etilbenzene” il ministero della Salute ha disposto il richiamo di un lotto di acqua minerale San Benedetto contaminato. Il lotto in questione, si legge in una nota del ministero, è il 23LB8137E di acqua minerale naturale a marchio 'San Benedetto' - Fonte Primavera, sorgente in comune di Popoli (PE) nel formato da 0,5 L PET Naturale, imbottigliato presso lo stabilimento Gran Guizza, con scadenza 16/11/2019.

 



 

Le motivazioni

Il ministero della Salute, in una nota diffusa, informa che il lotto è stato richiamato per la "presenza consistente di contaminanti idrocarburici, prevalenza xilene, trimetilbenzene, touelene ed etilbenzene". La San Benedetto fa sapere che il ritiro dal mercato è stato deciso "a seguito dei campionamenti svolti dall'autorità sanitaria di competenza su alcune bottiglie prelevate presso un distributore automatico di bevande refrigerate, che hanno rilevato una non conformità dovuta al superamento dei limiti per contaminanti idrocarburici aromatici".

La società produttrice ha quindi provveduto al ritiro di tutte le bottiglie di acqua minerale del lotto in questione e ha invitato a non consumare i prodotti appartenenti al lotto sopraindicato e a restituirli al punto vendita. Precisa, inoltre, che il richiamo si riferisce "solo ed esclusivamente all'acqua minerale Fonte Primavera imbottigliata presso lo stabilimento Gran Guizza di Popoli con il nome San Benedetto e limitatamente al lotto indicato".

La società, come riportato nel comunicato ufficiale, garantisce "l'assoluta purezza per tutti i prodotti e i lotti non indicati nella comunicazione" e rende noto di stare "collaborando con le autorità competenti per l'accertamento delle eventuali cause e la risoluzione della problematica" sottolineando che "gli impianti ove la Fonte Primavera è captata e imbottigliata sono progettati, realizzati, collaudati e controllati in conformità agli standard di qualità più stringenti previsti dalle normative e adottati dal Gruppo San Benedetto".

fonte: http://www.milanotoday.it/cronaca/bottiglie-acqua-san-benedetto-contaminata.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Fri, 22 Jun 2018 07:14:15 +0000
Il glifosato è genotossico: lo studio dell'Istituto Ramazzini http://45.32.156.248/alimentazione/item/3184-il-glifosato-e-genotossico-lo-studio-dell-istituto-ramazzini http://45.32.156.248/alimentazione/item/3184-il-glifosato-e-genotossico-lo-studio-dell-istituto-ramazzini

CIR glifosato genotossicoDisponibili i primi tre articoli sulla fase pilota dello studio sul glifosato che l'Istituto Ramazzini sta conducendo grazie ai finanziamenti dei soci della Onlus. I risultati appaiono chiari: gli erbicidi a base di glifosato sono capaci di alterare importanti parametri biologici, danneggiano lo sviluppo sessuale e il microbioma intestinale e mostrano genotossicità.

Sono disponibili online i primi tre articoli sulla fase pilota dello Studio Globale sul Glifosato dell’Istituto Ramazzini; saranno pubblicati a fine maggio dalla prestigiosa rivista scientifica Environmental Health. Lo studio pilota ha indagato gli effetti degli erbicidi a base di glifosato (GBHs) su ratti esposti ad una concentrazione di glifosato equivalente alla dose giornaliera accettabile nella dieta secondo lo US Environmental Protection Agency (cRFD) (1)– 1.75 mg/Kg/die (somministrata in acqua da bere per un periodo 3 mesi). Lo studio si è focalizzato sui possibili effetti durante il periodo e ha coinvolto diverse Istituzioni ed Università in Europa e negli Stati Uniti.

I risultati mostrano che i GBHs sono capaci di alterare alcuni importanti parametri biologici, con particolare riguardo allo sviluppo sessuale, alla genotossicità, e al microbioma intestinale. I 300.000 euro che sono stati necessari per lo studio pilota sono stati raccolti grazie agli oltre 30.000 soci dell’Istituto Ramazzini Cooperativa Sociale ONLUS. E’ stata anche lanciata una campagna di crowdfunding (2) per supportare lo Studio Globale sul Glifosato a lungo termine che, alla luce di questi risultati, è ora ancor più necessario.

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Il glifosato è l’erbicida più usato della storia: 8.6 miliardi di chilogrammi di erbicidi a base di glifosato (GBHs) sono stati utilizzati nel mondo a partire dal 1974. L’uso di glifosato è inoltre aumentato di 15 volte a partire dall’introduzione nel 1996 delle coltivazioni geneticamente modificate (3).

Nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il glifosato come “probabile cancerogeno per l’uomo” (4). L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), in seguito alla valutazione dell’Istituto Federale Tedesco per la Valutazione del Rischio (BfR), ha successivamente affermato che il glifosato è “improbabile che ponga un pericolo cancerogeno per l’uomo” (5) e l’Agenzia Europea per la Chimica (ECHA) ha affermato che “le evidenze scientifiche disponibili non soddisfano i criteri necessari per classificare il glifosato come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione” (6). Una valutazione del glifosato da parte dello US Environmental Protection Agency (EPA) è attualmente in corso (7).

L’incertezza scientifica che circonda il glifosato e i GBHs ha inoltre determinato un’incertezza politica, come dimostrato dal rinnovo limitato a 5 anni della licenza per il glifosato che è stato concesso nel Novembre 2017 dagli Stati Membri dell’Unione Europea

L’Istituto Ramazzini e i partner dello studio, vista la situazione di incertezza, hanno cercato di fornire dati solidi e indipendenti per permettere agli enti regolatori, ai governi e ai cittadini di tutto il mondo di rispondere alla seguente domanda: il glifosato e i GBHs sono veramente sicuri alle dosi alle quali siamo esposti tutti i giorni?

Lo Studio Pilota

La fase sperimentale pilota dello Studio Globale sul Glifosato si è svolta presso l’Istituto Ramazzini di Bentivoglio, Bologna, a partire dal 2016. I 300,000 € per lo studio pilota sono stati raccolti grazie agli oltre 30.000 soci dell’Istituto Ramazzini Cooperativa Sociale ONLUS.

Per realizzare lo studio l’Istituto Ramazzini ha costruito una rete di partner autorevoli, che includono l’Università di Bologna (Dipartimento di Agraria, Veterinaria e Biostatistica), l’Ospedale San Martino di Genova, l’Istituto Superiore di Sanità, la Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York e la George Washington University.

Lo studio pilota, che costituisce la base per un successivo studio integrato a lungo termine, mirava ad ottenere informazioni generali sulla tossicità dei GBHS durante diversi periodi dello sviluppo (neonatale, infanzia, adolescenza), e ad identificare precoci marker espositivi. Il glifosato e un suo formulato (Roundup Bioflow, MON 52276) sono stati testati su ratti Sprague Dawley, a partire dalla vita embrionale fino a 13 settimane dopo lo svezzamento, esposti ad una dose di glifosato in acqua da bere equivalente alla dose giornaliera accettabile nella dieta secondo lo US Environmental Protection Agency (cRFD) (1)– 1.75 mg/Kg/die.

I risultati mostrano che I GBHs, anche a dosi considerate sicure e dopo un periodo relativamente breve di esposizione (equivalente nell’uomo ad un’esposizione dalla vita embrionale fino ai 18 anni), possono alterare alcuni importanti parametri biologici, in particolare relativi allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e al microbioma intestinale. In particolare, i risultati hanno mostrano un alterazione di alcuni parametri dello sviluppo sessuale nei ratti trattati con GBHs, specialmente nelle femmine. Inoltre, i ratti trattati con GBHs hanno mostrato delle alterazioni statisticamente significative del microbioma intestinale, in particolare durante lo sviluppo. Per quanto riguarda la genotossicità, è stato osservato un aumento statisticamente significativo di micronuclei nelle cellule del midollo osseo nei ratti trattati con GBHs, in particolare nelle prime fasi della vita.

I ratti trattati con glifosato puro o con il suo formulato hanno mostrato livelli comparabili di glifosato e del suo principale metabolita (AMPA) nelle urine, dimostrando quindi un assenza di differenze significative nell’assorbimento ed escrezione di glifosato nei due gruppi di trattamento, ma suggerendo un effetto di bioaccumulo del glifosato proporzionale al tempo di trattamento.

Gli articoli peer-reviewed, già accettati per la pubblicazione , contenenti i dati sugli effetti sul microbioma e sui biomarker espositivi, saranno pubblicati a fine maggio nella prestigiosa rivista scientifica Environmental Health in formato open access (8, 9, 10). I dati sui parametri riproduttivi e sulla genotossicità sono attualmente in fase di peer review e saranno presto pubblicati.

La campagna di crowdfunding per lo Studio Globale sul Glifosato

L’Istituto Ramazzini, con il supporto di altri Istituti e Università indipendenti dall’Europa agli Stati Uniti, ha ora lanciato una campagna di crowdfunding per finanziare il più grande studio integrato a lungo termine sugli effetti dei GBHs. Infatti, uno studio a lungo termine risulta ora necessario per estendere e confermare le prime evidenze emerse nello studio pilota e fornire risposte definitive ai diversi dubbi che rimangono sugli effetti cronici sulla salute dei GBHs, inclusi gli effetti cancerogeni.

Il budget totale per questo studio è di 5 milioni di euro e la campagna sta già registrando il supporto di tanti cittadini, Istituzioni e ONG da tutto il mondo.

L’Istituto Ramazzini, in oltre 40 anni di attività, ha studiato oltre 200 composti presenti nell’ambiente generale e di lavoro e i suoi risultati hanno costituito una solida base scientifica per regolamentare e limitare l’esposizione ad un gran numero di sostanze. Esempi includono: cloruro di vinile, benzene, formaldeide, tricloroetilene e il pesticida Mancozeb.

Commenti degli Scienziati

Prof. Philip J. Landrigan, School of Medicine at Mount Sinai:

“L’obiettivo dello studio pilota, per sua natura, non è tanto quello di risolvere le incertezze sulla cancerogenicità del glifosato e dei pesticidi a base di glifosato (GBHs) che hanno fatto discute diverse agenzie (IARC, EFSA, ECHA), ma piuttosto ha saputo evidenziare alcuni effetti sulla salute che sono altrettanto importanti, che si possono anche manifestare a lungo termine con patologie oncologiche, e che possono affliggere un impressionante numero di persone, visto l’uso a livello planetario dei GBHs. Questi primi campanelli d’allarme devono essere necessariamente approfonditi con uno studio globale a lungo termine.”.

Dott.ssa Fiorella Belpoggi, Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni, Istituto Ramazzini

“Qualsiasi sia l’esito dello studio dell’Istituto Ramazzini, questo fornirà alle agenzie regolatorie e ai decisori politici solidi risultati indipendenti, ottenuti con un progetto di ricerca condiviso, sui quali potranno basare le loro valutazioni dei rischi e le loro scelte, incluso il futuro rinnovo dell’autorizzazione della licenza per il glifosato, previsto in Europa per il 2022.”.

Prof.ssa Jia Chen, Icahn School of Medicine at Mount Sinai in New York City

“I pesticidi a base di glifosato (GBHs) sono un importante fonte di preoccupazione per la salute pubblica a causa del loro diffuso e crescente uso. Come erbicida, il glifosato agisce inibendo la via di Shikimate che esiste non solo nelle piante, ma anche nei batteri, funghi e altri microbi. Ma attualmente non ci sono studi sui potenziali effetti dei GBHs sul microbioma intestinale nella popolazione umana. Il nostro studio fornisce le prime evidenze sul fatto che l’esposizione a GBHs di uso comune, a dosi considerate sicure, possa modificare il microbioma intestinale durante le prime fasi dello sviluppo, in particolare prima della pubertà. E’ ora necessario effettuare degli studi a lungo termine per dimostrare se le alterazioni del microbioma indotte dai GBHs possano causare ulteriori effetti sulla salute. In ogni caso, lo studio dei cambiamenti del microbiota durante alcune critiche finestre di suscettibilità è di grande importanza per la prevenzione”.

Prof. Giovanni Dinelli, Università di Bologna, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari

“Lo Studio Globale dell’Istituto Ramazini è un valido approccio per conoscere e capire I potenziali effetti avversi sulla salute del glifosato, uno dei più controversi principi attivi utilizzati in agricoltura in tutto il mondo. Lo scopo principale non è solo quello di definire di per sé gli specifici effetti dell’erbicida, ma anche quello di definire e proporre un nuovo approccio per la valutazione tossicologica dei pesticidi: un nuovo paradigma per fornire ai decisori politici dati affidabili provenienti da istituti di ricerca indipendenti. Questo non è solo un nuovo paradigma, ma anche l’unica strada per evitare le incertezze e i dubbi relativi all’uso dei pesticidi in agricoltura.”.

Dott. Alberto Mantovani, Istituto Superiore di Sanità

“Un aspetto interessante è l’aumento correlato al tempo di esposizione del glifosato escreto immodificato nelle urine. Questo risultato potrebbe indicare un aumento della biodisponibilità del glifosato all’aumentare della durata dell’esposizione; un aumento della biodisponibilità, d’altro canto, potrebbe contrassegnare un aumento dell’esposizione interna di organi e tessuti bersaglio”

Prof.ssa Rossella Miglio, Università of Bologna, Dipartimento di Scienze Statistiche

“E’ stato interessante partecipare a questo progetto, che considero di grande importanza per la salute pubblica. Anche se questo studio pilota mostra alcuni risultati statisticamente significativi, è importante sottolineare che maggiori e solide evidenze scientifiche deriverebbero da studi di dimensioni maggiori. In particolare, questi permetterebbero di valutare alcuni effetti importanti che non possono essere valutati in un esperimento di piccole dimensioni”.

Prof.ssa Melissa J Perry, George Washington University:

“Anche se il glifosato è sul mercato da decenni, non è stato ben studiato, e sappiamo sorprendentemente poco sui suoi effetti sulla salute umana. Questo studio è stato progettato utilizzando dosi comparabili a quelle alle quali le persone sono esposte nel loro ambiente di vita di tutti i giorni, anche attraverso il cibo che consumano. Questo studio fornirà informazioni valide per una più chiara valutazione del rischio per la salute umana”.

Prof.ssa Marcella Spinaci e Prof.ssa Giovanna Galeati, Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie

“Pensiamo che questo lavoro sia di grande valore. Anche se i risultati preliminari su diversi parametri spermatici per ora non hanno mostrato effetti significativi (produzione giornaliera, conta e morfologia dello sperma) utilizzando il modello di ratto in vivo dell’Istituto Ramazzini, maggiori ricerche sono necessarie per studiare a fondo il possibile ruolo del glifosato e dei GBHs come interferenti endocrini su altri parametri riproduttivi, sia nei maschi che sulle femmine”.

Note:

(1) US Environmental Protection Agency (EPA). Glyphosate: Chronic Dietary Exposure Assessment for the Section 3 Registration Action . 2006.
(4) IARC (International Agency for Research on Cancer). Some Organophosphate Insecticides and Herbicides. IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans, Volume 112 (2017).
(5) EFSA (European Food Safety Authority). Conclusion on the peer review of the pesticide risk assessment of the active substance glyphosate. EFSA Journal 2015;13(11):4302, 107 pp. doi: 10.2903/j.efsa.2015.4302.
(7) US Environmental Protection Agency (EPA). Draft Human Health and Ecological Risk Assessments for Glyphosate. Accessed May 9th, 2018.
(8) Philip J Landrigan, Fiorella Belpoggi.The Need For Independent Research On The Health Effects Of Glyphosate-Based Herbicides . Environmental Health, 2018.
(9) Simona Panzacchi, Daniele Mandrioli, Fabiana Manservisi, Luciano C Bua, Laura Falcioni, Marcella Spinaci, Giovanna Galeati, Giovanni Dinelli, Rossella Miglio, Alberto Mantovani, Stefano Lorenzetti, Jianzhong Hu, Jia Chen, Melissa Perry, Philip J Landrigan, Fiorella Belpoggi. The Ramazzini Institute 13-Week Study On Glyphosate-Based Herbicides At Human-Equivalent Dose In Sprague Dawley Rats: Study Design And First In-Life Endpoints Evaluation . Environmental Health, 2018.
(10) Qixing Mao, Fabiana Manservisi, Simona Panzacchi, Daniele Mandrioli, Ilaria Menghetti, Andrea Vornoli, Luciano C Bua, Laura Falcioni, Corina Lesseur, Jia Chen, Fiorella Belpoggi, Jianzhong Hu.
The Ramazzini Institute 13-Week Pilot Study On Glyphosate And Roundup Administered At Human-Equivalent Dose To Sprague Dawley Rats: Effects On The Microbiome . Environmental Health, 2018.

Fonte: https://www.terranuova.it/News/Attualita/Il-glifosato-e-genotossico-lo-studio-dell-Istituto-Ramazzini

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Fri, 18 May 2018 07:40:40 +0000
Scandalo Fda: “Basta test sul miele, c’è troppo glifosato. Meglio non sapere” http://45.32.156.248/alimentazione/item/3155-scandalo-fda-basta-test-sul-miele-c-e-troppo-glifosato-meglio-non-sapere http://45.32.156.248/alimentazione/item/3155-scandalo-fda-basta-test-sul-miele-c-e-troppo-glifosato-meglio-non-sapere

FDA GlifosatoI controlli sul glifosato spaventano. Tanto da sospendere qualunque programma di ricerca. Insomma, meglio non sapere che scoprire realtà che possono rivelarsi imbarazzanti.

È uno dei passaggi dell’intervista che Tracy Frisch ha fatto per Acres U.S.A., a Carey Gillam giornalista, ricercatore e scrittore tra i più scomodi e autorevoli degli Stati Uniti.

Gli esempi che fa Gillam sono due e stupisce che vittime del timore e della conseguente impasse siano niente meno che le due autorità pubbliche per gli alimenti degli Usa.

di Riccardo Quintili

Il contrordine della Usda

La prima testimonianza riguarda la Usda, il Dipartimento dell’Agricoltura. Dice il giornalista: “Dai documenti interni, sappiamo che nel 2017 avrebbe dovuto testare il glifosato. Hanno preparato perfino il programma di ciò che sarebbe stato analizzato. Poi all’inizio dell’anno scorso, , decisero che avrebbero continuato a non testare il glifosato.

L’imbarazzo della Fda

La Food and drug administration, secondo Gillam, ha una piccola saga ancora più interessante. All’inizio del 2016, hanno affermato che avrebbero avviato alcuni test limitati per i residui di glifosato. L’uscita della notizia non ha fatto felice la Fda, perché non volevano che la gente lo sapesse. Osserva il giornalista: “Questo mi ha sorpreso. Se sei un’agenzia governativa e parte del tuo lavoro consiste nel testare il cibo per i residui di pesticidi, perché non vorresti gridarlo dai tetti quando finalmente inizierai a testare l’erbicida più usato? Tu penseresti che ne dovrebbero essere fieri, ma non lo erano”.
I documenti interni, però, mostrano che hanno iniziato a testare e hanno trovato residui di glifosato nel miele e farina d’avena. “Uno dei chimici della FDA ha trovato livelli piuttosto elevati di glifosato nel miele, anche nel miele biologico, che ha creato un bel putiferio. Sono partite perfino cause legali dei produttori di miele contro l’utilizzo dell’erbicida. A quel punto il programma di test della FDA è stato sospeso. Doveva essere ripreso nel 2017, ma non se ne ha più notizia. Recentemente ho ricevuto la notizia che la FDA ha esplicitamente detto ai suoi scienziati di non testare alcun miele per il glifosato nel 2018”.

Fonte: https://ilsalvagente.it/2018/03/14/scandalo-fda-basta-test-sul-miele-ce-troppo-glifosato-meglio-non-sapere/32977/?utm_content=buffer926d8&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Sat, 17 Mar 2018 09:47:43 +0000
I pesticidi dentro di noi http://45.32.156.248/alimentazione/item/3087-i-pesticidi-dentro-di-noi http://45.32.156.248/alimentazione/item/3087-i-pesticidi-dentro-di-noi

pesticidi ci sono davvero negli alimentiLa chimica è servita ogni giorno sulle nostre tavole: assieme a verdure, carni, frutta, cereali, ingeriamo anche piccole dosi di anticrittogamici, insetticidi e diserbanti. In Italia e in Europa i controlli su questi residui si fanno solo sui cibi. Sappiamo quindi se ci sono e quanti sono i pesticidi su una mela o in una lattuga. Quello che non viene controllato è come e quanti se ne accumulano nel nostro corpo.

Stavolta siamo andati a vedere quello che accade nel nostro organismo: quanti pesticidi mangiamo e, soprattutto, quanti ne accumuliamo nel nostro corpo. E cosa succede se per soli 15 giorni scegliamo cibi che non contengono pesticidi chimici. In altre parole, abbiamo fatto un esperimento prima e dopo una dieta bio, per verificare se i cibi convenzionali sono una fonte di inquinamento del nostro corpo e se – scegliendo i prodotti biologici – si può ridurre o addirittura eliminare questo inquinamento interno.

 

La famiglia D. (padre, madre e due bambini) ha scelto di fare assieme a noi di Cambia la Terra questo esperimento: quanti pesticidi ingeriamo con il cibo di tutti i giorni? Quali sono i rischi sanitari associati all'ingestione di dosi anche piccole queste sostanze chimiche? In quanto tempo una dieta 100% bio può aiutarci a purificare il nostro organismo eliminando i pesticidi "dentro di noi"?

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Per due settimane Marta, Giorgio, Stella e Giacomo mangeranno solo di cibi bio certificati e berranno esclusivamente acqua naturale imbottigliata. Prima di cominciare, la famiglia si sottoporrà ad analisi per verificare la presenza o meno nelle urine di composti chimici derivanti da pesticidi utilizzati nei campi. Alla fine del percorso, la famiglia D. verrà di nuovo analizzata: sono diminuite le sostanze chimiche? Quali e con quali conseguenze sulla salute? Scopriremo insieme a loro cosa cambia quando si mangia biologico e se ci si sente meglio e più in salute.

Per approfondimenti su questo esperimento, la metodologia, i risultati, ecc, clicca QUI

Fonte: http://www.cambialaterra.it/ipesticididentrodinoi/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Mon, 11 Dec 2017 12:48:32 +0000
Sempre più mense scolastiche puntano su biologico, km 0 e filiera corta http://45.32.156.248/alimentazione/item/3055-sempre-piu-mense-scolastiche-puntano-su-biologico-km-0-e-filiera-corta http://45.32.156.248/alimentazione/item/3055-sempre-piu-mense-scolastiche-puntano-su-biologico-km-0-e-filiera-corta

Mense km0Anche se ancora a macchia di leopardo, in Italia cominciano a essere numerose le mense scolastiche che puntano su prodotti biologici, a chilometro zero e a filiera corta. Uno dei Comuni che più di recente si è mosso in questa direzione è quello di Castelsaraceno (Potenza), dove le mense ora sono ecosostenibili, con prodotti gastronomici autoctoni e solidali con chi, sul fronte della produzione, ha deciso di puntare sul proprio territorio nel rispetto della natura.

di Marta Valota

Il Comune lucano di Castelsaraceno, in provincia di Potenza, ha riconfermato con un atto d'indirizzo per il 2017-2018 "Naturalmensa", il servizio di refezione scolastica con prodotti bio a chilometro zero e filiera corta già sperimentato a novembre 2016 (erogando 9117 pasti) e strutturato dalla cooperativa sociale Cosmos.Un segnale che, insieme a numerosi altri analoghi, indica che qualcosa sul tema dell'alimentazione sta cambiando positivamente.Questo caso si inserisce infatti all'interno di un puzzle di esperienze che, seppur ancora parziale, riguarda diversi Comuni italiani come quello di Bologna (Emilia Romagna), Arzachena (Sardegna), Castelfidardo (Marche), Saronno, (Lombardia), Portogruaro (Veneto), Sarzana (Liguria), realtà diverse ma con il comune denominatore di dare una svolta alla refezione scolastica non solo ampliando le possibilità di scelta tra i menù, ma anche puntando sulla qualità e l'equilibrio alimentare.

Oggi in Italia lo stimolo a ripensare i menù delle mense scolastiche viene da più fronti: dalle famiglie, ai medici, agli insegnanti fino ad arrivare alle istituzioni che, come nel caso di Castelsaraceno, vogliono creare sinergie positive tra chi riceve il servizio, chi produce le materie prime e chi si occupa della distribuzione.Alla base c'è un'idea di condivisione attraverso la promozione del consumo critico offrendo informazioni dettagliate sul cibo che finisce nelle mense scolastiche valorizzando il capitale umano, la sapienza, la provenienza degli alimenti e preoccupandosi quindi della genuinità non solo dei prodotti ma anche dell'intera filiera che di sano deve avere anche i meccanismi contrattuali di produzione, lavorazione e distribuzione.La ricerca di equilibrio nei pasti proposti a scuola diventa così il trampolino di lancio per la diffusione di una vera e propria cultura alimentare.Ne è un esempio il fatto che il Comune lucano abbia deciso di impreziosire di senso il servizio di refezione scolastica proponendo alcuni laboratori di educazione alimentare per le classi e aprendo sportelli di consulenza gratuita con la biologa nutrizionista Antonella Cirigliano a disposizione di bambini, ragazzi e delle rispettive famiglie. L'obiettivo è di educare ma soprattutto far partecipare la comunita' ad una riflessione sull'agricoltura sociale, sugli stili di vita salutari, sulla tutela dell'ambiente fino ad arrivare al turismo responsabile e alla valorizzazione delle tradizioni gastronomiche locali.Partire dai più giovani e dalle loro tavole e' una scommessa sul futuro e non sempre la strada e' in discesa. Durante la prima sperimentazione del progetto nel 2016, i più piccoli hanno avuto all'inizio qualche difficoltà ad abituarsi a certi sapori soprattutto a quelli delle verdure. Un dato reale e preoccupante secondo l'epidemiologo Franco Berrino, tra i fondatori del coordinamento nazionale Cambiamo la mensa, che in un recente incontro organizzato dall'associazione La grande via, ha ricordato che il 97% dei nostri bambini beve bevande zuccherate e assume tre volte le proteine di cui avrebbe bisogno a discapito di cereali e verdure.Riabituare il gusto dei più giovani a sapori naturali, biologici, legati alla propria terra e alla ciclicità delle stagioni e' quindi un investimento in termini di salute e benessere psicofisico e di rispetto del territorio in cui si vive.Alimentazione, salute e ambiente sono per il comune di Castelsaraceno necessariamente collegati ed è anche per questo che Naturalmensa ha deciso di coinvolgere nel suo progetto partner autorevoli come Uisp, Conprobio e Slowfood. Un partenariato che dovrà essere rafforzato con il coinvolgimento, nei prossimi mesi, del dipartimento Politiche agricole e forestali della Regione Basilicata e dei Parchi nazionali del Pollino e dell'Appennino Lucano Val d'Agri-Lagonegrese.  Ultimo ma non da meno, questa interconnessione di aspetti presi in considerazione dal progetto valorizza e sostiene le realtà produttive locali.L'idea è di creare una localizzazione che ambisce ad indirizzare lo sviluppo di Castelsaraceno nel solco delle sue radici e delle vocazioni agro-silvo-pastorali del suo territorio garantendo, al contempo, un servizio pubblico all'avanguardia. Perché di questo si tratta visto che alle famiglie non sono richieste spese aggiuntive e i costi del progetto sono stati inseriti nel bilancio comunale. 

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Alimentazione-naturale/Sempre-piu-mense-scolastiche-puntano-su-biologico-km-0-e-filiera-corta

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Wed, 25 Oct 2017 07:24:47 +0000
PASTA CONTAMINATA DA TOSSINE E GLIFOSATO: BATTUTE IN TRIBUNALE LE AZIENDE INCRIMINATE http://45.32.156.248/alimentazione/item/3045-pasta-contaminata-da-tossine-e-glifosato-battute-in-tribunale-le-aziende-incriminate http://45.32.156.248/alimentazione/item/3045-pasta-contaminata-da-tossine-e-glifosato-battute-in-tribunale-le-aziende-incriminate

CIR Pasta Vergogna1Vi ricordate l’allarme lanciato dall’Associazione pugliese GranoSalus in merito alla presenza di micotossine e glifosato nella pasta di alcuni noti marchi Italiani? Ebbene le aziende hanno perso la loro battaglia in tribunale per far togliere dal web gli articoli che le "incriminavano".

Brutte notizie per alcuni grandi marchi della pasta made in Italy che hanno visto respingere per la seconda volta dal Tribunale di Roma la loro richiesta in merito agli articoli apparsi a febbraio di quest’anno su GranoSalus e a macchia d’olio riportati dalle maggiori testate giornalistiche e siti web.

GranoSalus, in seguito ad alcune analisi condotte in un laboratorio europeo accreditato, aveva segnalato le aziende e in particolare aveva puntato il dito su alcuni dei loro prodotti accusati di essere contaminati, anche se nei limiti previsti dalla legge Ue. (Leggi qui l'articolo)

di Francesca Biagioli

L’analisi voluta dall'associazione di agricoltori e consumatori pugliesi aveva verificato la:

“coopresenza di Don, Glifosate e Cadmio negli spaghetti Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia e rivela un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali vietata dai regolamenti comunitari”.

Da subito i big della pasta hanno tentato una difesa e si sono rivolti alla magistratura accusando l’associazione di non aver fatto i controlli con i dovuti accorgimenti e basandosi su determinate regole che avrebbero garantito l’attendibilità dei risultati.

Dopo che già a giugno il tribunale di Roma aveva respinto il loro ricorso e a settembre anche il Tribunale di Trani si era espresso negativamente sul ricorso del pastificio Granoro, l’ennesima sconfitta per i pastai è arrivata nuovamente dal tribunale di Roma dove Aidepi, Barilla, De Cecco, Divella, La Molisana e Garofalo avevano presentato un nuovo ricorso (Granoro non ha presentato in questo caso alcun reclamo). Anche questa volta, però, è stato un no secco quello pronunciato dalla magistratura. Il motivo è semplice: GranoSalus ha detto la verità e ha effettuato le analisi in un laboratorio con metodo scientifico.

I giudici scrivono nell’ordinanza:

“le analisi sono state effettuate da primario laboratorio, con metodo scientifico. E, sebbene i campioni siano stai prelevati dal cliente, è stato indicato il lotto di pasta da cui il campione è stato prelevato e le analisi sono state effettuate in base alla normativa che il laboratorio è tenuto a seguire”

Tra l’altro sottolineano, gli stessi giudici, le aziende reclamanti non hanno prodotto alcuna contro analisi per dimostrare che lotti e prodotti analizzati non fossero contaminati. Appurata la presenza di queste sostanze rimane dunque anche legittimo pensare e sospettare che queste siano dovute ad una prassi di miscelazione di grano straniero vietata.

"Dal tenore dell’articolo è di tutta evidenza che non venga attribuito con certezza l’utilizzo di tale pratica (miscelazione con grano estero n.d.r), ma che tale ‘pensiero’ può essere indotto dai risultati delle analisi, per i motivi esposti nell’articolo (presenza di glisofate e don in tali quantità)"

Fonte: https://www.greenme.it/mangiare/altri-alimenti/25280-pasta-glifosato-tribunale

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Wed, 11 Oct 2017 08:54:53 +0000
La quinoa: origini e proprietà http://45.32.156.248/alimentazione/item/3039-la-quinoa-origini-e-proprieta http://45.32.156.248/alimentazione/item/3039-la-quinoa-origini-e-proprieta

QuinoaOrmai la quinoa è entrata a far parte della nostra alimentazione e la troviamo proposta in molti piatti. Scopriamo di più su questo pseudocereale che arriva da lontano.

L'origine della quinoa (Chenopodium quinoa) va ricercata nell’America del Sud, e in particolare nelle Ande, tra Bolivia, Perù e Cile. Gli Inca la chiamavano chisiya mama, che in lingua quechua significa "madre di tutti i semi".

Coltivata da oltre 5000 anni su altopiani pietrosi e aridi a oltre 3000 m di altitudine, questa pianta è un meraviglioso simbolo di biodiversità: vanta infatti ben 200 cultivar. Non è un caso che la FAO le abbia dedicato un anno, il 2013, anche in considerazione del suo ruolo nella lotta contro fame e malnutrizione.

Il riso degli Inca

Quinoa1Ribattezzata anche "riso degli Inca", poiché fu la base dell’alimentazione di questo popolo per millenni, la quinoa si diffuse nei territori andini insieme al lama circa seimila anni fa.
La pianta e l’animale da allora si sono evoluti in un ambiente tanto ostile in un rapporto per così dire simbiotico: i campi di quinoa vengono infatti concimati con il letame del lama che poi si nutrirà della pianta futura…

Per il popolo Inca la “madre dei semi” aveva un ruolo sacro, tanto da farla diventare un simbolo di quel grandioso impero. Veniva impiegata nelle cerimonie religiose e offerta come simbolo di prosperità.
Per questa ragione i conquistatori spagnoli, che erano intrisi di cultura cattolica e consideravano quindi sacro il pane e il grano da cui esso deriva, decisero di eliminarla completamente: fu una vera e propria politica di conversione religiosa e di annullamento delle antiche tradizioni.

Gli spagnoli distrussero perciò le piantagioni e misero a morte i coltivatori clandestini, rimpiazzando le colture con patate, mais e pomodori, che incontravano sempre di più i gusti europei.
E così la coltivazione della quinoa sparì quasi completamente.

Per fortuna la tradizione era stata conservata in piccole aree, e nel XX secolo è stato possibile effettuarne il recupero. Negli anni 1970-80 alcuni ricercatori americani trapiantarono un certo numero di esemplari in Nord America, dove questi attecchirono piuttosto bene. Insomma, il rinascimento di questo antico ingrediente era finalmente ricominciato.

Un po’ di botanica

Quinoa2La quinoa è una pianta annuale, con un ciclo vegetativo che varia dai 150 ai 200 giorni. Si semina generalmente verso ottobre e si raccoglie a maggio, ma esistono anche varietà primaverili, con ciclo tra fine marzo-aprile e fine estate. Possiede numerose cultivar, come la bear, la cherry vanilla, la cochabamba, la gossi ecc. La più diffusa rimane comunque la quinua real, grazie al suo basso contenuto di saponine. Una volta matura viene raccolta, privata delle impurità, lavata abbondantemente per eliminare le saponine residue, che le darebbero un gusto amaro, e infine seccata al sole nei secadores.

Fino a qualche anno fa non era mai stata coltivata fuori dalle aree di origine. Ma da quando ha cominciato a essere apprezzata nelle nazioni industrializzate, e soprattutto dopo il 2013, gran parte della produzione è stata diretta verso il Nord America e l'Europa. Ciò ha comportato un forte rialzo dei prezzi e paradossalmente una minore disponibilità di questo pseudocereale per le popolazioni locali (sia perché ce n'è meno sia perché per loro è troppo costoso). Oggi che le coltivazioni si sono diffuse in Usa, Canada, Africa, India, Cina, Danimarca, Francia e Regno Unito, c'è da sperare che la situazione ritorni a essere favorevole per i popoli andini.

In Italia per ora siamo in una fase sperimentale, alla ricerca di cultivar adatte al nostro territorio, e c'è l'intenzione di avviare presto coltivazioni biologiche che, si spera, contribuiranno a diffondere questo validissimo “cereale” a prezzi più contenuti, rendendolo disponibile un po' a tutte le fasce della popolazione.

Un concentrato di nutrienti

Il "riso degli Inca" ha un pregio alimentare talmente alto che rientra spesso a pieno merito negli elenchi dei superfood e si rivela un cibo ideale per gli sportivi, i vegetariani, i celiaci (come ricordato, è priva di glutine) e tutti quanti amano un'alimentazione sana e bilanciata.

Che cosa contiene questo seme? Prima di tutto, come ogni cereale che si rispetti contiene carboidrati a lento assorbimento. Nel suo caso costituiscono all'incirca il 70% delle componenti e sono di indice glicemico medio, così non provocano grossi sbalzi insulinici. È adatta quindi per i diabetici ma anche per chi non vuole ingrassare, perché ha un alto potere saziante.
Tuttavia, sicuramente, uno dei principali punti di forza è rappresentato dalle proteine (13-15%), di alto valore biologico perché contenenti tutti gli aminoacidi essenziali (compresa la lisina, in genere carente nei cereali). Basti pensare che in una tazza di quinoa cotta ci sono 8 g di proteine; nella stessa quantità di riso integrale ce ne sono 5 e nell'orzo 3,5. L'ideale è associarla comunque con piccole dosi di legumi, altrimenti queste proteine non sono sufficienti.

Altri importanti componenti sono gli antiossidanti, in particolare i flavonoidi, nemici dell'invecchiamento precoce e dei tumori. Eccoci poi all'importante capitolo dei lipidi, di cui la quinoa è ben provvista (6,3 g/100 g contro i 4,7 del mais e i 2,2 del riso). Si tratta per lo più di grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6), capaci di prevenire le malattie cardiovascolari e molte altre problematiche. Non meno importanti le fibre, che svolgono tutta una serie di funzioni fondamentali per l'organismo: tra le altre cose stimolano la digestione e la sazietà, favoriscono la regolarità intestinale, mantengono basso il colesterolo, regolano i livelli di glucosio e insulina. Il tenore di queste sostanze è più alto che in altri cereali (ma più basso che nei legumi).

Fra i minerali sono presenti soprattutto magnesio, ferro e zinco. Quanto alle vitamine spicca la E, ottimo antiossidante, e varie del gruppo B, in particolare riboflavina e acido folico. Tutti questi benefici si hanno utilizzando la quinoa decorticata (cioè integrale), non quella perlata, cioè raffinata.

Varietà e derivati

Gialla: è il tipo più diffuso nei negozi bio e nei supermercati.
Si presta a essere impiegata in tutti i piatti salati o dolci a base di cereali, come insalate, tabulè, pancakes, frittelle ecc., e può perfino arricchire in modo insolito una macedonia di frutta.

Rossa: meno diffusa della precedente, ha chicchi piccoli e più croccanti, ma di gusto molto simile. Li potete usare per dare un tocco di colore alle vostre preparazioni. Mescolati a quelli biondi creano un gradevole contrasto visivo.

Nera: si tratta della versione più “selvatica”. I semi sono particolarmente piccoli e croccanti e richiedono un tempo di cottura un po’ più lungo. È sicuramente da provare in miscuglio con gli altri tipi nelle varie
preparazioni.

Farina: è ottima per preparare biscotti, gallette e dolci che non richiedono molta lievitazione, o come addensante nelle classiche besciamelle, in budini e salse. Si consiglia la conservazione in frigorifero in contenitori ermetici.

Latte: è ricavato a partire dai semi macinati. Come altre bevande vegetali (soia, riso, mandorle...) può tranquillamente sostituire il latte vaccino nella maggior parte delle ricette. È particolarmente gustoso frullato
con frutta o come ingrediente del muesli a colazione.

Chicchi soffiati: si trovano in commercio al naturale o dolcificati. Si prestano a essere usati come il riso soffiato, cui sono molto simili nell'aspetto, anche se un po' più piccoli: ottimi quindi nel muesli o per decorare una mousse dolce, nelle barrette di cereali o nel pane, cui conferiscono una gradevole leggerezza.

Fiocchi: ottenuti tramite precottura a vapore e poi sottoposti a pressione, sono ideali per la colazione ma anche per preparare biscotti, crumble o muffin.

In cucina

La quinoa ha minuscoli grani tondi, simili a perline un po’ appiattite, di colore beige-avorio, rosso o nero, che una volta cotti si gonfiano e diventano traslucidi, dando vita a un'infinità di piatti gustosi e saporiti. Si fa prima a dire che cosa non si può fare con questo pseudocereale: il pane. Per il resto, tutte le strade sono percorribili: primi o piatti unici, dessert e perfino bevande.

Chicchi: Il gusto tipico si apprezza ancor di più se il chicco viene macinato o trasformato in crema. Non si sbaglia mai ad accostare la quinoa ad altri prodotti originari del territorio andino: patate, pomodori, mais, zucca, peperoni e i tipici fagioli rossi, senza dimenticare gli altri vegetali della sua famiglia come spinaci, bietole e barbabietole. Ma non si rischia nemmeno accompagnandola con legumi come lenticchie e ceci né sposandola nei dolci con cioccolato o caffè. Grazie alla particolare consistenza del chicco cotto, il nostro “cereale” è pure un perfetto contraltare alla morbidezza della frutta e alla croccantezza dei semi oleosi.
Vale poi la pena di trasformarla in un gustoso dessert cuocendola con latte di mandorle o di riso.

Farina: si ottiene dalla macinazione del chicco provvisto di rivestimento fibroso, è pertanto una farina integrale. Si può impiegare in piatti dolci e salati, è ottima per la pasticceria secca (biscotti) e per lo svezzamento (in questo caso si consiglia di macinare direttamente i chicchi a casa, via via che si utilizza).
Poco adatta per la panificazione 'classica', viene usata per la preparazione di torte e pani che non devono gonfiare molto, mischiata con altre farine (riso, grano saraceno ecc.).

Fiocchi: disponibili nei negozi di prodotti naturali, sono adatti a essere consumati a colazioni, da soli o meglio ancora mischiati con altri fiocchi e frutta secca a piacere.

Fonte: http://www.terranuova.it/Chiedi-all-esperto/La-quinoa-origini-e-proprieta

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Sat, 30 Sep 2017 08:57:58 +0000
«Via le bibite zuccherate dalle scuole». Ma l'annuncio dei produttori è greenwashing o vero impegno? http://45.32.156.248/alimentazione/item/3031-via-le-bibite-zuccherate-dalle-scuole-ma-l-annuncio-dei-produttori-e-greenwashing-o-vero-impegno http://45.32.156.248/alimentazione/item/3031-via-le-bibite-zuccherate-dalle-scuole-ma-l-annuncio-dei-produttori-e-greenwashing-o-vero-impegno

CIR bibite zuccherateL'annuncio arriva dall'associazione di categoria europea dei produttori e sintetizzato ad effetto è: stop alla vendita di bibite zuccherate nelle scuole secondarie europee. L'iniziativa però è su base volontaria e ad applicazione graduale. Inoltre si introdurranno bibite a ridotto contenuto calorico o senza calorie. Quindi, si insegneranno corrette abitudini alimentari o si sostituirannoo prodotti industriali con altri prodotti industriali?

Intanto vediamo bene in cosa consiste "l'impegno". L'Unesda, l'associazione europea di categoria, ha annunciato che l'industria europea dei soft drinks non venderà più bevande zuccherate nelle scuole secondarie della Ue, distributori automatici inclusi. Ma, innanzi tutto, l'iniziativa è su base volontaria.

Poi sarà applicata gradualmente; l'obiettivo dichiarato è di raggiungere entro la fine del 2018 tutti i paesi Ue, coinvolgendo oltre 50mila scuole secondarie e più di 40 milioni di studenti. Ma da cosa saranno sostituite le bibite zuccherate? Dal 2019, sempre secondo l'Unesda, le aziende aderenti all'associazione di categoria (quindi non la totalità) venderanno negli istituti scolastici solo bibite a ridotto contenuto calorico o senza calorie, oltre alle bottigliette di acqua. E qui casca l'asino. Significa che ci saranno bibite con meno zucchero o con dolcificanti diversi dallo zucchero? E , visto che si promettono bibite senza calorie, ci saranno prodotti dove lo zucchero è sostituito da dolcificanti artificiali?

Ma i dolcificanti artificiali fanno bene alla salute?

 

Nel 2009 al congresso dell'American Society of Nephrology tenutosi a San Diego sono state presentate due ricerche condotte da Julie Lin e Gary Curhan, due ricercatori del Brigham's and Women Hospital di Boston, che hanno rivalutato i dati di circa 3mila donne seguite per 11 anni nell'ambito del Nurses Health Study, per verificare se vi fosse un'associazione fra certe abitudini alimentari e la comparsa di danni ai reni. Il primo dei due studi deponeva a sfavore del sale. Il secondo puntava il dito sulle bevande dolcificate e ha messo in correlazione lo stato di salute dei reni al consumo di bevande dolcificate con zucchero o con dolcificanti artificiali. Anche qui, risultati netti: due o più lattine al giorno accelerano inesorabilmente il deterioramento dei reni, ma solo se nella bevanda ci sono dolcificanti artificiali e non semplice zucchero. L'associazione pericolosa persiste pur tenendo conto di innumerevoli fattori che potrebbero in qualche modo «inquinare» il dato, dall'età alla presenza di malattie come ipertensione o diabete.

Dunque appare nient'affatto sano introdurre sin da ragazzini l'abitudine di consumare bevande con dolcificanti artificiali solo perchè non hanno calorie!

Nel 2013 una ricerca pubblicata sulla rivista Trends in Endocrinology & Metabolism e condotta da Susan Swithers della Purdue University ha affermato che gli edulcoranti non sono così sani come credono i consumatori e non prevengono le conseguenze negative sulla salute tipiche, ad esempio, delle bibite zuccherate (sindrome metabolica, diabete, obesità, malattie cardiovascolari).

"Un certo numero di studi – spiega la Swithers – suggerisce, infatti, che le persone che consumano regolarmente bibite dolcificate artificialmente hanno un rischio più elevato rispetto a chi non le consuma, un rischio dello stesso ordine di grandezza di quello associato al consumo di bibite normalmente zuccherate".

Al contrario, sembra ci sia nel consumo di questi tipi di sostanze, un vero e proprio effetto boomerang: se consumo tanti prodotti dolcificati artificialmente la risposta dell'organismo sia a livello cerebrale sia a livello metabolico risulta attenuata perché i dolcificanti non "saziano" la voglia di dolce che è insita nel cervello e anche perché non stimolano l'insulina come sa fare lo zucchero.

Ciò significa che affidandosi troppo a cibi e bevande dolcificati artificialmente si rischia di subire una "stimolazione dell'appettito" che spingerà a mangiare di più. ''Le prove che si sono accumulate negli ultimi anni suggeriscono che i consumatori assidui di sostituti dello zucchero (saccarina, sucralosio, aspartame etc) potrebbero anche essere a maggior rischio di ingrassare – ribadisce Swithers – e di ammalarsi di sindrome metabolica, di diabete e malattie cardiovascolari".

Nel novembre 2016 è uscito un altro studio su PlosOne che per 10 anni ha confrontato i regolari consumatori di bevande "light" con volontari che non assumevano bibite diet o dolcificanti artificiali. I primi sono risultati più pesanti e con una maggiore circonferenza vita rispetto agli altri. In altre parole, queste bevande favorirebbero l'accumulo di grasso addominale, un forte fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Allo stesso risultato era arrivata una ricerca del 2008 condotta su oltre 3.600 persone, che associava le bibite diet a un rischio doppio di sovrappeso e obesità. E non è l'unico problema: un altro studio del 2015, pubblicato sul British Medical Journal, dimostra che le bibite diet, così come quelle normalmente zuccherate, sono associate a un rischio aumentato di diabete di tipo 2.

Per non parlare poi dei sospetti di cancerogenicità a carico di certi edulcoranti di sintesi chimica...

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/via-le-bibite-zuccherate-dalle-scuole-medie-ma-l-annuncio-dei-produttori-e-greenwashing-o-vero-impegno

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Wed, 13 Sep 2017 08:17:22 +0000
UOVA AL FIPRONIL, VOGLIAMO I NOMI DELLE AZIENDE COINVOLTE. CODACONS CHIEDE DIMISSIONI LORENZIN http://45.32.156.248/alimentazione/item/3026-uova-al-fipronil-vogliamo-i-nomi-delle-aziende-coinvolte-codacons-chiede-dimissioni-lorenzin http://45.32.156.248/alimentazione/item/3026-uova-al-fipronil-vogliamo-i-nomi-delle-aziende-coinvolte-codacons-chiede-dimissioni-lorenzin

uova finoprilFipronil nelle uova. Nuovi sequestri in Italia a opera dei Carabinieri dei Nas. Anche l'Italia è coinvolta, anche se il Ministero della salute stesso inizialmente aveva negato la contaminazione nel nostro paese. Dopo i due casi di uova contaminate nelle Marche e nel Lazio i controlli si sono fatti ancora più serrati: al momento sono state sequestrate 60.000 uova per consumo umano, 32.200 destinate all'alimentazione zootecnica, tre capannoni per allevamento con 26.000 galline ovaiole e un centro di imballaggio. A rischio anche le uova biologiche. Associazioni, enti e consumatori chiedono a gran voce trasparenza e di fare i nomi delle aziende.

di Francesca Mancuso

A poco sono servite le rassicurazioni sul fatto che le uova italiane fossero sicure e che gli allevamenti italiani non fossero coinvolti nel caso Fipronil. I timori si erano concentrati all'inizio sulle uova importante visto che l'allarme era partito dall'Olanda per poi allargarsi ad altri paesi europei.

Con un comunicato di ieri, il Ministero della Salute ha fatto sapere che sono state 8 le positività rilevate a seguito dei controlli, di cui 5 in uova presso dei centri di imballaggio, 2 relative ad ovoprodotti e 1 relativa a prodotti di trasformazione. E' scattata la segnalazione alle Regioni e Asl competenti territorialmente per ulteriori accertamenti sulla provenienza nazionale o estera delle uova.. 

Di fatto, anche in alcuni allevamenti italianiè presente il Fipronil. Per questo i Nas da giorni stanno passando al setaccio non solo i prodotti esteri a base di uova indicati come contaminati ma anche quelli nazionali.

“I NAS hanno eseguito, congiuntamente alle ASL ed anche in autonomia, 253 accessi ispettivi presso allevamenti, centri di distribuzione e lavorazione delle uova, industrie e laboratori di produzione di prodotti dolciari, salse e paste all'uovo, sequestrando cautelativamente oltre 91.000 kg di uova e ovoprodotti (di cui 106 Kg penalmente), in attesa dei responsi analitici dei 107 campioni conoscitivi inviati ai laboratori degli Istituti Zooprofilattici di Teramo e Roma, di cui si è in attesa degli esiti” si legge sul comunicato ufficiale dei Carabinieri.

In Campania nei giorni scorsi sono stati individuati altri due casi di uova contaminate secondo quanto riferito dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno.

Dopo l'accertato coinvolgimento degli allevamenti italiani, il Codacons chiede le immediate dimissioni del Ministro Lorenzin:

"Anziché correre ai ripari e segnalare la situazione di pericolo, come sarebbe stato doveroso per ragioni di precauzione e semplice buon senso, la ministra ha infatti pensato bene di non intervenire.In questo modo, ha lasciato che i consumatori continuassero ad acquistare uova e prodotti composti con uova, esponendoli a un rischio diretto. Adesso, proprio per questo motivo, tutti coloro che dovessero aver mangiato o comprato uova contaminate potranno denunciare direttamente la ministra per concorso nei reati di immissione in commercio di prodotti tossici."

uova fipronil1

Per Agostino Macrì, responsabile dell'Area sicurezza alimentare dell'Unione Nazionale Consumatori, la contaminazione delle uova “potrebbe essere anche dipesa dalla presenza nell'ambiente del disinfettante e non da trattamenti intenzionali delle galline. E' importante, però, anche per rassicurare il consumatore, che le cause siano al più presto rese pubbliche, considerato che il problema di residui di Fipronil si sta allargando e potrebbe interessare anche le produzioni nazionali”.

“Quella delle uova al Fipronil è una truffa che ha colpito tutti, anche le piccole aziende e quelle del biologico” denuncia all’Informatore Agrario Alain Masure, direttore del Centro studi della Federazione dell’agricoltura della Vallonia. Lo scandalo dunque vede coinvolta anche l'Italia.

Dietro infatti ci sarebbe una inquietante ipotesi: il Fipronil sarebbe arrivato agli ignari allevatori aggiunto al Dega 16, antipulci invece autorizzato anche negli allevamenti biologici.

uova fipronil2

Abbiamo anche sentito dire che con il bio certe cose non succedono – ha aggiunto Masure - ma il Dega-16 è autorizzato anche per gli allevamenti biologici. La polemica sulla tipologia di allevamento poi è totalmente fuori dal mondo, perché ha riguardato tutte le categorie di produzione, a terra come in gabbia”.

Altro che autosufficienza nazionale per le uova. Secondo i dati Eurostat ogni anno il nostro paese importa oltre 50 milioni di tonnellate di uova e ovoprodotti.

Fuori i nomi, è l'invito della LAV: “A tutela del consumatore e per dovere di trasparenza, la LAV chiede al Ministero della Salute di rendere pubblici i nomi delle aziende e dei prodotti con uova risultati positivi al Fipronil, inclusa l’informazione sulla distribuzione di questi prodotti per la vendita. L'Associazione invita i consumatori a considerare con attenzione queste notizie in quanto le uova sono un prodotto ampiamente utilizzato nella catena alimentare, e fare scelte alimentari più consapevoli”.

In questo momento, anche leggere le etichette col codice delle uova non sembra essere la soluzione più sicura visto che neanche quelle provenienti da allevamenti biologici sono al riparo dal rischio Fipronil.

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Che fare?

“Gli allevatori hanno l’obbligo di garantire la salubrità dei loro prodotti e la salute dei consumatori affidandosi esclusivamente a prodotti autorizzatiper legge e regolarmente prescritti con ricetta dai propri veterinari. L’infestazione da acaro rosso è assolutamente deleteria per la produzione di uova ma non autorizza ad utilizzare prodotti come il fipronil, che hanno conseguenze negative per la salute dell'uomo e che sono, pertanto, vietati per gli animali destinati alla catena alimentare” sostiene Antonio Camarda, docente presso l'Università di Bari ed esperto di patologie aviarie.

Una situazione ancora molto incerta e in continuo aggiornamento.

Fonte: https://www.greenme.it/mangiare/allerte-alimentari/24825

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Fri, 25 Aug 2017 12:57:59 +0000
I SEMI DELLA SALUTE - INTEGRATORI NATURALI http://45.32.156.248/alimentazione/item/2921-i-semi-della-salute-integratori-naturali http://45.32.156.248/alimentazione/item/2921-i-semi-della-salute-integratori-naturali

CIR Semi IntegratoriSono buoni e fanno bene. Trascurati, ma oggi valorizzati. Sono i semi di alcune piante.
Sono stati chiamati "frutta secca" e così le noci, le mandorle sono finite insieme con fichi secchi e uvetta. Insomma una grande confusione, segno di non conoscenza del valore nutrizionale dei semi. Ecco un elenco dei semi più diffusi e disponibili: pinolo, lino, chia, nocciola, noce, pistacchio, canapa, girasole, zucca, mandorla, sesamo, cartamo, cotone, papavero, arachide (tostata ma non salata), psillio, amaranto, quinoa, tamarindo, anguria. Non sono frutti, ma semi!
La frutta secca è ottenuta dai frutti essiccati: fichi secchi, datteri, albicocche, uva, papaya...
Questi semi sono alimenti che dopo anni di scarsa considerazione e confuso inserimento in altri gruppi alimentari hanno trovato oggi la loro carta di identità nutrizionale.
Oggi sono tutti inseriti in una unica voce alimentare di "semi oleosi", cioè semi vegetali in grado di produrre olio. Anzi i semi interi hanno un valore nutrizionale superiore al loro olio.
Saggia e sana scelta mangiare ogni giorno una porzione di 20 grammi dei semi più graditi o direttamente oppure assieme in altri alimenti come verdure, yogurt, crema Budwig..., invece di assumere integratori chimici, artificiali, cosi tanto di moda.

LE MOLECOLE DELLA SALUTE
Da sempre nella dieta mediterranea, oggi i semi sono studiati e riabilitati dalla moderna scienza della alimentazione, che mira allo studio delle loro molecole alimentari e del loro effetto sulla salute e longevità del corpo umano. La conoscenza dei semi è salute. Sempre più numerosi sono gli studi e ricerche scientifiche sul valore nutrizionale dei semi.

Le molecole della salute contenute nei semi oleosi sono:
- PROTEINE con alto valore biologico, con un particolare aminoacido, ARGININA, essenziale per assicurare una efficiente funzione sull'endotelio vascolare (controllo pressione arteriosa, prevenzione aterosclerosi, efficace microcircolo e nutrizione cellulare), sui neuroni cerebrali, sul sistema genitale.
- LIPIDI POLINSATURI con interessanti dosi di omega 3, precursori di EPA e DHA, omega 6.
- MINERALI (magnesio e zinco in particolare)
- VITAMINE idrosolubili e liposolubili (A, E, K, in piccola parte D)
- RIDOTTA DOSE di CARBOIDRATI
- BUONA DOSE FIBRA IDROSOLUBILE
- PRESENZA di MODULATOTI GENICI (molecole capaci di agire sul DNA cellulare).

Ciascun seme ha la sua carta di identità nutrizionale.

NOCI
Le noci hanno il più alto contenuto in omega-3, che nell'organismo producono le frazioni omega-3 EPA e DHA, essenziali per ridurre il rischio di patologie cardiovascolari. Le noci possono sostituire il pesce in chi non introduce questo alimento, per assumere la giusta dose giornaliera di omega 3 . E' consigliato un consumo di 2-3 noci al giorno. Le noci hanno il più alto potere anti ossidante (Unità ORAC). Le noci contengono un aminoacido valido: arginina!.
Semi salute 

MANDORLE
Possono essere consumate come semi, oppure come latte oppure come olio. Contengono dosi generose di proteine, magnesio, omega -3, vitamina E, vitamina B2 rame e manganese, elevata fibra alimentare. Grandi virtù presenta l'olio, che combatte pelle secca e smagliature, nutre i capelli aridi e secchi e previene le ragadi al capezzolo durante l'allattamento.
Semi salute1

NOCCIOLE
Si distinguono dagli altri semi oleosi per il ricco contenuto di vitamine B1, A, C ed E. Sono un'ottima fonte di fitosteroli, sostanze ritenute importanti nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Le nocciole possiedono un netto potere anti ossidante.
Semi salute2PISTACCHI

Ottimo valore anti ossidante, alcalinizzante e notevoli quantità di vitamina B6 e rame. Buona dose di aminoacidi ramificati, utili nella attività motoria e sportiva
Semi salute3ARACHIDI

in realtà è un legume, ma sempre considerato un seme oleoso: contiene ottima dose di proteine con aminoacidi attivi sul tono dell'umore come fenilalanina e triptofano, vitamina E, B3 (niacina), manganese, magnesio. Ottimo è anche il contenuto in fibra con prevalente frazione insolubile

Semi salute4SESAMO

elevato potere anti ossidante, interessanti quantità di magnesio, calcio, ferro, fosforo, manganese, zinco e moltissimo rame ed omega-3. Si presta molto come ingrediente aggiuntivo del pane, prodotti da forno, yogurt...
Semi salute5PINOLI

Sono i semi più ricchi proteine, contengono la più alta dose di arginina, aminoacido fondamentale per una efficiente attività neuronale, sessuale, per la produzione di ossido nitrico protettivo del sistema vascolare, buona dose di omega-3, vitamina B1, magnesio, fosforo, rame e manganese.
Semi salute6SEMI GIRASOLE

È il seme indicato a chi fa attività motoria e sportiva per è il più ricco in magnesio, tra i più ricchi in proteine con il più alto contenuto in aminoacidi ramificati: il girasole è indicato più come seme che come olio di girasole; i semi di girasole sono ottimi nel muesli del mattino o come ingrediente aggiuntivo del pane o altri prodotto da forno o in insalate, buona dose di omega-3 ed omega-6, vitamine B1 e B6, fosforo, manganese, rame, selenio.
Semi salute7SEMI ZUCCA

Sono i semi con la migliore azione alcalinizzante, possiedono ottima azione anti ossidante, sono i semi con la più alta dose di carboidrati; contengono ferro, fosforo, magnesio, manganese, rame.
Semi salute8SEMI LINO

Sono i semi con la dose più alta di omega-3, contengono interessanti dosi di fosforo, magnesio, manganese e rame, vanno tritati prima di essere ingeriti per ottenere luna migliore liberazione dei suoi principi attivi, altrimenti interi potrebbero essere espulsi praticamente intatti, quindi inutili. Il lino va utilizzato più come olio che come seme integrale. L'olio di semi di lino, invece, per essere efficace deve essere spremuto con tecniche particolari e conservato in frigo (al buio e al freddo) per evitare irrancidimento e degradazione che lo rendono inutile e produttore di radicali liberi, dunque difficile da trovare di buona qualità.
Semi salute9SEMI CHIA

Sono semi ricchi in carboidrati non glicemici, fibra alimentare idrosolubile, tra i più ricchi in acidi grassi polinsaturi, tra i minerali: fosforo, zinco, manganese, rame, calcio.
Buona giornata in salute!

Semi salute10

Fonte: DOTT. PIER LUIGI ROSSMedico Specialista Scienza della Alimentazione, Medico Specialista in Medicina Preventiva, Docente Universitario

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Alimentazione Mon, 13 Mar 2017 10:45:24 +0000