Agricoltura http://www.coscienzeinrete.net Sat, 16 Feb 2019 15:41:05 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it L’agricoltura biologica è l’unica via per sostenibilità. Ma in Italia c’è ancora chi la critica http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3425-l-agricoltura-biologica-e-l-unica-via-per-sostenibilita-ma-in-italia-c-e-ancora-chi-la-critica http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3425-l-agricoltura-biologica-e-l-unica-via-per-sostenibilita-ma-in-italia-c-e-ancora-chi-la-critica

Un importante disegno di legge sull’agricoltura biologica, approvato lo scorso dicembre dalla Camera e ora in procinto di essere discusso in Senato, ha suscitato una reazione di forte contrarietà in 213 esperti che hanno inviato un corposo testo a senatori e parlamentari in cui si chiede addirittura il suo ritiro e la sua eventuale discussione solo dopo profonde e radicali modifiche. In tale lettera, che appare davvero inusitata per il tono e gli accenti usati, si avanzano pesantissime critiche all’agricoltura biologica e soprattutto a quella biodinamica, che viene ridicolizzata in quanto pratica esoterica e antiscientifica.

Patrizia Gentilini - Medico oncologo ed ematologo, membro di Isde

Agricoltura Bio 2 19

Viene da chiedersi il perché di tanta acredine verso tecniche agronomiche che a livello internazionale sono riconosciute e apprezzate per il rispetto che portano all’ambiente, alla biodiversità, alla salvaguardia delle acque, alla qualità del cibo, alla salute umana, quasi che tali pratiche rappresentassero, invece che un importante passo in avanti verso la sostenibilità, un pericolo da cui difendersi.

Ma ciò che maggiormente turba, leggendo la lettera è la sensazione di trovarsi di fronte a “sacerdoti della scienza”, che si sentono a tal punto detentori della “verità” da stravolgere la realtà dei fatti, con affermazioni non veritiere quali ad esempio quella che “Chi fa biologico in Italia riceve già oggi sussidi per ettaro analoghi a quelli ricevuti dagli altri agricoltori e a ciò vengono aggiunti ulteriori sussidi specifici previsti per il biologico e ulteriori facilitazioni non monetarie”. Le cose stanno esattamente al contrario e secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della Camera dei Deputati, la politica agricola comunitaria sovvenziona per il 97,7% l’agricoltura convenzionale e per il 2,3% il biologico, che in Italia rappresenta ormai il 14,5% della Superficie agricola utilizzata (Sau).

Il modello di agricoltura industriale che con pervicacia i sottoscrittori della lettera si ostinano a promuovere è ormai un modello che la stessa Fao di recente ha riconosciuto perdente in quanto nessuna delle speranze in esso riposte è stata soddisfatta, a cominciare dalla cancellazione della fame nel mondo; per non parlare delle ricadute sociali e sulla salute pubblica derivanti dall’uso di pesticidi (costi “esternalizzati”), di cui mai si tiene conto.

A questo proposito mi risulta difficile credere che gli estensori della lettera non siano a conoscenza dei sempre più pressanti appelli che vengono dalla comunità scientifica per proteggere i bambini dai danni da pesticidi. In particolare gli organofosforici (in primis il clorpirifos) sono fra i principali imputati per danni cognitivi nell’infanzia, per i quali si stima che i costi economici ogni anno in Europa ammontino a 194 miliardi di euro! Di recente è stato denunciato come fossero fallaci le conclusioni tranquillizzanti degli studi che hanno permesso la commercializzazione di queste molecole e un recente lavoro rivolge un forte appello ai decisori politici affinché proprio il clorpirifos sia totalmente bandito dal momento che nessun livello di esposizione può essere ritenuto sicuro per il neurosviluppo. Ma anche per il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo e noto per la diatriba sull’azione cancerogena, recenti studi evidenziano rischi per il neurosviluppo. L’erbicida altera, infatti, la flora microbica intestinale, facendo prevalere i clostridi, batteri dotati di azione neurotossica e probabilmente coinvolti anche nella genesi dell‘autismo.

A chi giova una società di persone sempre meno intellettualmente dotate? Come è possibile che fra i firmatari, che annoverano anche personalità del mondo clinico, manchi qualunque riflessione su questi aspetti e si stigmatizzi solo il maggior prezzo degli alimenti biologici, trascurando i costi occulti – ben più pesanti per i singoli e la società – che derivano dall’uso dei pesticidi in agricoltura? Questioni tutte, per chi volesse approfondire, ben sviluppate sul Rapporto 2018 di Cambia la Terra. A dispetto di quanto affermato dai 213 firmatari, il modello di agricoltura che oggi a livello internazionale è riconosciuto vincente è quello dell’agroecologia, che comprende sia il metodo biologico che biodinamico e che è adottato sempre più anche da aziende medio-grandi nel nostro Paese.

L’agroecologia rafforza il ruolo sociale dell’agricoltura, contrasta i cambiamenti climatici grazie al recupero di fertilità dei suoli e al sequestro di carbonio organico, tutela la biodiversità, la qualità delle acque e soprattutto la salute dei consumatori, delle popolazioni esposte perché residenti in aree in cui si pratica agricoltura intensiva e ovviamente anche quella degli agricoltori e delle loro famiglie. Alla lettera ha immediatamente replicato il presidente di Federbio, all’inusitato attacco alla biodinamica ha risposto Carlo Triarico e di recente su una piattaforma scientifica è presente questa risposta, da parte di esperti che si definiscono un “Gruppo di Docenti che per la Libertà della Scienza”, libertà che vediamo messa sempre più a rischio viste le ricorrenti accuse di oscurantismo e antiscientificità a chi viceversa vorrebbe solo rigore e trasparenza nel metodo scientifico.

Ci auguriamo che l’iter del disegno di legge prosegua senza intoppi e che dai decisori politici venga ascoltata la voce, fortunatamente sempre più forte, di quella parte del mondo scientifico totalmente libero da conflitti di interesse, per il bene non solo dell’agroecologia, ma del futuro del pianeta.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/05/lagricoltura-biologica-e-lunica-via-per-sostenibilita-ma-in-italia-ce-ancora-chi-la-critica/4945654/?fbclid=IwAR3sBFzW8KXLtZj4p8GH3GIw-sV_0wdEUvGb5_aX4ifKjjRr3GjGxS84gEY

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Tue, 05 Feb 2019 16:57:01 +0000
Italia Olivicola: “Peggior campagna di sempre ma cisterne piene di olio invenduto. C’è una frode in atto” http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3421-italia-olivicola-peggiore-raccolta-di-sempre-ma-cisterne-piene-di-olio-invenduto-c-e-una-frode-in-atto http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3421-italia-olivicola-peggiore-raccolta-di-sempre-ma-cisterne-piene-di-olio-invenduto-c-e-una-frode-in-atto

oliooliva

Di Leonardo Masnata

“La campagna olivicola 2018/2019 passerà agli annali come la peggiore della storia”. A sostenerlo è Italia Olivicola, associazione nazionale di produttori di olio d’oliva, secondo cui “Come ampiamente anticipato nei mesi scorsi, a dispetto di tanti altri numeri lanciati a caso, la produzione a livello nazionale risulta ridotta di quasi il 60% (166mila le tonnellate registrate fino a dicembre, si arriverà massimo a 180mila)”. Le cause sono da ricercarsi negli eventi atmosferici catastrofici di questi mesi, tra tutti le gelate di febbraio 2018 in Puglia, che hanno determinato la perdita di un milione di giornate lavorative.

“Ci sono, però, alcuni misteri che rendono poco comprensibile il funzionamento del settore dell’olio di oliva in Italia e che andrebbero risolti, soprattutto in questa fase nella quale si stanno compiendo delle scelte per il nuovo piano olivicolo nazionale” scrive Italia Olivicola, che si riferisce al volume record di giacenze di olio extra vergine di oliva made in Italy.

frantoioNumeri che non combaciano

L’Italia è il più importante importatore di olio al Mondo, con una media di 560mila tonnellate per anno nell’ultimo triennio, ed è il primo Paese come consumi con una media annuale di quasi 600mila tonnellate. “Questi primati sarebbero tali da giustificare una veloce commercializzazione dell’olio italiano ed invece non è così ed a rimanere invenduto è proprio il nostro migliore prodotto, almeno stando ai dati ufficiali” spiega l’associazione.
I dati pubblicati dall’ICQRF (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi), tratti dal sistema di tracciabilità telematica, informano che, a fine settembre 2018, il 25% della produzione di olio extra vergine di oliva ottenuta nel corso della campagna 2017-2018 era ancora detenuta invenduta ed allo stato sfuso dagli operatori. Si tratta di 100mila tonnellate di ottimo olio extravergine d’oliva italiano che non è stato commercializzato, in un’annata dove, secondo le elaborazioni Ismea, si sarebbe raggiunto il picco dei consumi interni delle ultime quattro campagne di commercializzazione.


Ancora peggio per la produzione certificata

Secondo Italia Olivicola, le produzioni certificate va ancora peggio. Le giacenze di olio extra vergine di oliva riconosciuto come DOP/IGP o come biologico, all’inizio della corrente campagna di commercializzazione (primi di ottobre), hanno addirittura superato il 100% del volume di produzione annuale. “È mai possibile che un quarto del prodotto made in Italy ottenuto rimanga in mano a olivicoltori e frantoiani, in un’annata durante la quale abbiamo importato 550mila tonnellate di olio di oliva? – si chiede Gennaro Sicolo, Presidente di Italia Olivicola, – Se il prodotto italiano non viene venduto, come dimostrano i numeri, è ragionevole pensare che nelle bottiglie venga spacciato per italiano olio che in realtà non lo è”.


Come funziona la truffa dell’olio di carta

“Siamo al centro di una grande speculazione che mira ad affossare l’olivicoltura italiana costringendo gli agricoltori a svendere il prodotto di qualità a prezzi bassissimi, così come succede in Spagna e Tunisia – ha continuato Sicolo -. Non si spiegano altrimenti, d’altronde, i primi riscontri sugli scaffali con prodotti definiti “100% italiani” venduti a 2,99 euro al litro”. Del cosiddetto “Olio di carta”, si è già occupato il Salvagente, spiegando il meccanismo della truffa.


Servono maggiori controlli

Sicolo conclude: “Occorrono maggiori controlli, sempre più in profondità per evitare che simili storture si manifestino. Combatteremo questo sistema in maniera forte e netta, augurandoci un intervento concreto e deciso del governo, per evitare che le frodi, le contraffazioni e le truffe nei confronti degli agricoltori e dei consumatori possano diventare la normalità”.

Fonti:
https://ilsalvagente.it/2019/01/31/italia-ovicola-peggiore-raccolta-di-sempre-ma-cisterne-piene-di-olio-invenduto-ce-una-frode-in-atto/48326/

https://www.italiaolivicola.it/news/comunicati-stampa/peggior-campagna-di-sempre-ma-cisterne-piene-di-olio-invenduto-sicolo-speculatori-in-azione-vogliono-far-passare-le-frodi-come-normalita/



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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Fri, 01 Feb 2019 10:21:03 +0000
Una nuova legge per il biologico italiano (con qualche schizzo di fango di troppo) http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3372-una-nuova-legge-per-il-biologico-italiano-con-qualche-schizzo-di-fango-di-troppo http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3372-una-nuova-legge-per-il-biologico-italiano-con-qualche-schizzo-di-fango-di-troppo

“Finalmente è partita alla Camera la discussione sul progetto di legge per la tutela e lo sviluppo della produzione e dei prodotti biologici di cui è relatore il nostro portavoce Pasquale Maglione”.

di Riccardo Quintili

L’annuncio dei portavoce del MoVimento 5 Stelle Chiara Gagnarli e Paolo Parentela non farà piacere alla senatrice Carla Cattaneo, che immancabilmente parla di finanziamenti a ciarlatani quando si riferisce all’agricoltura organica, ma non può che far contenti i nostri lettori che da anni sono costretti a leggere dei danni fatti dal modello opposto, davvero poco sostenibile.

Legge Bio

 

La legge è solo ai primi passi ma promette bene: “Tra gli obiettivi c’è quello di favorire e promuovere la conversione al metodo biologico delle imprese agricole e agroalimentari del nostro Paese, un settore in costante crescita che rappresenta una fetta importante del Made in Italy”, spiegano i portavoce.

Aggiungendo la tentazione di “introdurre un marchio per il bio italiano in modo da distinguere tutti i prodotti biologici realizzati con materie prime coltivate e allevate in Italia”.

A questo punto tutti ci aspetteremmo un passo indietro su una delle ultime decisioni di questo governo: l’innalzamento dei limiti di sostanze tossiche nei fanghi utilizzati come fertilizzanti proprio nei campi italiani.

Che c’azzecca il bio? – si chiederanno in molti, utilizzando una frase classica della II Repubblica. A maggior ragione in considerazione del fatto che il bio prevede l’assoluto divieto dell’uso di questi come di altri fanghi sospetti nei concimi.

A rispondere, in tempi non sospetti, è stata proprio FederBio, la federazione di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica.

Il 26 ottobre FederBio scriveva: “La preoccupazione riguarda la possibile contaminazione di falde acquifere e suoli che la norma potrebbe comportare in un’ottica di futura conversione al biologico”.

Tradotto in parole povere: “Quanti anni dovrà aspettare chi ha concimato un terreno con i fanghi ammessi dal Decreto Genova nel caso in cui volesse rispondere al giusto obiettivo della legge Maglione? Un anno? Due? Tre prima di passare al biologico?”

E siamo davvero certi che il modo migliore per far nascere un nuovo marchio italiano, sia quello di aver appena aver raddoppiato il contenuto di sostanze tossiche ammesse nei terreni coltivati rispetto, tanto per fare un esempio, a una Germania?

Fonte: https://ilsalvagente.it/2018/12/11/una-nuova-legge-per-il-biologico-italiano-con-qualche-schizzo-di-fango-di-troppo/44690/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Wed, 12 Dec 2018 12:31:45 +0000
Un modello 100% biologico è possibile: l’esempio del Sikkim http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3300-un-modello-100-biologico-e-possibile-l-esempio-del-sikkim http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3300-un-modello-100-biologico-e-possibile-l-esempio-del-sikkim

Un articolo di Terra Nuova

È stato il primo ministro dello Stato indiano del Sikkim, Pawan Kumar Chamling, a presentare a Roma, alla Camera dei Deputati, l'esperienza condotta nel suo territorio: la conversione a biologico del 100% della produzione agricola. Un esempio da seguire e che dimostra che è possibile abbandonare l'agricoltura che si basa sulla chimica tossica.

Un modello 100 biologico e possibile l esempio del Sikkim articleimagePawan Kumar Chamling, primo ministro dello stato indiano del Sikkim, ha spiegato, durante un incontro a Roma alla Camera dei Deputati, come il suo Stato ha convertito al biologico il 100% della propria produzione agricola. Era presente anche Vandana Shiva, presidente di Navdanya International  e membro del comitato esecutivo del World Future Council , oltre a diversi esponenti politici.

Il Primo Ministro del Sikkim si è recato a Roma, in occasione dell'assegnazione del Future Policy Award , per ritirare il primo premio dedicato alle migliori politiche globali per l'agroecologia e ha cosi commentato l’assegnazione del prestigioso riconoscimento allo Stato del Sikkim, riconosciuto come modello di agricoltura biologica e biodiversa a livello globale: “Dal momento in cui fu annunciata la risoluzione, presso l’Assemblea Legislativa, di convertire l’intero stato al biologico abbiamo incontrato diverse resistenze da parte dell’opposizione e dagli stessi agricoltori, ma abbiamo proseguito con determinazione. Siamo lieti che altri vogliano prendere ispirazione dal nostro lavoro, come il Kerala ed altri stati dell’India nord orientale. Per ottenere risultati siamo stati sempre in prima linea con diverse politiche pubbliche, per esempio la gestione dei rifiuti, la protezione delle foreste, dei ghiacciai e del clima, oltre all’educazione. Voi siete curiosi di conoscere la nostra esperienza, ma anche noi abbiamo un grande interesse nel conoscere altre esperienze in questo campo in altre parti del mondo. Un mondo 100% ad agricoltura biologica e’ possibile; non c’e’ ragione per cui gli agricoltori, le comunità e le istituzioni non possano continuare ad impegnarsi in questa direzione”.

Un futuro libero da veleni

Vandana Shiva ha cosi’ commentato il successo della conversione al 100% biologico del Sikkim a cui la sua organizzazione, Navdanya, ha contribuito attivamente: “E’ un premio meritatissimo, ma e’ anche un faro per il futuro. L’unico futuro possibile e’ creare un mondo libero dalla dipendenza dai combustibili fossili, libero dai veleni e dalla plastica, in cui si produca cibo sano e biodiverso. Abbiamo distrutto i nostri suoli, creato le migrazioni forzate dalle terre private, depredate delle risorse di base a causa anche della crisi climatica. Ci troviamo di fronte alla sesta estinzione di massa delle specie viventi, a crisi di siccità e inondazioni in ogni parte del mondo. Inoltre i piccoli agricoltori stanno abbandonando le loro terre, mentre il nostro sistema alimentare sta creando una crisi sanitaria globale. Nonostante ciò ancora vengono proposte false soluzioni con lo stesso paradigma ideologico che ha creato le crisi a cui assistiamo: per esempio la visione di un’agricoltura senza agricoltori, totalmente digitalizzata e controllata dalle grandi aziende dell’agrochimica e i nuovi ogm. E’ una visione senza futuro. Noi, insieme, abbiamo una visione differente, che salvaguardi la biodiversità, i territori, le comunità agricole, le economie locali, la democrazia, attraverso una transizione verso un sistema agroalimentare che rispetti la terra, la naturale evoluzione della biodiversità e la dignità delle persone e delle culture”.

Ha moderato la conferenza Lucio Cavazzoni, già presidente di Alce Nero, che ha dichiarato: “È possibile ‘ricontadinizzare’ molte delle nostre colline e montagne, con l’aiuto del digitale, di una rete diffusa e capace, dell’amore per il proprio territorio . È un lavoro nuovo quello che mira alla salute dell’uomo e del pianeta. Biologico è inno alla vita!”.


Un modello esportabile

Il primo ministro del Sikkim e Vandana Shiva, insieme alle donne dell'Himalaya hanno congiuntamente annunciato l'iniziativa per un Himalaya totalmente biologico e biodiverso, finalizzato a diffondere il modello che il Sikkim ha costruito nell'arco di 15 anni, che ha dimostrato come un modello agricolo 100% biologico e basato sui principi dell'agroecologia e dell'economia circolare locale sia non solo possibile, ma anche vantaggioso, in quanto le aziende agricole che praticano un' agricoltura biologica e biodiversa sono il 20% più produttive rispetto alle aziende monocolturali che utilizzano input chimici. Navdanya ha collaborato all'iniziativa di convertire l'intero paese al biologico, fornendo formazione agli agricoltori e ai responsabili istituzionali del settore agricolo.

Il modello agroecologico e' in grado di dare vita ad un ciclo virtuoso tra agricoltori, ambiente, territorio e comunità e rappresenta la base di un impegno congiunto mirato alla transizione globale verso un'alimentazione e un'agricoltura senza veleni entro il 2050.

La presentazione dell'iniziativa a favore della conversione dal sistema agro-alimentare convenzionale, avviene in seguito a una serie di dati recentemente raccolti rispetto alla maggiore profittabilità delle imprese che praticano il biologico all'interesse crescente dei consumatori nei confronti del settore, oltre all'evidenza degli effetti negativi dell'attuale sistema di produzione alimentare sull'ambiente e sulla salute, come ampiamente dimostrato dalla recente pubblicazione di Navdanya International, il Manifesto "Food for Health" (Cibo per la salute), edito da Terra Nuova Edizioni .

"Cibo e salute"

Cibo e salute cop fronte largeL'importanza di un cambio di paradigma in agricoltura, di tecniche di coltivazione che rispettino il suolo, di un cibo sano che garantisca salute; così come la necessità di mettere un freno allo strapotere delle multinazionali che stanno distruggendo ciò che mangiamo e il mondo in cui viviamo. È di questo che si parla nel libro "Cibo e salute" , grazie al contributo di quattro studiosi ed esperti impegnati in prima persona in questa battaglia di civiltà.

Il volume è edito da Terra Nuova Edizioni.

Vandana Shiva è presidente di Navdanya International, da anni impegnata a sostenere e diffondere un'agricoltura rispettosa di ambiente e salute; Bhushan Patwardhan è biochimico ed esperto di nutrizione; Mira Shiva è medico e attivista. Vi è inoltre il contributo esclusivo del dottor Franco Berrino, epidemiologo e presidente dell'associazione "La grande via".

Il libro contiene, in appendice, il Manifesto “FOOD for HEALTH”, un accorato appello alla resistenza alimentare sottoscritto da Vandana Shiva e altri undici esperti a livello internazionale.

Una vera rivoluzione oggi può e deve partire dalla produzione del cibo, un grande campo di azione dove il sistema agroalimentare globalizzato ha cancellato la biodiversità, avvelenato il suolo e reso la nostra dieta sempre più omologata e insostenibile.


Articolo originale:
https://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Un-modello-100-biologico-e-possibile-l-esempio-del-Sikkim


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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Thu, 18 Oct 2018 05:09:13 +0000
Galles - ritorno all'agricoltura medievale http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3291-galles-il-ritorno-all-agricoltura-medievale http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3291-galles-il-ritorno-all-agricoltura-medievale

PRIMAEDOPOLa sperimentazione di un metodo di coltivazione del XIII secolo ha trasformato in meglio un tratto di costa della penisola di Gower, nel Galles.

Il progetto, che riutilizza i metodi di coltivazione tradizionali (usati l'ultima volta in Inghilterra negli anni 40),  prevedeva la semina di colture floreali accanto a strisce di colture seminative e praterie tradizionali su 45 ettari di terreni agricoli vicino a Worm's Head, Rhossili. Due anni dopo, questo esperimento ha trasformato un tratto di costa gallese in un paradiso per animali rari, uccelli e fiori selvatici - aumentando il numero di alcuni di essi del 300 per cento. Infatti, l'area ora vanta una serie di uccelli considerati rari per quella zona, come il forapaglie macchiettato, il fanello e l'albanella reale. Sono tornate anche varie specie di farfalle come il cupido minore, l'hipparchia e la megera...dopo un lungo periodo di assenza da quello che un tempo era il loro habitat originale.

SPECIEGOWER

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quattro ranger del National Trust hanno trascorso gli ultimi 12 mesi assieme a 80 volontari per ricreare il tradizionale metodo di cotivazione dei campi del XIII secolo, riportando (come parte del progetto) 2.000 metri di banchi e siepi che vennero rimossi dopo la seconda guerra mondiale a favore di metodi di coltivazione più intensivi.

Invece di sei campi ora ce ne sono 17, e sono stati piantati con colture in fiore tra cui 400.000 girasoli, papaveri, lavanda e lupini. I fiori punteggiano le coloratissime strisce di miglio, grano, avena, grano saraceno, farro, lino e orzo. Altri 7,5 ettari sono stati lasciati come prati da fieno selvatico con erbe e flora tra cui la margherita, l'achillea e il trifoglio.

Alan Kearsley-Evans, direttore della campagna per il National Trust, ha dichiarato: "Siamo semplicemente tornati all'agricoltura in modo sostenibile e con risultati sorprendenti. Non ci costa di più, anzi, col tempo ci farà risparmiare perché non avremo bisogno di fare affidamento su risorse esterne. Il nostro metodo di rotazione e raccolta fa si che le colture siano autoregolanti".

Un vantaggio chiave del sistema a strisce utilizzato per questo progetto - assieme all'uso di banchi e siepi per dividere i campi - è che devia il vento proveniente dalla costa, proteggendo così i raccolti e permettendo alla fauna selvatica in via di ritorno di nutrirsi in un microclima protetto. Impedisce inoltre che l'umidità venga trascinata via, trattenendola invece nei campi.

Mark Hipkin, il ranger del National Trust, ha dichiarato: "La combinazione tra la scelta delle colture e l'agricoltura da campo ha creato un paradiso per gli impollinatori. Il clima è stato sicuramente a nostro favore quest'anno perché abbiamo avuto un raccolto molto produttivo."

Per aiutare a incoraggiare la fauna selvatica, la squadra lascia attivamente ad essa parte del raccolto. I restanti semi di girasole, ad esempio, nutriranno gli uccelli svernanti sulla costa. "Quello che abbiamo effettivamente creato è questo incredibile tavolo da pranzo gigante per uccelli", ha aggiunto Hipkin.

Fonte: https://www.positive.news/environment/return-to-strip-field-farming-creates-wildlife-haven/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Tue, 09 Oct 2018 08:40:33 +0000
Agricoltura, ministri Ue approvano testo per fermare le pratiche sleali della Gdo http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3288-agricoltura-ministri-ue-approvano-testo-per-fermare-le-pratiche-sleali-della-gdo http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3288-agricoltura-ministri-ue-approvano-testo-per-fermare-le-pratiche-sleali-della-gdo

UE VS GDOI ministri dell’agricoltura europea hanno approvato misure per porre fine alle pratiche commerciali sleali (Utp), nei confronti di produttori e agricoltori. I membri della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (Agri), hanno infatti votato lo scorso 3 ottobre a favore della bozza di relazione che dovrà essere discussa tra poche settimane al parlamento Ue.

di Leonardo Masnata

Stop a ritardi nei pagamenti

Come riporta FoodNavigator, il testo mira a porre fine ai pagamenti in ritardo e alla cancellazione degli ordini con breve preavviso da parte delle Gdo nei confronti dei fornitori,  nonché ad ampliare l’ambito di applicazione della legge per includere tutti i soggetti dell’industria alimentare, non solo piccoli e medi -imprese di dimensioni (PMI) e grandi acquirenti. Le nuove norme vietano pagamenti effettuati oltre 30 giorni per prodotti agricoli e alimentari deperibili e oltre 60 giorni per prodotti non deperibili. Viene conteggiato dall’ultimo giorno del mese in cui è stata ricevuta la fattura o il giorno di consegna concordato. Il testo approvato dai ministri dell’agricoltura Ue vieta le cancellazioni unilaterali degli ordini per prodotti deperibili a meno di 60 giorni dalla data di consegna concordata.

Stop al sottocosto sulle spalle dei fornitori

Secondo il testo, i termini di qualsiasi contratto di fornitura non devono derivare dalla dipendenza economica del fornitore dal compratore e, se non preventivamente concordato, gli acquirenti non dovrebbero vendere prodotti al di sotto del prezzo di acquisto (vendite sottocosto) per poi chiedere al fornitore di colmare il divario. Tra le pratiche utilizzate dalla Gdo per abbattere i prezzi a danno dei prodotti ci sono le aste online a doppio ribasso, come più volte raccontato dal Salvagente. La relazione andrà ora prima di una sessione plenaria completa con tutti i deputati al Parlamento europeo. De Castro ha invitato la Commissione e il Consiglio ad agire affinché possa entrare in vigore “entro la fine dell’anno”.

De Castro: garantire equità, cibo più sano e diritti sociali

Il relatore Paolo De Castro, (Pd) ex ministro dell’agricoltura italiana, ha dichiarato: “In questa battaglia di David contro Golia, stiamo armando i più deboli nella filiera alimentare per garantire equità, cibo più sano e diritti sociali. I piccoli produttori, i lavoratori, i consumatori, tutti noi, presto smetteremo di subire le conseguenze delle pratiche commerciali sleali imposte dai grandi attori della filiera alimentare”.

I produttori esultano

Il risultato è stato accolto con favore dai responsabili di sei organizzazioni industriali: il gruppo commerciale dei produttori FoodDrinkEurope, l’associazione del biologico IFOAM EU, la lobby dell’agricoltura Copa e Cogeca, il Consiglio europeo dei giovani agricoltori, CEJA, l’associazione europea dei marchi AIM e EFFAT, la Federazione europea dei prodotti alimentari , Sindacati per il commercio agricolo e turistico.

La grande distribuzione: “caccia alle streghe”

Eurocommerce, l’associazione che rappresenta i rivenditori europei, ha tuttavia affermato che gli emendamenti al progetto di regolamento non farebbero nulla per equità nella catena di approvvigionamento. “Imponendo maggiori restrizioni ai dettaglianti e la loro capacità di fornire servizi, renderà più difficile per i rivenditori negoziare i prezzi migliori che trasmettono ai consumatori, in particolare quando negoziano con grandi fornitori. “Gli agricoltori non guadagneranno nulla dalla legislazione che consente alle grandi marche multinazionali di imporre prezzi più alti a rivenditori e consumatori”. Il dg di Eurocommerce, Verschueren, ha dichiarato che l’attuale direttiva finirebbe per rendere ancora più forti gli attori più forti del mercato e anche i player più deboli – agricoltori, PMI e consumatori – ancora più deboli: “Una caccia alle streghe nei confronti del commercio al dettaglio e all’ingrosso per riempire le tasche degli azionisti multinazionali e non fare nulla per gli agricoltori non è sicuramente ciò che dovrebbe essere questa direttiva”.

Fonte: https://ilsalvagente.it/2018/10/04/agricoltura-ministri-ue-approvano-testo-per-fermare-le-pratiche-sleali-della-gdo/41466/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Fri, 05 Oct 2018 07:23:16 +0000
La giuria ordina a Monsanto di pagare $ 289 milioni a un malato di cancro http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3245-la-giuria-ordina-a-monsanto-di-pagare-289-milioni-a-un-malato-di-cancro http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3245-la-giuria-ordina-a-monsanto-di-pagare-289-milioni-a-un-malato-di-cancro

johnson

SAN FRANCISCO - Una giuria ha ordinato alla Monsanto (acquistata a giugno dalla Bayer) di pagare $289 milioni a un giardiniere, vittima di cancro terminale causato dall’uso dell’erbicida Roundup, un prodotto a base di glifosato...tra gli erbicidi più utilizzati al mondo.

La giuria ha deliberato che il linfoma non Hodgkin di Dewayne Johnson era almeno in parte dovuto all'uso del glifosato, l'ingrediente principale di Roundup. Johnson usava regolarmente il glifosato per spruzzare i campi mentre lavorava come giardiniere.

La Monsanto "ha agito con malizia, oppressione o frode e dovrebbe essere punita per la sua condotta", ha annunciato in tribunale il giudice Suzanne Ramos Bolanos.

Scott Partridge, vice presidente della Monsanto, ha dichiarato in che la società farà appello contro questa decisione...

Centinaia di cause legali secondo cui il Roundup causa il cancro hanno finalmente ricevuto il via libera per procedere al processo, nonostante la Monsanto affermi che non vi è alcuna connessione tra glifosato e cancro.

Le vittime di cancro e le famiglie che coinvolte in questi casi affermano che Monsanto sapeva del rischio degli ingredienti per anni, ma non ha avvertito gli acquirenti. Il giudice distrettuale degli Stati Uniti, Vince Chhabria, aveva precedentemente affermato che ci sono prove "piuttosto deboli" che l'ingrediente causi il cancro, ma ora le opinioni di tre esperti che collegano il glifosato e il linfoma non Hodgkin non possono essere considerate "scienza spazzatura".

I medici di Johnson hanno testimoniato che è improbabile che viva oltre il 2020. Il giardiniere di 46 anni ha lavorato per un sistema scolastico della contea della California e ha applicato l'erbicida fino a 30 volte all'anno come parte delle sue responsabilità di controllo dei parassiti. Durante quel periodo, ha mescolato e spruzzato centinaia di litri di prodotto chimico.

"Oggi la giuria ha confermato ciò che abbiamo sapevamo da quando è iniziata la nostra indagine - che Monsanto sapeva che Roundup conteneva ingredienti cancerogeni e non riusciva a rimuovere questo prodotto dagli scaffali al fine di proteggere i consumatori. La società ha scelto l'utile aziendale e l'avidità rispetto all'umanità ", ha dichiarato Micah Dortch dello studio legale Potts a Dallas. Sebbene non sia coinvolto nello studio appena concluso, l'azienda rappresenta attualmente oltre 100 clienti con richieste simili.

In passato, Monsanto ha citato in giudizio l'Ufficio di Valutazione del Rischio per la Salute Ambientale della California per aver aggiunto il glifosato a un elenco di sostanze chimiche che causano il cancro e ha perso.

L'Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti considera il glifosato un possibile cancerogeno. Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il glifosato come "probabilmente cancerogeno" e, venerdì, il verdetto ha guadagnato l'applauso dei gruppi ambientalisti. Ken Cook, Presidente del Environmental Working Group, un'organizzazione ambientalista statunitense che ricerca sostanze chimiche tossiche e sostiene la responsabilità aziendale ha detto, "non curerà il cancro di DeWayne Lee Johnson, ma invierà un messaggio forte".

Dopo un processo di otto settimane, la giuria ha ordinato alla multinazionale agricola di pagare $250 milioni in danni punitivi insieme ad altri costi che hanno portato la cifra totale a quasi $290 milioni.

L'avvocato del signor Johnson, Brent Wisner, ha dichiarato che il verdetto della giuria ha dimostrato che le prove contro il prodotto erano "schiaccianti".

"Quando hai ragione, è davvero facile vincere", ha detto, aggiungendo che la sentenza è stata solo "la punta della lancia" di futuri casi legali.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Sat, 11 Aug 2018 08:53:51 +0000
Coldiretti: crollo dell'import di grano canadese, boom della pasta made in Puglia! http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3237-coldiretti-azzerato-l-import-del-grano-canadese-boom-della-pasta-made-in-puglia http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3237-coldiretti-azzerato-l-import-del-grano-canadese-boom-della-pasta-made-in-puglia

Articolo di Barletta News


granopugliaPraticamente azzerato l’import di grano duro dal Canada nel primo trimestre 2018, dopo il crollo del 29% registrato nel 2017. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat, dai quali risulta che il Paese nordamericano, dopo molti anni di totale egemonia sui mercati, ha drasticamente perso il ruolo di leader dei Paesi esportatori di grano in Italia. Si tratta degli effetti del generale riposizionamento dell’industria pastaia che ha ridotto la dipendenza dal Canada, finora principale fornitore di grano duro dell’Italia per un quantitativo che nel 2017 è stato pari a 720 milioni di chili a fronte di 4,3 miliardi di chili prodotti in Italia, e ha voluto investire sul grano Made in Italy.

“Non si deve cadere in facili strumentalizzazioni proprio nel periodo della trebbiatura, anzi bisogna sfruttare al massimo lo strumento dei contratti di filiera che possono riportare in trasparenza i passaggi dal grano alla pasta, supportati oggi dall’etichettatura dell’origine obbligatoria del grano per la pasta. Finalmente è possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con l’erbicida glifosato, secondo modalità vietate in Italia, come denunciato più volte dalla Coldiretti”, sottolinea il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele.

Il crollo delle importazioni di grano canadese è, infatti, dovuta anche alla ‘guerra del grano’ di Coldiretti che ha portato all’etichettatura dell’origine obbligatoria che permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su sei era fatto con grano straniero, senza che questo fosse fino ad ora indicato in etichetta.

“La Puglia, che è il principale produttore italiano di grano duro, con 343.300 ettari coltivati e 9.430.000 quintali prodotto, è stata fino all’anno scorso paradossalmente la regione che ne importava di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di grano, con inevitabili speculazioni sui prezzi che danneggiavano soltanto gli agricoltori pugliesi. L’Italia, che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità, deve farsi carico di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie, a partire da una profonda revisione delle norme sul codice doganale nel settore agroalimentare che prevede paradossalmente che sia chiamata farina italiana quella ottenuta dal grano straniero macinato in Italia”, aggiunge il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti.

Fare pasta con grano 100% italiano si può, come ampiamente testimoniato dalla rapida proliferazione di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato al 100%. Il percorso è iniziato nei primi anni della crisi – ricorda Coldiretti – sotto la spinta dell’iniziativa del progetto di Fdai (Firmato dagli agricoltori italiani) che si è esteso a numerose etichette della grande distribuzione e a noti pastifici italiani.

Coldiretti Puglia chiede ancora il 100% dei controlli sul grano importato e l’attivazione immediata della CUN nazionale cerealicola con base logistica a Foggia.

In questo contesto è stato siglato in Italia il più grande accordo sul grano biologico mai realizzato al mondo per quantitativi e superfici coinvolte tra Coldiretti, Consorzi agrari d’Italia, Fdai (Firmato dagli agricoltori italiani) e il Gruppo Casillo, la più grande trading company italiana del grano duro, che prevede la fornitura di 300 milioni di chili di grano duro biologico destinato alla pasta e 300 milioni di chili di grano tenero all’anno per la panificazione. L’intesa – conclude la Coldiretti – ha una durata di tre anni con la possibilità di una proroga per altri due, per un totale di 5 anni.

Fonte: https://www.barlettanews.it/coldiretti-grano-canadese-puglia/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Wed, 01 Aug 2018 08:35:56 +0000
Il diserbante è ecologico con la forza dell’acqua http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3198-il-diserbante-e-ecologico-con-la-forza-dell-acqua http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3198-il-diserbante-e-ecologico-con-la-forza-dell-acqua

Diserbante AcquaTradurre le idee in prodotti è la sfida più complicata che l’Italia ha davanti, ma non mancano le storie incoraggianti come quella di Grass Killer, sistema che permette di diserbare i campi senza inquinare, senza ricorrere alla chimica, con la sola forza dinamica dell’acqua ad altissima pressione.

La macchina è stata ideata dalla veronese Agribiomachine ed è prodotta e commercializzata dalla Caffini di Palù, ma nasce grazie all’iniziativa confindustriale «Impresa per impresa», progetto che mette a confronto potenziali inventori e imprese affermate, per far sì che l’idea immaginata dai primi si traduca in realtà grazie all’esperienza dei secondi. Tutto parte da Paolo Zecchinelli, geometra di 52 anni, che voleva trovare il modo di liberare i campi dalle erbacce preservando la salute del suolo e l’ecosistema.

di Davide Pyriochos

«Stavo seguendo il brevetto di un nebulizzatore», racconta il geometra, «e per approfondirne i diversi aspetti mi sono rivolto ad alcuni esperti che mi hanno fatto conoscere l’acqua ad altissima pressione. A quel punto», racconta Zecchinelli, «ho subito pensato ai diversi risvolti di questa applicazione».

Grazie alla collaborazione personale con Alberto Ferrarini professore di Struttura e funzione dei genomi al dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, e alla disponibilità e curiosità di Franco Allegrini, patròn della nota cantina di Fumane, che ha permesso di testare i prototipi sul campo, «abbiamo messo a punto la prima versione di Grass Killer». «La nostra società», dice Zecchinelli, «vuol essere una piccola fucina di idee ispirate ai valori dell’ecosostenibilità e del benessere. Questa macchina è stata ideata pensando di fare qualcosa per rendere sostenibile l’agricoltura intensiva».

GrassKiller agisce sotto il manto erboso grazie a speciali ugelli rotanti, alimentati da una pompa ad altissima pressione. Il sistema brevettato a livello europeo sfrutta la forza dell’acqua per distruggere le radici delle erbacce senza ricorrere ad alcun diserbo chimico, ed è stato testato per due stagioni presso l’azienda Allegrini.

«Cercavamo partner per progettare e industrializzare il nostro prototipo», racconta Germano Zanini, socio di Agribiomachine, «e per questo abbiamo partecipato a Impresa per impresa che ci ha permesso di venire in contatto con l’azienda Caffini, che è riuscita a perfezionare il progetto, portandolo nel mercato delle macchine agricole».

«Ricordo di aver letto la comunicazione di Confindustria Verona in cui veniva presentata Grass Killer» dice Gerardo Caffini, titolare dell’azienda di prodotti agricoli, «e una volta conosciuto il progetto abbiamo deciso d’investirci. È un macchinario dalle grandissime potenzialità» conclude l’imprenditore «e grazie alle collaborazioni con Università di Padova, Cnr, Consiglio nazionale delle ricerche di Torino e istituto Edmund Mach di San Michele all’Adige lo stiamo testando su diversi terreni e coltivazioni».

Fonte: http://www.larena.it/home/economia/economia-veronese/il-diserbante-%C3%A8-ecologicocon-la-forza-dell-acqua-1.5316137

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Mon, 18 Jun 2018 09:08:21 +0000
Fiori al posto dei pesticidi - via libera ai test in Inghilterra e Svizzera per ridurre l'uso dei pesticidi http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3169-fiori-al-posto-dei-pesticidi-via-libera-ai-test-in-inghilterra-e-svizzera-per-ridurre-l-uso-dei-pesticidi http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3169-fiori-al-posto-dei-pesticidi-via-libera-ai-test-in-inghilterra-e-svizzera-per-ridurre-l-uso-dei-pesticidi

coriandoloAlcune ricerce in Inghilterra e Svizzera dimostrano come l'utilizzo di piante come il coriandolo, il papavero e il fiordaliso attirino gli insetti predatori di afidi e parassiti, permettendo così una riduzione nell'impiego dei fitofarmaci.

Uno studio svizzero mostra come l'utilizzo di queste piante abbia ridotto del 40% il numero di larve appartenenti alla specie Oulema melanopus, un colettero che attacca le foglie di cereali. Paragonati ad altri campi non sottoposti a questo trattamento, i danni provocati alla coltura sono diminuiti del 61%. I fiori selvatici attraggono insetti come sirfidi, vespe e scarafaggi, riducendo il numero di parassiti e aumentando di conseguenza i raccolti.
Le strisce di fiori sono state piantate in 15 grandi aziende agricole arabili nell'Inghilterra centrale e in Svizzera lo scorso autunno, e saranno monitorate per 5 anni. Questo fa parte di una sperimentazione condotta dal Centro per l'ecologia e l'idrologia  (CEH).

Al momento i fiori sono possono essere piantati solo ai margini dei campi, il che ha impedisce ai predatori naturali di raggiungere il centro dei campi più estesi, che hanno quindi ancora bisogno di essere trattati con i pesticidi. "Se si immagina la dimensione di uno scarafaggio, è una lunga e sanguinosa camminata verso il centro di un campo", ha detto il professor Richard Pywell del CEH. D'altra parte, i macchinari da raccolta più recenti sono in grado di mietere il grano con crescente precisione senza così toccare i fiori. 

Un nuovo studio del CEH sta cercando di verificare se gli insetti portati da margherite, trifoglio dei prati, fiordaliso scuro e carota posti nel bel mezzo di campi coltivati abbiano davvero gli effetti benefici sperati. Queste ricerche si inseriscono in un filone più ampio: un autorevole studio francese sostiene che al diminuire dell'uso di pesticidi, produttività e redditività dei raccolti non calano e, anzi, spesso aumentano.

Al di fuori dell'agricolutra biologica e biodinamica, l'utilizzo di strisce fiorite è ancora poco praticato in Italia. Ma il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) sta portando avanti studi simili, con lo scopo di aumentare la biodiversità dell'ambiente agrario e di evitare la diffusione di malattie e il proliferare parassiti e infestanti.

"Facciamo l'esempio dei cavoli: un campo coltivato a brassicacee senza soluzione di continuità è un paradiso per un insetto. Non sorprende, infatti, che la cavolaia (il lepidottero Pieris brassicae) sia un grosso problema per gli agricoltori", spiega Corrado Ciaccia, Ricercatore del Crea Agricoltura e ambiente. "Ecco perché è importante introdurre degli elementi di discontinuità ('infrastrutture ecologiche' per gli addetti ai lavori) con piante-rifugio per specie utili che, altrimenti, non ci sarebbero, e non potrebbero rivaleggiare con gli insetti indesiderati". L'utilizzo di elementi simili, come ad esempio la siepe, possono favorire il passaggio di specie selvatiche all'interno dell'ambiente agrario, ospitando ad anche piante come l'alisso, il grano saraceno ed il coriandolo.

La ricerca sta sempre più andando in una direzione dedita alla riduzione dell'impatto ambientale dell'agricoltura. Una delle strade che sta esplorando è quella di trasformare le monocolture in sistemi integrati e ricchi di biodiversità. "Più un sistema agricolo somiglia a un sistema naturale, maggiore sarà la sua capacità di autoregolarsi", continua Ciaccia, indicando come sia delicato l'equilibrio tra esigenze agricole e la necessità di ridurre l'impatto ambientale.

Fonte: http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2018/02/26/news/fiori_nei_campi_anziche_pesticidi_nuovi_studi_confermano_l_efficacia-3874374/

È stato dimostrato che l'utilizzo dei margini dei fiori selvatici per assistere e sostenere insetti come hover-light, vespe parassite e scarafaggi a terra ha ridotto il numero di parassiti nelle colture e, infine, ha aumentato i raccolti.
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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Wed, 18 Apr 2018 15:14:50 +0000